Durante la pratica meditativa generalmente si tende a focalizzarsi sulle sensazioni corporee attraverso il body scan, il contatto con il suolo, il respiro che entra ed esce dal naso o l’espandersi e il restringersi della pancia. A partire da questi “oggetti primari” è possibile sviluppare una predisposizione accogliente verso tutto ciò che accade momento per momento.

Se per esempio mi concentro sul respiro, è molto probabile che io venga frequentemente distratto dai numerosi pensieri che sorgono automaticamente nella mia mente. A questo punto accade di solito che, altrettanto automaticamente, si attivino una serie di giudizi come: “è difficile!”, “Non sono capace!”, “Non funziona! Non riesco a restare concentrato sul respiro”; ecc.

In questi casi è accaduto che l’individuo si sia focalizzato sulla prestazione: “devo mantenere l’attenzione sul respiro, se non ce la faccio non va bene”. In realtà con la mindfulness e la meditazione vipassana (pratica da cui la mindfulness origina) tale abilità concentrativa è considerata una conseguenza più che un obiettivo da raggiungere.

Infatti, per la prima volta ci viene proposto di fare una cosa molto diversa: accettare e cogliere ciò che accade, qualunque cosa sia, anziché tentare di raggiungere un traguardo. Non riesci a rimanere focalizzato sul respiro? Cos’è accaduto che ti ha distratto? È sorto un pensiero? Va bene così! Quando ciò accade notiamo il pensiero e ci spostiamo nuovamente e gentilmente sul respiro. Ricapita di essere nuovamente distratti da un altro pensiero, rumore, timore? Va benissimo, proviamo a notarli e a riportarci ancora una volta sul nostro fiato.

Il punto importante è cercare di contattare ciò che accade nella nostra mente, qualunque cosa sia, senza giudicarci e soprattutto senza obiettivi fissi ma solo con l’intenzione di essere presenti a ciò che c’è nel qui ed ora.

Quindi l’unica cosa che la mindfulness e la meditazione vipassana suggeriscono è cercare di cogliere il processo; entrare in contatto con qualsiasi cosa accada istante dopo istante. L’aspetto sorprendente di questa pratica è che non è possibile sbagliare! Qualunque cosa accada è ben accetta e non siamo costretti a sforzarci di migliorare o di risolvere quelle che ingenuamente definiremmo “problematiche”. Non c’è nulla da risolvere, nemmeno i nostri problemi più grandi, l’importante è semplicemente notare ed entrare in contatto con qualsiasi cosa emerge nel momento in cui si presenta.

Queste tecniche hanno lo scopo di espandere la consapevolezza dei propri stati mentali, osservarli, entrando in un contatto indiretto con essi. Fabio Giommi, uno dei più illustri esperti italiani nel settore della mindfulness, usa la metafora della cascata: quando non siamo consapevoli di ciò che accade nella nostra mente siamo come persone all’interno di una cascata, subiamo passivamente tutto il peso della sofferenza che ci crolla addosso e ci schiaccia.

In due parole, quando non siamo consapevoli crediamo fortemente di essere i nostri pensieri e confidiamo che le nostre credenze rappresentino noi stessi in tutto e per tutto. Noi siamo identificati con essi, e come tali crediamo di essere la cascata.

Amplificando la consapevolezza, invece, ci è possibile fare un passo indietro e osservare ciò che accade, uscendo un poco da quel meccanismo che ci mantiene passivi e inermi di fronte a tutta una serie di emozioni e pensieri che si autoalimentano e moltiplicano, pesando sempre più sulla nostra testa… proprio come una cascata. Possiamo così osservare l’imponenza della nostra sofferenza senza venirne coinvolti direttamente.

Infine, seguendo tutto l’iter meditativo, possiamo imparare a coglierne la transitorietà dei fenomeni mentali, ovvero il fatto che essi (specialmente la sofferenza), esattamente come un’onda, si innalzano ma prima o poi svaniranno nel mare nella nostra esperienza.

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Vittorio Arrigoni
Laureando in Psicologia Clinica presso l’Università di Milano Biccocca, ho ideato il format di Cultura Emotiva un anno fa e ne sono il cofondatore. Ho scritto e pubblicato una tesi sul tema delle relazioni poliamorose, pratico meditazione Vipassana e ho conseguito un diploma sulla “Mindfulness in Relazione” secondo il metodo del Karuna Institute (UK) sotto la supervisione di Anne Overzee e Deirdre Gordon. Collaboro inoltre da settembre 2016 come volontario presso l’Associazione Mudita di Milano, all’interno della quale sto approfondendo le mie competenze nel settore della mindfulness contemplativa. Attualmente sto svolgendo a Nicosia (Cipro) il mio programma Erasmus+ presso l’University of Cyprus (UCY). Il mio prossimo obiettivo è quello di diventare uno psicoterapeuta Cognitivo Costruttivista Relazionale. Contatti: v.arrigoni6@campus.unimib.it

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