Il 26 agosto Google ha festeggiato una giornata dedicata all’uguaglianza della donna ricordando alcune delle figure chiave che hanno contribuito al raggiungimento dell’uguaglianza tra i due sessi.

Secondo la psicologia sociale il sessismo si può esprimere in due modi differenti: il primo è il sessismo classico, detto “ostile”, e si esplicita attraverso le forme che siamo maggiormente abituati a riconoscere. Ne era un classico esempio in passato il divieto di votare per le donne. Il secondo è detto sessismo “benevolo”, una forma di discriminazione indiretta e, per questo, meno rilevabile. Rappresenta una categoria di comportamenti all’apparenza favorevoli rispetto alla classe sociale discriminata, ma che nascondono, dietro al favoreggiamento, dei preconcetti di debolezza e sottomissione.

Nel caso in questione il sessismo sottile si manifesta secondo il seguente ragionamento: avere un “women’s equality day” pone automaticamente su un piedistallo la figura femminile. Questo ragionamento potrebbe essere fatto ugualmente per ogni categoria sociale, tuttavia nel caso in questione esiste solo un giorno dell’uguaglianza per il genere femminile, non esistono dei giorni per l’uguaglianza degli orientali, dei musulmani o dei rifugiati in guerra. La donna, per essere celebrata nella sua uguaglianza, è automaticamente distinta ed isolata come l’unica categoria sociale che necessita di un tale riconoscimento, mettendo in luce il fatto che, in realtà, non ha ancora raggiunto lo stesso livello della controparte maschile. Lo stesso discorso si può applicare ad un altro argomento emerso recentemente: le quote rosa. In breve le quote rosa consistono in alcune norme volte a tutelare la parità di genere all’interno degli organi rappresentativi, garantendo in tal modo alle donne un numero riservato di posti nelle liste elettorali. In questo caso l’operazione legislativa è stata messa in pratica per forzare l’apertura di una strada che consentisse anche alle donne di entrare a far parte degli organi amministrativi, la cui presenza è stata in passato estremamente ridotta e poco rappresentativa. Si tratta sicuramente di un intervento controverso. Da un lato mette in dubbio l’onestà e la bontà del procedimento standard di selezione, dall’altro espone la categoria femminile ad una posizione di debolezza.

Il sessismo benevolo, esemplificato attraverso l’iniziativa di Google, emerge solo in un’analisi che lo interpreta nella sua forma più estrema. Si farebbe sicuramente un torto cieco ed immotivato all’azienda di Mountain View se si pensasse che al fondamento dell’idea di tale celebrazione ci siano delle basi discriminatorie. E’ naturale pensare che in questa circostanza
il sessismo non sia un fattore da prendere in considerazione; il ricordo di coloro che hanno portato avanti la battaglia dei diritti paritari è il primo ed unico vettore che ha guidato l’ideazione del women’s equality day.

Il processo che accompagna l’emancipazione femminile è, come è stato accennato, ancora lungo ed in piena fase di costruzione. La società ha il diritto e la necessità di auto-celebrarsi e di riconoscere i propri traguardi, anche se parziali. Giornate come questa hanno il compito di mantenere salienti i passaggi di un percorso lungo e faticoso, i cui passaggi fondamentali possono, a tratti, passare in secondo piano e perdersi nel corso del tempo.

E’ possibile che in una società che abbia raggiunto l’apice del suo sviluppo culturale non si dovrebbe celebrare nessuno o, per lo stesso ragionamento, si dovrebbero celebrare tutti. Tuttavia, in un mondo dinamico ed in cambiamento, la consapevolezza delle direzioni che si stanno prendendo e dei traguardi conseguiti è una bussola necessaria che ci ricorda quanto è stato fatto e quanto c’è ancora da fare. Il sessismo benevolo è un fenomeno che fa indubbiamente parte di tale manifestazione e, come per qualunque messaggio, è importante comprendere tutti gli aspetti e gli argomenti che vengono comunicati. La vera domanda giace nel capire se ne è una componente fondamentale o un effetto secondario, così come si potrebbe mettere in dubbio che il risultato finale di tale iniziativa non sia stato quello di rilevare un divario ancora presente al posto che riconoscerne il sanamento.

 

Riferimenti:

Glick P., Fiske S.T. (1997). Hostile and Benevolent Sexism

https://en.wikipedia.org/wiki/Women%27s_Equality_Day

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