Durante la conversazione con il professore riguardo questi temi mi ha particolarmente colpito una suo commento riguardo il film Gattaca, pellicola biopunk (no, non vuol dire anarchici vegani) del 1997. Quando vent’anni fa il mio professore, che ha alle spalle un dottorato in embriologia neuronale (esticazzi) vide il film al cinema, lo definì senza ombra di dubbio fantascienza. Oggigiorno invece si è dovuto ricredere: i progressi avvenuti nell’ultimo ventennio nel campo della genetica e della biologia rendono possibile, in linea teorica, il mondo descritto nella pellicola. Certo, di ricerca c’è né ancora da fare ma ci stiamo avvicinando.

In questo lungometraggio ambientato in un futuro prossimo (perfino più prossimo di quanto il mio professore si aspettasse) la scienza dell’eugenetica ha raggiunto il suo vertice più alto: dato il patrimonio genetico dei due genitori è possibile creare, in vitro, il miglior figlio possibile. I genitori possono scegliere il colore degli occhi, il sesso, l’intelligenza, la prestanza fisica e così via. “Simply the best” come dice il genetista all’incontro con dei futuri genitori in una famosa scena del film.

Nel mondo vero così come nel film, la società è però più lenta della scienza nell’assimilare le novità. La popolazione non è stata ancora completamente rimpiazzata dalla nuova generazione di “uomini perfetti” ed è quindi nettamente divisa in due classi sociali: gli “dei” figli della scienza ed i “figli imperfetti nati dall’amore” (o “faith birth” nella versione originale). Ovviamente le posizioni lavorative migliori sono riservate solo ed esclusivamente a chi detiene un patrimonio genetico senza difetti, mentre i lavori più umili sono destinati ai de-gene-rati senza alcuna possibilità di riscatto sociale: “today discrimination is science”.

Per quanto in questa società la discriminazione in base al codice genetico, chiamata nel film genotismo, venga considerata sbagliata, si capisce chiaramente come sia in realtà solo una formalità (per esempi contemporanei vedere alla voce Salvini e razzismo). Ci troviamo così di fronte ad un mondo dicotomico, diviso in modo netto tra un futuro distopico, vessatorio ed infernale per chi non è nato con i geni giusti e un futuro utopico, perfetto e paradisiaco riservato solo ed esclusivamente alle persone “con i geni giusti”. Ma quanto è distante questo futuro popolato dagli dei sognati al tempo dei faraoni?

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Giacomo Tartaro
Da quando sono maggiorenne presto volontario come soccorritore presso l'associazione di pronto intervento Croce d'Oro Milano. Per dieci anni sono stato bassista di una band blues-rock, gli Old News e per cinque presidente di una associazione culturale senza fini di lucro, la GNU Sound. Dopo aver conseguito una laurea in scienze e tecniche psicologiche presso l'università statale di Milano-Bicocca, dove ero noto con il patronimico "ilfigliodidueterapeuti", mi sono trasferito in Australia dove ho svolto svariati lavori, principalmente il bar-tender, e migliorato il mio inglese. Attualmente sono in Olanda dove sto perseguendo un master in neurolinguistica presso la Radbout University of Nijmegen. Contatti: tartagnan91@hotmail.it

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