In occasione delle Giornata del Rifugiato, 20 giugno 2017, si è tenuto a Fano un interessante convegno, organizzato dalla Cooperativa Sociale Labirinto, dal titolo “Etnopsichiatria – Cultura e territorio”. Uno dei relatori, il Dott. Paolo Cianconi3 portò un’importante riflessione: l’etnopsichiatria non viene studiata nelle università e nelle scuole di specializzazione, o comunque non in modo approfondito e costante.

Si giunse così ad un quesito, che in parte riprende la domanda che mi ponevo all’inizio dell’articolo, com’è possibile che in una società come la nostra, fatta di continui flussi migratori (in tutto il Mondo al 2015 si stimavano 243.700.236 migranti) non si presti più attenzione e dedizione a questa disciplina?

Il Dott. Cianconi proseguì affermando che solo negli ultimi 10/15 anni la psicologia ha cominciato ad occuparsi di migrazione come Fenomeno di Mobilità Umana (F.M.U.) e se pensiamo all’Io di una persona che ha cambiato luoghi e culture di continuo, intendendo l’Io non come un’identità ferma ed immutabile ma come un lettore, capace di cogliere e farsi permeare da aspetti circostanti, potremmo cogliere tutte quelle che sono le implicazioni per un migrante.

Si parla infatti di “doppio registro” per indicare quel continuo scontro tra provenienza ed appartenenza: quando parti non sei più quello di prima ma non sarai nemmeno appartenente al nuovo luogo, o comunque non totalmente.

La psicologia transculturale si inserisce qui: in un sempre più “crescente interesse tra gli psicologi a capire i fattori culturali ed etnici in modo da fornire prestazioni psicologiche adeguate” 4 riconoscendo:

  • Che il paziente ha un suo punto di vista culturale
  • L’identità e le regole culturali dell’altro
  • L’importanza del fattore culturale
  • E tenendo presente il trauma migratorio

Usando le parole del Professor Moulay Zidane Elamrani, intervenuto anche lui al convegno, “non si può negare la diversità, ma ciò che ci accumuna è più grande di ciò che ci differenzia perché ciò che ci differenzia non è stato fatto per dividerci ma per distinguerci, permettendo di conoscerci vicendevolmente”.

 

3 Paolo Cianconi; Psicoterapeuta, antropologo, Psichiatria Regina Coeli di Roma – Formatore nell’etnopsichiatria.

4 Psicologia transculturale; Le linee di condotta etica dell’APA (American Psychological Association) per orientare gli psicologi nel loro lavoro con le diversità etniche, linguistiche, e culturali delle varie popolazioni.

 

Blibliografia e sitografia

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Ilaria Giardini
Sono la Dott.ssa Ilaria Giardini, nata a Cattolica e cresciuta a Pesaro; laureata in Psicologia presso l’Università degli studi di Urbino. Sono psicologa, abilitata all’esercizio della professione e iscritta all’Ordine degli Psicologi delle Marche (n° 2675). Durante la specializzazione in Psicologia Clinica mi sono sempre più interessata all’approfondimento della Psicogeriatria, campo in cui lavoro tutt’ora, facendo parte dell’equipe del Centro Diurno Margherita di Fano (specializzato nelle demenze in particolar modo di tipo Alzheimer) e in cui mi sto ulteriormente perfezionando; ho ottenuto da poco la certificazione come Operatore Validation e ho partecipato al Premio Gentlecare Sicurhouse, “Studi sull’applicazione del metodo Gentlecare in ambito geriatrico. L’attualità del modello”, vincendo nel dicembre 2016 il primo premio con un elaborato dal titolo “Giorno dopo giorno dobbiamo vivere; se possibile bene”. Fa da cornice un mio sempre maggiore interesse verso l’area del benessere psicologico, al fine di promuovere e gestire le risorse personali di ogni individuo. Contatti: giardini.ilaria@libero.it

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