Maus si rivela inoltre particolarmente prezioso perché ci fornisce fugaci ma validi esempi di quei silenziosi e devastanti processi attraverso i quali il trauma si sarebbe trasferito, come si evince da quest’altra striscia. Un primo esempio è il lutto non risolto del fratello Richieu, del quale mai si parlava in casa ma il cui muto fantasma incorniciato in una foto sempre osservava e generava confronti ai quali Art non poteva che perdere: d’altra parte, come si fa a competere con un morto che, per sua natura, tende ad essere bonificato dai viventi delle sue parti negative e trasformato nella sua versione ideale? E questo non è forse massimo nei bambini, i quali vengono seppelliti in delle bare bianche e accostati agli angeli?

Un secondo esempio è poi costitiuito dall’uso massiccio di quella che in ambito psicodinamico viene definita “identificazione proiettiva”: la presenza in Art di incubi e fantasie vivide e ricorrenti relative ai tragici eventi vissuti dai genitori, quasi come se fosse stato lui stesso ad esperirli, lascia supporre che questi abbiano “proiettato” su di lui, mediante narrazioni non elaborate, aspetti emotivi inaccettabili ed intollerabili trasformandolo in un “contenitore” con il compito di bonificarli e gestirli.

Un terzo esempio può poi essere identificato nel pervasivo senso di colpa di Art “per aver avuto una vita più facile” rispetto ai suoi genitori, un sentimento in qualche modo alimentato dal padre che, tormentato dall’idea di essere sopravvissuto senza apparenti meriti, cercava di esorcizzare il proprio senso di colpa dimostrando al figlio di saper affrontare meglio di lui i piccoli e grandi problemi della vita.

Infine, con dei genitori con un passato così pesante, gli atti di contestazione e ribellione, le domande scomode come “Posso preferire uno dei miei genitori? Posso provare rabbia per mamma/papà?”, i tentativi di scalfirne l’immagine infantile idealizzata al fine di costruirne una più reale e matura devono essere stati per Art molto più difficili da gestire: la ribellione si accompagnava infatti inevitabilmente al rimorso e alla sensazione di averli traditi.

Inutile poi dire che, per liberarsi dal fardello di queste esperienze, Art abbia poi dovuto cercare il supporto di uno specialista, come si attesta invece in quest’altra striscia, dove si raffigura come un topolino (per via dei suoi forti vissuti di inadeguatezza) che inizialmente cammina sopra corpi in decomposizione.

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