Parte Prima

Sulla copertina del libro “Demone bianco” è raffigurato un cuore trafitto da una spada, chi di noi non ne ha disegnato uno sul proprio diario di scuola, simbolo di tutti i teenagers del mondo! Ma per questo quattordicenne quel cuore rappresentava qualcosa di più, la triste quotidianità scolastica, dolore e rabbia di fronte all’atteggiamento accusatorio degli adulti.

“Tu non sei stupido” mi dissero più volte, “sei solo affetto da una grave malattia detta Lazzaronite”. Lazzaronite? Parola che deriva da Lazzarone, equivalente di lavativo, nulla facente, essere votato all’ozio. Osservando esempi come questi, potete intendere quale fosse il mio disorientamento di fronte a professori che, affermavano la mia intelligenza e, nel contempo, dichiaravano un concetto completamente assurdo e sconnesso dalla realtà che vivevo.

Sì, perché a dispetto di una abilità di lettura molto deficitaria, l’intelligenza di un ragazzo con dislessia risulta nella norma, e in certi casi superiore alla norma.

L’eroe della nostra storia, di fronte a questo drago invincibile, giorno dopo giorno, mette in stand-by i propri sentimenti, chiudendo quel cuore ferito in una prigione di ghiaccio infrangibile. Non vuole più, per nessun motivo, che il mondo lo ferisca ancora, vuol diventare freddo e imperturbabile come un demone di ghiaccio.

Demone, contrapposto agli Angeli, perché demoni sono le paure più profonde che ognuno di noi ha, ma che immancabilmente sono parte di noi. Bianco come lui, chino sui libri, interi pomeriggi a studiare, senza ottenere i risultati sperati, mite di fronte alla vita. Bianco come le facciate del compito in classe che non riusciva a completare, perché il tempo a sua disposizione era giunto a termine.

“Un compito in classe che mi veniva strappato dalle mani senza che la verità potesse entrare in esso. La verità era che io sapevo e non potevo dimostrarlo. Io studiavo e venivo chiamato lazzarone. Io riflettevo e capivo, ma venivo trattato come uno stupido. Questo era il mio demone, ma non era dentro di me, era attorno a me; in tutti coloro che non si curavano di ciò che continuavo ad urlare loro”.

 Ma quel cuore raffigurato in copertina ha due ali che rappresentano la gioia quando finalmente si scopre qual è il suo problema e si cercano le strategie migliori per superarlo.

“Io ho scoperto la mia dislessia all’età di 14 anni quando ero a cavallo fra le medie e le superiori. Quando mi hanno fatto la diagnosi, in buona sostanza mi hanno detto che sono molto abile e posso apprendere facilmente attraverso tutti i canali di apprendimento, tutti tranne uno che invece è un canale disturbato (come quando guardi la TV e non ti sintonizzi al meglio). Gli altri canali funzionano che è una meraviglia, ma imparare tramite la lettura vuol dire reggersi sopra il proprio tallone d’Achille”.

 Esistono infatti 4 canali che si possono utilizzare per favorire l’apprendimento:

  • Canale visivo verbale (Lettura, decodifica)
  • Canale visivo non verbale (Immagini)
  • Canale Auditivo (ascolto)
  • Canale Cinestesico (il “Fare” pratico)

Edgar Dale (1969) diceva che dopo 2 settimane ricordiamo il 10% delle cose che leggiamo, il 20% delle cose che ascoltiamo, il 30% delle cose che vediamo e il 40% delle cose che facciamo” e poi, ovviamente, se mettiamo insieme più canali le cose migliorano ancora.

(Anche questo è un altro film che tratta il tema della dislessia, “Le Petit Nicolas” di Laurent Tirard. Be’, non volete leggere perché il caldo vi assilla? Aria condizionata e un bel film, non avete più scuse!)

Nella lettura quindi si possono utilizzare canali differenti, e come dice Giacomo, pensando alla sua nonna:

“Leggere è il cibo della mente e la mente è come la nonna. non le interessa se leggi con la vista, con l’udito o con il tatto. l’importante è che mangi!”

Quel cuore di ghiaccio ora si è sciolto, il Demone Bianco è diventato Jack, come il fante della carta da gioco che consegna ai ragazzi con il suo numero telefonico, vuole aiutare tutti quelli come lui affinché anche la loro storia abbia un lieto fine, lui fa parte del Gruppo Giovani dell’A.I.D. (Associazione Italiana Dislessia).

BIBLIOGRAFIA

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Emanuela Fici
Sono Emanuela Fici, 31 anni, vivo in Sicilia, a Corleone. Laureata nel 2013 in Psicologia clinica dell’arco di vita presso l’Università degli Studi di Palermo, ho seguito un Master in Gestione delle Risorse Umane. Questo mi ha permesso una bella esperienza in ambito “Relazione Cliente” nella GDO. Nel 2015 mi sono abilitata Psicologa, al momento mi sto occupando principalmente di comunità per minori in fase di adozione/affido e MSNA in qualità di Educatore. Ho scritto articoli di ricerca riguardanti adolescenza e maternità in adolescenza per The International Journal of Humanities & Social Studies e Psicologia Clinica dello Sviluppo. Mi sono occupata di Peer Education in collaborazione con le scuole superiori statali e il distretto socio-sanitario del mio paese. Il mio sogno? Diventare Operatore di comunità per tutta la vita! Contatti: emanuelafici@virgilio.it

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