La trasmissione transgenerazionale del trauma non viene comunque spiegata solo attraverso processi di natura psicologico/sociale, ma anche attraverso processi di ordine biologico. In particolare, visto che non tutti i reduci dell’Olocausto (così come di altri genocidi e guerre) manifestano poi problematiche psicologiche/psichiatriche, si assume l’esistenza in alcuni di una vulnerabilità costituzionale di tipo genetico/biochimico che verrebbe poi trasmessa alla progenie.

Questo aspetto sembra tra l’altro ritrovarsi anche in Maus, nella misura in cui le problematiche di Art potrebbero poggiare su una vulnerabilità genetica trasmessa dalla madre, che soffriva di crisi depressive anche prima della guerra. Comunque, visto che alcuni bambini sembrano ereditare il dolore dei loro genitori traumatizzati nonostante siano stati cresciuti in modo equilibrato ed amorevole, nel modello biologico si comincia anche a parlare di una trasmissione epigenetica del trauma, riportando in auge la vecchia ipotesi lamarckiana della possibilità, per un individuo, di trasferire alla prole le proprie caratteristiche acquisite.

Nello specifico, come scrivono Yehuda e Bierer (2009): “modificazioni epigenetiche, come la metilazione del DNA, possono verificarsi in risposta a certe spinte ambientali ed alterare l’espressione funzionale dei geni in modo durevole e, potenzialmente, trasmissibile in modo intergenerazionale”. Ed aggiungo: senza che vi siano modifiche nella sequenza genetica.

Tra le ricerche condotte in questo campo, significativa appare essere quella di Yehuda e colleghi (2015): mettendo a confronto le analisi genetiche condotte su alcuni ebrei sopravvissuti all’Olocausto (n = 32) e la loro discendenza (n = 22) con quelle di ebrei vissuti fuori dall’Europa durante la II guerra mondiale (n = 8) e la loro discendenza (n = 9), i ricercatori avrebbero osservato nei primi una maggiore metilazione in un sito specifico del gene FKBP5 (bin 3/site 6), gene coinvolto nella regolazione degli ormoni dello stress e la cui metilazione si associa ad una maggiore vulnerabilità allo stress, alla depressione ed ai deficit attentivi. Potendo escludere che la metilazione nella discendenza fosse riconducibile ad un abuso infantile in quanto impattante su altri siti del gene (bin 2/sites 3 to 5), questo studio rappresenta la prima dimostrazione di un’associazione tra il trauma genitoriale antecedente al concepimento e le alterazioni epigenetiche registrabili sia nei genitori che nella discendenza.

Infine, vorrei congedarmi con una piccola speranza: da una generazione alla successiva non avverrebbe soltanto la trasmissione del trauma ma anche della resilienza, cioè la capacità di saper fronteggiare un evento avverso e riorganizzarsi positivamente. Per esempio, uno studio qualitativo condotto da Braga e colleghi (2012) su alcuni sopravvissuti alla Shoah e la loro discendenza avrebbe evidenziato che la possibilità da parte delle vittime di appropriarsi e storicizzare l’esperienza traumatica (attraverso narrazioni personali, risultanze documentali e partecipazione a rituali collettivi), di parlarne in modo aperto, franco ed umoristico e di coltivarla come base per un rinnovato impegno civile, politico, artistico e culturale permetterebbe, in realtà, la costituzione di generazioni meno vulnerabili alla psicopatologia.

Abbiamo detto che Art appare in qualche modo traumatizzato dall’esperienza dei genitori, tuttavia non ne è risultato schiacciato o spezzato. Art è infatti riuscito a diventare un adulto indipendente, a costruirsi una famiglia e a diventare un fumettista affermato, esorcizzando il suo malessere proprio attraverso Maus. Forse, questa capacità di Art è strettamente legata alla resilienza di Vladek, più volte emersa nel corso della storia in diverse forme, come quella strutturatasi attorno ad una fede incrollabile. Una resilienza che ha permesso a Vladek di non perdersi del tutto e di fornire ad Art gli strumenti per combattere quel male indicibile, incarnato nell’Olocausto, alla quale la madre non ha saputo alla fine sottrarsi.

 

BIBLIOGRAFIA

Braga, L. L., Mello, M. F., & Fiks, J. P. (2012). Transgenerational transmission of trauma and resilience: a qualitative study with Brazilian offspring of Holocaust survivors. BMC psychiatry, 12(1), 1.

Kellermann, N. P. (2013). Epigenetic transmission of holocaust trauma: can nightmares be inherited?. The Israel journal of psychiatry and related sciences, 50(1), 33.

Spiegelman, A. (2000). Maus: racconto di un sopravvissuto: 1. Mio padre sanguina storia: 2. E qui sono cominciati i miei guai. Einaudi.

Yehuda, R., Daskalakis, N. P., Bierer, L. M., Bader, H. N., Klengel, T., Holsboer, F., & Binder, E. B. (2015). Holocaust exposure induced intergenerational effects on FKBP5 methylation. Biological psychiatry.

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