Passiamo ora ad approfondire il secondo punto.

Storie reali, come quella di Hawking, spingono quotidianamente la ricerca scientifica verso la messa a punto di importanti innovazioni. Professionisti quali ingegneri, psicologi, medici e neurofisiopatologi lavorano costantemente all’elaborazione di sistemi sempre più sofisticati e performanti che permettano di recuperare, almeno in parte, il controllo del movimento laddove i normali canali motori si siano interrotti.

Tra questi, c’è un’affascinante tecnica che prende il nome di interfaccia cervello-computer o, in inglese, brain-computer interface (BCI): un sistema che consente la comunicazione diretta tra il cervello e un dispositivo esterno, adatto a persone con particolari disabilità motorie, linguistiche o di comunicazione col mondo esterno.

Questa tecnica aiuta persone, per esempio malate di SLA, a comunicare e svolgere attività di trasmissione dei propri contenuti mentali al mondo, pur nell’impossibilità di farlo verbalmente, o scrivendo su una tastiera, come nel caso di Stephen Hawking.

In altri termini, un sistema BCI offre la possibilità di controllare un computer o una sedia a rotelle meccanizzata attraverso la modulazione dell’attività cerebrale della persona, senza l’ausilio dell’apparato muscolare. Le variazioni dell’attività cerebrale, possono essere indotte in maniera automatica o volontaria e sono registrate attraverso l’utilizzo di sofisticate tecniche di neuroimaging (Birbaumer, 2005), come l’elettroencefalografia (EEG).

Abbiamo visto precedentemente che la qualità della vita dei pazienti affetti da malattie che provocano importanti deficit motori dipende spesso dal supporto dei caregivers, di solito familiari del paziente che lo assistono continuamente.

La tecnica BCI, così come altri dispositivi intelligenti, può fungere da valido supporto e contribuire ad alleviare l’obbligo di una continua presenza al fianco del paziente. Una persona abituata all’impiego di tali dispositivi avanzati può arrivare a compiere da solo semplici attività quali accendere o spegnere la TV, la luce di una stanza, ecc. Ciò risulta particolarmente vantaggioso se si pensa a quanto possa migliorare la vita sia del paziente che di chi lo accudisce e di quanto diminuiscano le spese sanitarie.

Il maggior grado di autonomia percepito, da parte dei pazienti stessi, nelle piccole azioni di tutti i giorni aumenterà da un lato il loro senso di indipendenza e dall’altro garantirà loro un aumento della privacy, quasi assente nel caso di un’assistenza continua.

Tra i principali obiettivi futuri della ricerca scientifica vi è, inoltre, la realizzazione di una BCI non invasiva e poco costosa, facile da usare ed universale, che permetterà la registrazione delle attività cerebrali  su una vasta rete mondiale di partecipanti, la cui raccolta e analisi dei dati, contribuirà al miglioramento continuo e alla validità delle applicazioni BCI.

Storie come quella di Hawking infondono positività e speranza. Invitano alla riflessione e finiscono per stravolgere il sistema di convinzioni di ognuno di noi. Quando scegli di guardare il mondo appropriandoti di ottiche più ampie e diverse dalla tua, non puoi che uscirne arricchito.

Questo film ha rappresentato per me un forte messaggio d’amore. Forse non sarebbe così utopico pensare di poter alleviare le proprie sofferenze e difficoltà  se nel grande ricettario della vita,al di là di quanto essa ci riservi, imparassimo ad utilizzare i giusti ingredienti.

“Abbiamo una sola vita per apprezzare il grande disegno dell’universo, e io di questa vita sono estremamente grato”(Stephen Hawking).

E voi come la pensate?

 

Bibliografia

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Josephine Zammarrelli
Mi presento...sono la Dott.ssa Josephine Zammarrelli, laureanda in Psicologia Clinica presso l’Università degli studi di Padova, dove ho svolto un tirocinio accademico con finalità di Ricerca scientifica nell’ambito dell’Invecchiamento. Nel 2019 ho completato uno stage teorico-esperienziale, della durata di un anno, presso la De Leo Fund Onlus di Padova, dove tuttora collaboro come operatrice attraverso servizi di supporto al lutto traumatico e come Executive Administrative Assistant. Da giugno 2020 sono iscritta al Corso di Project Management presso l’Istituto Italiano di Project Management (ISIPM) con sede a Padova. Di recente ho collaborato ad un lavoro di ricerca scientifica sul tema della comunicazione di morte traumatica, intitolato: “Notification of Unexpected, Violent and Traumatic Death: A Systematic Review” e pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychology. In contemporanea al percorso formativo, coltivo da alcuni anni l’interesse per la comunicazione attraverso diverse forme d’arte (in particolare, la danza e la pittura ad olio). La comunicazione è vita e “Cultura Emotiva” rappresenta per me un’ulteriore occasione per conciliare questa mia personale esigenza con l’amore per il complesso ed affascinante mondo della psicologia. Contatti: jzammarrelli@virgilio.it

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