Articolo di: Jessica Saggioro

Essere, nel qui ed ora. Raggiungere uno stato di coscienza capace di farci prestare un’attenzione particolare, intenzionale e non giudicante al  presente, momento dopo momento.

(Kabat-Zinn, 2003).

È questa la definizione odierna di Mindfulness, offertaci dal suo più fedele praticante, Jon Kabat‐Zinn, oggi biologo, scrittore e Professore Emerito di medicina, nonchè fondatore della Stress Reduction Clinic e del Center for Mindfulness in Medicine, Health Care and Society presso la University of Massachusetts Medical School.

Erano gli anni ’70 quando lo colse la felice intuizione che le pratiche yoga, di cui era esperto, e la medicina potessero andare di pari passo combinandosi in qualcosa di nuovo.

Questa idea lo spinse a presentarsi presso l’amministrazione dell’ospedale in cui lavorava e chiedere che gli fosse concesso uno spazio dove insegnare meditazione ai pazienti terminali refrattari agli analgesici, in modo che potessero intervenire naturalmente sul dolore cronico attraverso la pratica di alcuni rudimenti di Mindfulness.

Nacque così la Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR), un protocollo di otto settimane destinato a diventare il più importante programma di apprendimento della Mindfulness, insegnato ancora oggi in tutto il mondo.

Più veniva praticato e più ci si rendeva conto di quanti e quali benefici esso portasse a vari altri ambiti legati alla cura e benessere del corpo e della mente. In psicologia, ad esempio, l’applicazione della Mindfulness si esprime come la consapevolezza di ogni pensiero e azione manifesti o interiori.

Come funziona? Soprattutto se chi l’affronta è reduce da eventi traumatici (dal più lieve turbamento al più grave Disturbo da Stress Post Traumatico), attraverso la Mindfulness e in particolare attraverso la MBSR, la persona viene aiutata a relazionarsi in modo diverso con la sua sofferenza.

In un individuo “sano” l’esperienza di pensieri negativi durante il giorno è mediamente normale, ma in una persona che ha subìto un grave trauma può comportare il rivivere in modo molto vivido, il ricordo di ciò che è successo, fino ad esserne invalidato nella vita quotidiana o rifuggirlo con qualsiasi mezzo (da cui la forte correlazione fra DPTS e abuso di sostanze).

Seguiti passo, passo da specialisti della MBSR è possibile imparare a calarsi in uno stato di rilassamento consapevole durante il quale l’individuo viene invitato dal clinico a muovere la sua mente esattamente nella direzione dalla quale solitamente fugge: ovvero il ricordo dell’evento traumatico nel suo momento più drammatico.

Una volta raggiunto tale momento (anche in più sedute, vista la forte carica emotiva che ciò comporta) il nuovo invito è soffermarcisi analizzando in modo propositivo e non giudicante le proprie sensazioni corporee ed emotive legate non più al “come si sentiva all’epoca” ma al “come si sente nel qui ed ora”, rimanendo consapevole di trovarsi in un ambiente sicuro dove l’evento traumatico non ha più potere.

Ciò che ci si aspetta è che la persona possa riorganizzarsi internamente ritrovando quel controllo di sé e della propria vita che era andato perduto. Come? Accettando il fatto che gli stati d’animo esperiti durante l’evento traumatico fossero del tutto legittimi all’epoca ma che nel presente essi non hanno, di fondo, una base per continuare ad esercitare il loro potere disturbante.

Con questo non si intende dire che si smetterà di punto in bianco di ricordare ciò che è successo o si potranno scacciare improvvise ansie con uno schiocco di dita, no. Piuttosto, la persona sarà in grado di accogliere a pieno il pensiero disturbante con tutta la sua carica negativa, attraversarlo e lasciarsi attraversare da esso, restando consapevole che tutto ciò che si sta provando è in realtà un’eco del passato e non sta accadendo nel qui ed ora. Il mantra più tipico che viene consigliato di ripetersi per restare ancorati al presente in questi momenti infatti è: “io non sono più lì”.

Levine (1977) definisce questa capacità appresa come resilienza, un concetto sorprendentemente azzeccato se traslato dalla sua definizione Fisica di “capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi”.

Attraverso la MBSR, una persona affetta da DPTS può imparare ad assorbire l’urto delle improvvise emozioni negative invece di esserne sopraffatto, attraversarle con grande coraggio e uscirne provato ma non paralizzato.

Ad una pratica costante e attenta, unita ad un percorso di psicoterapia individuale, è inoltre associata una forte diminuzione nella frequenza e durata degli episodi disturbanti, il che crea una sensazione di ritrovato controllo sulla propria vita e di spinta a perseverare.

 

Bibliografia:

Kabat-Zinn, J. Dovunque tu vada ci sei già. Corbaccio, Milano, 1997, p. 15

Kabat-Zinn, J. (2003). Mindfulness-based interventions in context: Past, present, and future.

Clinical Psychology: Science and Practice, 10(2), 144-156. doi:10.1093/clipsy.bpg016

Kirchlechner B. Trauma e Tecniche Immaginative, n°2, 2008, pp 6-34Levine P.,Traumi e shock emotivi, Cesena, 1997

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Ligabue S. (a cura di) Rispondere al trauma, Quaderni di psicologia, analisi transazionale e scienze umane, Vol 49, 2008.

Van der Kolk B. The body keeps the score: Memory and the evolving psychobiology of post-traumatic stress, Harvard Review of Psychiatry, 1, p. 253-265. (1994)

 

 

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