Con la precarietà dei posti di lavoro e la disoccupazione che caratterizzano i nostri giorni, la maternità in azienda assume un rilievo eccezionale, che influenza molti soggetti, in primis la donna e il bambino, ma poi anche l’intero nucleo famigliare e la società per intero.

Partendo da quest’ultimo punto, vorrei collegarmi ad alcuni studi (Belardinelli et al., 2012; Mazzucchelli, 2011) che mostrano con particolare efficacia il legame tra la gestione della maternità in azienda e questioni sociali come la decrescita del tasso di natalità ed il conseguente invecchiamento della popolazione.

Il cuore di queste ricerche evidenzia come una buona parte di coppie imputi la difficoltà nel generare figli alla conciliazione famiglia-lavoro.

Conciliazione famiglia-lavoro è un termine specifico che viene usato a livello europeo a partire dagli anni ’90. L’unione europea chiede ai paesi membri di adoperarsi nella creazione di buone pratiche di conciliazione famiglia-lavoro nelle aziende. Questo sicuramente conferma la rilevanza internazionale del tema e dell’attenzione particolare che bisogna rivolgere alle famiglie e i loro bisogni, a partire dalla maternità.

Il momento in cui la donna lavoratrice scopre di essere incinta può essere vissuto come fortemente ambivalente: una grande gioia ed un ingente preoccupazione per la vita lavorativa. Quante sono le emozioni e le ansie che la donna e la famiglia vivono in questo passaggio di vita? In alcuni casi si vive un evento lieto e desiderato intensamente con preoccupazione, paura ed incertezza.

Una donna che desidera un figlio, che lo aspetta, che sogna e se ne prende cura è anche la stessa donna che ha lottato per la sua posizione lavorativa, che ha molte responsabilità, che si impegna per fare bene il proprio lavoro.

Ecco, questa donna si può sentire contesa da parti opposte, come se le venissero tirate le braccia e a volte può anche provare colpa o vergogna nel luogo di lavoro quando annuncia la sua dolce attesa.

La donna potrebbe sentirsi diversa, come un problema, un anello debole della catena, che crea dubbi e dissidi sul luogo di lavoro, rischiando di non sentirsi accettata come donna lavoratrice e donna madre. Questo può favorire purtroppo il logoramento dell’identità e il benessere psicologico della donna in questione, la quale può sentire negata una parte di sé.

Questa situazione di disagio e conflitto non sempre si muove su livelli espliciti dell’organizzazione, ma a volte vi è un Implicito Silente di norme e culture che viene totalmente interiorizzato, restando ad un livello pre-manifesto o pre-cosciente, ma influenzando fortemente.

È come se implicitamente, in alcune aziende, fosse chiesto: o sei madre o sei lavoratrice.

Come risolvere dunque questo problema?

Ho avuto il piacere di ascoltare la testimonianza della Dott.ssa Edvige Della Torre, esperta in materia, la quale ha riportato che un problema rilevante nella gestione della maternità in azienda è innanzitutto la mal organizzazione del lavoro in previsione del congedo per maternità.

Le aziende non prevedono e non organizzano il lavoro con sufficiente anticipo.

L’esperta ha aggiunto che l’informazione sembra essere ad oggi l’unica chiave per garantire una buona conciliazione famiglia lavoro. La donna che conosce i propri diritti e l’azienda che conosce le sue responsabilità di fronte all’universo emotivo della donna madre, sapranno più facilmente instaurare una relazione di comprensione e collaborazione per organizzare il lavoro nella maniera migliore.

Le aziende inizieranno a sentire il tema come trasversale e comune non solo su un piano nazionale ma anche internazionale e questo necessariamente richiederà alle stesse di migliorarsi e restare competitive per i propri lavoratori, offrendo i giusti servizi alle donne e alle famiglie.

 

Bibliografia

  • Previsioni della popolazione: aggiornamento al 1° gennaio 2009 delle stime Istat (previsioni 2007-2051)
  • Indagini Multiscopo «Aspetti della vita quotidiana» Istat, anni 1993-2008. Fotografano le «famiglie di fatto»
  • Belardinelli, Donati, Belletti, Macchioni, Mazzucchelli, Parise, Prandini, Rossi, Scabini, Terenzi, Tronca. (2012). Famiglia, risorsa della società.
  • Mazzucchelli S. (2011). Conciliazione Famiglia e Lavoro. Buone pratiche di welfare aziendale. Osservatorio nazionale sulla famiglia, e-book.
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Arianna Coglio
Dott.ssa in Scienze e tecniche psicologiche con 110/110 presso l’Università Cattolica di Milano, proseguo gli studi con la Laurea Magistrale in Psicologia per le Organizzazioni. Nel 2016 ho frequentato un semestre accademico negli Stati Uniti (Wilmington-NC), durante il quale ho partecipato ad un tirocinio presso la clinica neuropsicologica “Cape Fear Clinic” con il Dr. Puente (presidente in carica dell’APA) e sono entrata nella Honors Society universitaria. Per passione ho completato un diploma in Naturopatia con specializzazione in Reflessologia Plantare, presso il centro Accademia Sol di Gallarate (VA), iscrivendomi al registro SIAF per gli operatori olistici. Nel 2015 ho avuto la fortuna di seguire un progetto di volontariato in Etiopia in una scuola primaria, dove mi sono occupata del doposcuola. Un caloroso abbraccio a tutti i lettori di Cultura Emotiva! Contatti: ariannacoglio@libero.it

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