Ci ritroviamo per anni catapultati nella nostra routine. Le giornate prendono forma attraverso una marea di attività, interessi, doveri, priorità, passioni e finiamo per fare e rifare cose che col tempo diventano automatiche.  Te le senti addosso, come quel vestito di cui non percepisci più la tensione del tessuto sulla pelle. E mai e poi mai immagineresti, che di quel vestito un giorno dovrai imparare a farne a meno…

Per la stragrande maggioranza delle persone adulte, guidare un auto, oltre ad essere la modalità di trasporto maggiormente diffusa, è ritenuta un’attività saliente per la propria identità e per la propria autonomia. Considerando i ritmi frenetici della società odierna, per molti non avere a disposizione un’auto, risulta impensabile.

La capacità di guida è definita una “competenza di alto livello”, per la quale è necessaria l’attivazione simultanea di diversi circuiti cerebrali e funzioni cognitive (Adler et al, 2006). Immaginiamo di essere alla guida di un auto: percepisco ed elaboro in tempi brevi diverse informazioni, come i segnali stradali, le indicazioni sul percorso ecc.; evito di distrarmi (attenzione selettiva) e mi concentro sulla guida fino alla mia meta di destinazione (attenzione sostenuta); rispondo efficacemente ai cambiamenti ambientali (adeguata reattività) e freno in tempo nel caso in cui qualcuno attraversi la strada improvvisamente (previsione dei pericoli e risposta motoria). Per poter fare tutto questo, inoltre, è necessario che io apprenda tutte le informazioni salienti che ricavo dal contesto (apprendimento) e ricordarle fino al momento in cui mi serviranno (memoria). Infine, devo far in modo che le decisioni che prendo mentre guido siano adeguate alla situazione (funzioni esecutive).

E se a dover guidare fosse un anziano con Alzheimer?

L’invecchiamento progressivo della popolazione e il crescente utilizzo dell’auto come modalità di trasporto, hanno generato delle controversie sulla modalità in cui dovrebbe avvenire il giudizio di idoneità alla guida. La domanda centrale è: sarebbe più appropriato stabilire un’età massima uguale per tutti in cui si debba smettere di guidare oppure procedere con una valutazione globale delle abilità fisiche e cognitive che tenga conto della specificità di ogni caso?

Patologie presenti in misura predominante nelle persone anziane, come quelle neurologiche di tipo dementigeno, possono intaccare la capacità di guida ed esporre ad un maggior rischio di incorrere in un incidente stradale, poiché determinano, in misura variabile, una diminuzione progressiva nel funzionamento di abilità cognitive fondamentali per una guida sicura.

Cosa fare allora in caso di diagnosi (probabile) di Alzheimer? Si toglie subito la patente?

 Che le persone con demenza abbiano alla guida performance in generale peggiori rispetto alle persone sane è stato evidenziato da diversi studi : tendono ad andare più volte fuori strada, sono più lenti alla guida e nel prendere decisioni, non si fermano agli stop (Cox et al., del 1998). La cosa  interessante, però, è che i loro profili di guida risultano molto diversificati, per cui, in seguito alla diagnosi di Alzheimer, sarebbe più utile un approfondimento diagnostico e una valutazione che sia continua nel tempo, piuttosto che il ritiro immediato della patente (situazione assai frequente oggi).

Oggi nella maggior parte dei servizi pubblici vengono infatti utilizzati, per la valutazione dell’idoneità di guida, strumenti (Mini Mental State Examination, Test dell’orologio,Trial Making Test B) che forniscono per lo più  misure globali sul funzionamento cognitivo della persona. Questi test si sono dimostrati inadeguati e poco sensibili nel predire le abilità di guida in caso di demenza (Roy e Molnar, 2013).             

Come dovrebbe essere fatta allora un’adeguata valutazione dell’idoneità di guida?

Ne parleremo nella Seconda Parte.

6 COMMENTI

  1. Ma che articolo e’ questo? come fa una persona con l’Alzheimer mettersi alla guida? prima di tutto, chi lo lava, lo veste, gli da’ da mangiare, e chi lo mette alla guida? fa tutto da solo?….chi pensa cio’ non ha idea di cosa veramente sia questa malattia

    • Salve! Siamo consapevoli della delicatezza dell’argomento e ci teniamo a darle alcuni chiarimenti. L’articolo si propone di mettere in luce, proprio come implicitamente lei afferma, la complessità della malattia in questione e la necessità di utilizzare strumenti valutativi e diagnostici più sensibili ed idonei rispetto a quelli comunemente utilizzati. Migliori strumenti = valutazioni più valide ed affidabili che diano, da un lato, alle persone idonee la possibilità di utilizzare la propria auto (avendone le capacità) e che, dall’ altro, tutelino la sicurezza stradale, impedendo che persone, con una grave compromissione cognitiva, si mettano alla guida. I numerosi studi, citati in bibliografia, appartengono a studiosi del settore che non solo hanno una conoscenza approfondita riguardo l’Alzheimer ma trascorrono gran parte della loro vita, ponendosi degli obiettivi di ricerca che ,si spera, possano garantire una migliore qualità di vita ai pazienti. Le difficoltà, di cui lei parla, sono assolutamente reali ed è indubbio che possano presentarsi profili di malattia come quelli da lei descritti. Tuttavia, le ricordiamo che la sintomatologia che costituisce l’Alzheimer può essere molto disomogenea e le persone possono esserne affette, presentando dei profili molto diversi tra di loro. Ogni persona vive la propria esperienza di malattia.

  2. Il problema di questo articolo e’ che fa passare l’Alzheimer come se fosse un normale processo d’invecchiamento, il discoso generale degli anziani alla guida dovrebbe essere fatto a parte. Ricordiamoci che ci sono 80enni lucidi e 50enni malati…Ho due casi giovanili in famiglia quindi parlo per esperienza e non siamo gli unici.

    • Salve signor Alex. Nell’articolo si parla di “patologie presenti in misura “predominante” nelle persone anziane”. Non si vuole in alcun modo lanciare il messaggio che l’Alzheimer coinvolga in maniera “esclusiva” fasce di età più avanzate. Tutt’al più si intendeva sottolineare che il crescente numero di anziani nella popolazione (essendo quest’ultima in progressivo invecchiamento), e di conseguenza l’ampliarsi della quota di anziani con Alzheimer, stia conducendo all’esigenza di fare affidamento su mezzi adeguati a tutelare queste persone. La bibliografia utilizzata riguarda si l’Alzheimer in persone anziane, ma questa scelta è stata fatta specificatamente per questo articolo, nel quale ovviamente si è scelto di trattare un particolare aspetto della malattia (la compromissione cognitiva, nell’anziano con Alzheimer, in relazione alla capacità di guida).

  3. Sono completamente d’accordo con Alex. Anch’io purtroppo ho esperienza di Alzhaimer giovanile in famiglia. Ancor prima che ci fosse tra l’altro la diagnosi certa e definitiva, c’erano stati problemi connessi soprrattutto al senso di orientamento e alla spazialità in generale, che gli creavano notevoli problemi alla guida. Anzi uno dei primi segnali (per me) che qualcosa non andava fu proprio che guidando aveva la tendenza a non mantenere più perfettamente il centro della corsia di guida ma di “allargarsi” su un lato. Ovviamente lui continuava a ripetere che tutto andava benissimo …

    • Salve signora Vincenza! La ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. Le cito una parte dell’articolo, in risposta alla questione da lei posta, per sottolineare quanto la malattia possa, talvolta, assumere anche caratteristiche diverse rispetto a quelle, per esempio, che lei ha vissuto nella sua famiglia.
      “Cosa fare allora in caso di diagnosi (probabile) di Alzheimer? Si toglie subito la patente?
      Che le persone con demenza abbiano alla guida performance in generale peggiori rispetto alle persone sane è stato evidenziato da diversi studi : tendono ad andare più volte fuori strada, sono più lenti alla guida e nel prendere decisioni, non si fermano agli stop (Cox et al., del 1998). La cosa interessante, però, è che i loro profili di guida risultano molto diversificati, per cui, in seguito alla diagnosi di Alzheimer, sarebbe più utile un approfondimento diagnostico e una valutazione che sia continua nel tempo, piuttosto che il ritiro immediato della patente.”

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