Articolo di Fabrizio Scarano

Spesso, la frenesia e la laboriosità della vita quotidiana mettono a dura prova il nostro benessere psico-fisico.

Tale complessità può essere accompagnata, sul piano soggettivo, da un senso più o meno diffuso di malessere, che in alcuni casi può produrre effetti significativi anche sul corpo. Inoltre, alcune persone hanno la percezione di dover fronteggiare, molto più di altre, eventi negativi, difficili e stressanti.

È davvero così oppure si tratta appunto di una “percezione”?

Nel corso della nostra giornata viviamo, più o meno consapevolmente, diversi episodi emotivi. Scherer ha cercato di spiegare il processo attraverso cui si produce un’emozione, mettendone così in luce la complessità. Pensate al momento in cui avete scoperto di essere stati selezionati per un programma/attività a cui tanto tenevate. La situazione non solo viene valutata da un punto di vista cognitivo (allo stimolo in questo caso verrà attribuita una valenza positiva), ma si produrranno una serie di cambiamenti nell’attività fisiologica del
vostro corpo (in questo caso probabilmente l’incremento del battito cardiaco, della pressione sanguigna, sudorazione) a cui poi si aggiungono le componenti espressive (ad esempio bocca ed occhi spalancati) e soggettive (“quella volta mi sono sentito proprio sorpreso”).

La scomposizione dell’episodio emotivo mette in luce una caratteristica fondamentale degli esseri umani: gran parte degli oggetti e situazioni che viviamo non sono connotati emotivamente a priori, ma è la persona che, attraverso i propri schemi e categorie, attribuisce un significato al mondo.

Il mondo è un spazio di significati che variano tra persone diverse. Kelly, esponente dell’epistemologia costruttivista, definisce l’uomo come meaning-seeker. Gli schemi e le categorie attraverso cui significa la realtà fanno parte del proprio patrimonio personale di conoscenze e sono il risultato del complesso intreccio tra alcune predisposizioni a carattere innato (patrimonio genetico) e cultura (esperienze di vita, ambiente familiare, relazioni con i pari, ecc.).

Gross, nel corso delle sua attività di ricerca ha notato come le persone tendano a sviluppare dei veri e propri stili valutativi, cioè degli schemi più o meno consistenti nel tempo, attraverso cui interpretare e far fronte agli eventi. Ciò si può tradurre nell’utilizzo costante di strategie adattive, cioè funzionali e utili al benessere, o disadattive, che decrementano cioè il livello globale di benessere.

Quanto detto finora non deve però indurre un atteggiamento fatalistico per cui una persona utilizzerà sempre le stesse strategie per fronteggiare i diversi eventi della vita. Al contrario, poiché esse si costruiscono nel corso dell’esperienza e della relazione con l’ambiente, sono sempre suscettibili di cambiamento e modifica.

Negli ultimi decenni, l’attenzione degli psicologi si è spostata da un focus unicamente rivolto alla patologia e al concetto di prevenzione a concetti quali benessere e promozione della salute.

La stessa OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) non definisce più la salute come assenza di malattia ma come “uno stato di benessere fisico, mentale e sociale”. Il cambiamento di prospettiva è evidente: l’assenza di patologie non significa essere in salute. La salute, in questa accezione, è qualcosa di più complesso. Innanzitutto prevede una sinergia tra più livelli: quello fisico (del corpo), quello mentale (psicologico) e quello sociale (il rapporto della persona con l’ambiente).

Ma non è tutto. Nella conferenza dell’OMS di Ottawa del 21 Novembre 1986 venne adottata una carta sulla promozione della salute. “La Carta di Ottawa” definisce chiaramente il concetto di promozione della salute: “La promozione della salute è il processo che conferisce alle popolazioni i mezzi per assicurare un maggior controllo sul loro livello di salute e migliorarlo. (…) La salute è dunque percepita come risorsa della vita quotidiana e non come il fine della vita: è un concetto positivo che mette in valore le risorse sociali e individuali, come le capacità fisiche.

Si intuisce quindi la necessità per cui le persone vengano stimolate e sensibilizzate a partecipare attivamente alla costruzione della propria salute. Parlare di costruzione della salute e non di “stato di salute” rimanda ad una chiara natura processuale della stessa. Questo processo di costruzione è possibile solo se diventiamo capaci di avvertire una responsabilità nei confronti della nostra e dell’altrui salute.

Questa nuova modalità di pensare al benessere e alla felicità è sicuramente sfidante ma al contempo molto coinvolgente: ognuno può fare qualcosa per incrementare la possibilità di sperimentare eventi emotivi positivi, potenziando così il proprio e l’altrui benessere e diventando agenti di cambiamento.

Secondo la Broaden and Build Theory, le emozioni positive hanno un ruolo complementare a quelle negative. Entrambe cioè giocano un ruolo importante nella sopravvivenza dell’essere umano, ma secondo modalità differenti. Le emozioni positive ampliano il nostro bagaglio cognitivo-comportamentale, favoriscono la creatività, incrementando così le risorse a disposizione della persona.

Leggendo queste righe, vi starete probabilmente chiedendo come è possibile tradurre questi principi nella vita di tutti i giorni. Per fare ciò, fornirò alcune semplici tecniche da poter applicare in una molteplicità di eventi e situazioni. L’obiettivo comune alle diverse tecniche è lo stesso: incrementare il proprio benessere personale e massimizzare le esperienze emotive positive.

Partiamo dal concetto di savoring. Per savoring si intende la capacità di godere e assaporare delle emozioni positive. Come detto sino ad ora, non è l’esperienza in sé a produrre un certo tipo di emozione, ma il modo in cui il soggetto fa esperienza di quel certo evento. Le persone, quindi, differiscono nella loro capacità di vivere e massimizzare gli effetti delle esperienze positive. Poiché l’utilizzo di strategie di savoring è connesso a un esito positivo sul benessere, Bryant, Verhoff hanno proposto una serie di tecniche di savoring.

Tra le più interessanti abbiamo:

  • Condivisione dell’emozione positiva con altri, per cui diventa cruciale condividere e raccontare i vissuti connessi ad un’emozione positiva con persone a noi care;
  • Memory building, è cioè importante creare un ricordo duraturo di esperienze per noi positive, attraverso ad esempio la costruzione di oggetti concreti connessi a quell’esperienza (un album fotografico può essere un buon modo per mantenere vivo il ricordo di un viaggio importante);
  • Congratularsi con se stessi, ad esempio per aver raggiunto un risultato importante
  • Massimizzare l’esperienza sensoriale-percettiva, è molto importante dare spazio al corpo e dunque a tutti gli aspetti sensoriali e di espressione;
  • Assorbimento attentivo, prestare attenzione all’esperienza che si sta vivendo, rimanendo concentrati con un focus sul momento presente, anziché sul passato o sul futuro.

Queste strategie possono essere potenziate attraverso specifici training, soprattutto per quelle persone poco abili a massimizzare i benefici delle esperienze positive. Tutti noi, infatti, abbiamo quell’amico o quel familiare che ripete continuamente frasi del tipo “Poteva andare meglio” “Se solo non avessi… a quest’ora…” “Questa volta è andata bene ma è stato un puro caso”.

Le persone, infatti, non solo tendono a massimizzare le esperienze emotive positive, ma inaspettatamente, alcune cercano di attenuarle. Si parlerà in questo caso di strategie di dampening. Queste si traducono spesso in svalutazione, soppressione, distrazione, focalizzazione sugli elementi negativi dell’esperienza (“è andata bene, ma…”) e collocazione esterna delle cause dell’esperienza positiva (“è stato un caso”). Le strategie di dampening sono connesse ad un esito negativo sul benessere, soprattutto a lungo termine.

Come abbiamo visto, quindi, la felicità non è un dono dispensato ad alcuni e negato ad altri, ma l’esito di un costante esercizio che possiamo fare tutti, nel magico e misterioso fluire della vita.

 

References
Byant, F. (2009). Savoring Beliefs Inventory (SBI): A scale for measuring beliefs about savouring. Journal of Mental Health, 12, 2, 175–196.

Gross, J.J. (2014). Emotion regulation: Conceptual and empirical foundations. In J.J. Gross (ed.), Handbook of Emotion Regulation, 2nd edition (pp. 3‐24). New York: Guilford Press.

Molinari & A. Labella (eds.), Psicologia clinica. Dialoghi e confronti, Springer, Milano 123-138.
Scherer, K.L. (2005). What are emotions and how can they be measured? Social Science Information, 44, 695‐729.

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