Già adesso esistono corpi di “serie a” e di “serie b”, basti pensare alla tratta di prostitute, che raramente sono “libere professioniste”, o a quanto accade in India, dove i ricconi dell’estero arrivano in aereo, vengono portati direttamente in ospedale e ne escono con il rene nuovo (2). Cliniche all’avanguardia provvedono organi a chi se li può permettere, mentre i donatori sono spesso indiani disperati, senza un lavoro e con tante bocche da sfamare a casa. Così per racimolare qualche soldo questi disgraziati, letteralmente, si vendono. Con i soldi guadagnati vendendo una parte di sé, spesso migliorano la propria condizione economica per poco tempo, qualche mese, e altrettanto spesso hanno ricadute post-operatorie, non essendo seguiti con la stessa “dedizione” riservata ai riceventi. Tra l’altro queste compagnie scoraggiano vivamente l’incontro tra donatore e ricevente, per evitare che si creino legami “personali” (si, più personali dell’avere la parte di un altro dentro di te) tali per cui il riccone, preso dal rimorso e senza essere un “cliente felice”, si preoccupi del donatore, aumentando i costi per la strutta (ahhh le magie del capitalismo). Tutto questo senza contare che nel mondo può succedere anche di peggio.

E per quanto riguarda il D.N.A.? La cosa che più ci rende unici al mondo e che porta dentro di sé tutta la storia dei nostri antenati? Si può brevettare una sequenza genetica? La domanda è particolarmente spinosa quanto è articolata la risposta (3). Negli anni “90, durante “la corsa al genoma” in cui si cercavano i genomi più rari (e quindi le popolazioni più rare) per provare a ricavarne delle medicine, c’era stato un grosso scandalo riguardo gli Hagahai, una sperduta popolazione della Papua Nuova Guinea. Gli Hagahai avevano fornito dei campioni di sangue ad una compagnia per una ricerca sulla leucemia e venne fuori che loro ne erano praticamente immuni. La casa farmaceutica successivamente brevettò il gene degli Haghai per farne un farmaco e rivenderlo. Si appropriò quindi del loro patrimonio genetico, del loro sangue, della loro storia.

La cosa fece ovviamente incazzare gli Hagahai, che chiesero o di vendere il farmaco gratuitamente o perlomeno di fare ammezzi col guadagno. Da un lato troviamo così le cause farmaceutiche, le quali sostengono che senza le loro competenze scientifiche il farmaco non sarebbe stato possibile da realizzare e dall’altro lato invece abbiamo gli Hagahai con il loro genoma, altrettanto indispensabile per lo sviluppo della cura. Per quanto sia razionale stare dalla parte della causa farmaceutica (zio stai scherzando? Un farmaco per curare la leucemia? Ecchissene degli Hagahai, facciamolo!!!) bisogna innanzitutto considerare che l’unicità del farmaco è basata sull’unicità del D.N.A degli Hagahai, un popolo “scoperto” solo recentemente.

Quindi il loro sangue è veramente unico (quel genoma lì ce l’hanno solo loro), puro (sono rimasti isolati fino al 1985, manco due guerre mondiali gli han sfiorati) e raro (sono in pochissimi), non è come andare a rubare il sangue ad un giapponese qualsiasi! Forse è perché vivono ancora nell’età della pietra ma gli Hagahai potrebbero dire che queste case farmaceutiche: – gli hanno rubato l’anima – . E in effetti non avrebbero tutti i torti, come abbiamo visto il nostro D.N.A. è il risultato di una lunghissima serie di legami sociali (l’albero genealogico), scelte personali (con chi lo faccio un figlio?) e sistemi culturali (con chi mi posso sposare?) con origini antichissime che non sono altro che un raffinato sistema di selezione di cui noi siamo il prodotto finale.

Nel nostro sangue c’è la nostra Storia (si zio, quella con la S maiuscola) ed esso ci determina sia come individui (hai la faccia che hai solo grazie al tuo D.N.A.) che come elementi di una determinata cultura o società (essere bianchi o neri in America, ancora oggi, fa una certa differenza per esempio). La diatriba comunque finì a tarallucci e vino perché il farmaco si rivelò (purtroppo) inefficace. Attualmente comunque è possibile brevettare i geni a due condizioni: a) che il campione da cui sono estratti sia stato donato (non rubato) e b) che ne venga ricavato un “artefatto” (quindi è brevettabile il farmaco ma non la sequenze “di per sé”).

Tutto ciò ci porta incredibilmente vicini al mondo di GATTACA, così vicino che i cinesi lo stanno già facendo (quindi è un futuro più prossimo anche di quanto VOI vi aspettate, non solo il mio proff). Potrei anche raccontarvi la fine del film o la differenza tra genotipo e fenotipo ma ve li lascio spiegare da un biologo…

Riferimenti:

1) Fabietti, U. (2010). Elementi di antropologia culturale. Mondadori università.

2) Cohen, L. (2001). The other kidney: biopolitics beyond recognition. Body & Society, 7(2-3), 9-29.

3) Lock, M. (2001). The alienation of body tissue and the biopolitics of immortalized cell lines. Body & Society, 7(2-3), 63-91.

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Giacomo Tartaro
Da quando sono maggiorenne presto volontario come soccorritore presso l'associazione di pronto intervento Croce d'Oro Milano. Per dieci anni sono stato bassista di una band blues-rock, gli Old News e per cinque presidente di una associazione culturale senza fini di lucro, la GNU Sound. Dopo aver conseguito una laurea in scienze e tecniche psicologiche presso l'università statale di Milano-Bicocca, dove ero noto con il patronimico "ilfigliodidueterapeuti", mi sono trasferito in Australia dove ho svolto svariati lavori, principalmente il bar-tender, e migliorato il mio inglese. Attualmente sono in Olanda dove sto perseguendo un master in neurolinguistica presso la Radbout University of Nijmegen. Contatti: tartagnan91@hotmail.it

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