Marta si stava innervosendo e pensava che la sua analista fosse proprio fuori strada. Non era affatto come diceva lei, no, lei non era gay!

La voce calma dell’analista poi la infastidiva ancora di più. Marta pensava di aver sbagliato fin dal principio ad introdurre la questione, si trattava di una cosa che riguardava lei sola. Ora tentava di svicolarsi ed evitare l’argomento ma più faceva così e più l’analista la incalzava e lei si sentiva braccata. In realtà non era tanto sicura di quello provava ma di certo il fiato iniziava a mancarle e si sentiva disagio. “Brutta ficcanaso”- pensò – “non sono affari tuoi e non hai capito niente di me”.

Le pareva che la sua analista volesse convincerla a tutti i costi e portarla su una strada che non sentiva sua e che non avrebbe voluto per se stessa. Ok, lei aveva avuto delle curiosità ma non era gay! All’improvviso, Marta si rivolse alla sua analista cercando di mantenere la calma ma il tono della sua voce non tradì la rabbia: “beh adesso basta dottoressa, mi sembra che lei voglia manipolarmi e farmi pensare come vuole lei”. Accanto a lei, i compagni del gruppo la guardarono con gli occhi spalancati, sorpresi per la sua reazione.

Marta era scossa e si accorse che stava sudando, il suo corpo tremante emanava un odore acido che conosceva bene. Era l’odore di quando qualcosa non andava. Ci furono alcuni secondi di silenzio e poi l’intervento dell’analista. Più che le parole dell’analista però, fu lo stupore (quasi spavento) nella sguardo dei suo compagni a farle capire quanto la sua reazione fosse stata inopportuna. Ora Marta iniziava a sentirsi più calma e respirava meglio: si era finalmente ribellata.

Questa vignetta descrive un evento realmente accaduto durante una seduta di psicoterapia di gruppo ad orientamento psicodinamico. I personaggi non corrispondono a quelli reali ma la scena rappresenta bene l’argomento di cui vorrei parlare.

Quando viviamo una relazione molto intensa, è possibile che dentro di noi si riattivino un insieme di sentimenti ed emozioni che, pur manifestandosi in tutta la loro vividezza, forza ed autenticità, non dipendono dalla situazione presente ma affondano le radici nel nostro lontano passato. Questo è il transfert.

In psicoterapia, il tranfert è quel processo in cui il paziente vede nel terapeuta una persona significativa del proprio passato e trasferisce su di lui i sentimenti associati a questa figura. Si tratta di vissuti, emozioni, aspettative che nelle prime fasi dello sviluppo non hanno avuto modo di manifestarsi o di venire accolti adeguatamente e pertanto continuano ad agire chiedendo di essere ascoltati e rielaborati. Il transfert è quindi una riedizione nel presente di una relazione significativa del passato.

Questo fenomeno non è sotto il controllo della coscienza e si verifica in modo del tutto automatico senza che ne siamo consapevoli. Il transfert accade e non ce ne accorgiamo: non possiamo accorgercene perché è un fenomeno inconscio, per definizione non conoscibile, se non si è allenati. Inoltre, siamo ingannati dal fatto che le emozioni che proviamo sono del tutto reali, autentiche, vivide e per questo paiono profondamente attuali. È come se invece di ricordare un’esperienza del passato, la rivivessimo mettendola in scena.

Le emozioni del transfert possono essere molto intense, sia negative che positive. In entrambi i casi però distorcono la relazione e l’immagine che abbiamo dell’altra persona con elementi estranei, provenienti del nostro passato. Le emozioni negative non derivano necessariamente da una esperienza realmente tragica quanto piuttosto dal vissuto soggettivo (traumatico) del bambino, la cui mente è ancora molto fragile e sensibile.

Durante il transfert la nostra coscienza è ingannata: siamo del tutto convinti che quella persona, ad esempio il terapeuta, si stia realmente comportando in quel modo, che abbia davvero quelle intenzioni e che sia il suo comportamento a generare le nostre emozioni. In realtà non è così: sia le emozioni che l’immagine che l’abbiamo di lui provengono dal nostro passato.

Tornando al caso di Marta, quale esperienza intrusiva e manipolatoria dell’infanzia è stata riattivata dalla sua analista, che cercava solo di fare chiarezza tra i suoi sentimenti confusi? L’esplorazione di questi vissuti è uno dei punti principali dell’analisi. La relazione terapeutica però è solo un esempio, poiché il transfert si verifica in ogni situazione in cui ci sia un importante investimento emotivo su un’altra persona, ad esempio nelle amicizie, nelle relazioni di coppia, oppure sul lavoro, con capi e colleghi.

Al transfert non si scappa: ognuno di noi lo vive, anche senza rendersene conto. Quando accade torniamo improvvisamente bambini, in quella antica situazione, con le stesse emozioni che provavamo allora.

ADESSO COSA PENSI?