Articolo di: FEDERICA MOLTENI

Su tutti i giornali, telegiornali e canali social, in questi giorni sta circolando una notizia allarmante: i casi di morbillo, in Italia, sono aumentati in modo esponenziale.

Il motivo è che sempre più spesso i genitori rifiutano di far vaccinare i propri bambini. Che cosa c’è alla base di questo rifiuto? Un articolo falso in cui era stata dimostrata una relazione tra vaccini e autismo.

Andrew Wakefield, il medico colpevole di questa frode, è stato radiato dall’albo dei medici. Pare che questa persona avesse un ottimo, e per nulla etico, motivo per cui mentire. Se avesse manipolato i risultati dei suoi esperimenti, infatti, avrebbe percepito del denaro da parte di Richard Barr, un avvocato impegnato a far sì che i genitori di bambini autistici ricevessero un risarcimento da parte delle case farmaceutiche.

Chi era Wakefield? Un gastroenterologo che nel 1998 cercò, per l’appunto, di dimostrare che ci fosse un’associazione tra il vaccino trivalente (per morbillo, parotite e rosolia), disturbi intestinali ed autismo.
Secondo la sua ipotesi esistevano una serie di reazioni a catena per cui un aumento della permeabilità intestinale avrebbe facilitato il passaggio di sostanze tossiche attraverso la barriera ematoencefalica, un’unità funzionale il cui scopo è di proteggere il tessuto cerebrale dalle sostanze nocive contenute nel sangue, e permesso loro di interferire con il normale sviluppo del cervello, causando l’autismo. Compì i suoi studi su 12 bambini, un campione numericamente insufficiente per poter generalizzare i risultati, ma questo non fu l’unico problema. L’ex medico si preoccupò, infatti, di falsificare attivamente i dati raccolti con la sua ricerca. Attualmente la truffa è stata svelata e, grazie al giornalista investigativo Brian Deer, sappiamo anche dire come sia stata orchestrata:

  • Secondo il medico fraudolento 9 dei 12 bambini erano affetti da autismo regressivo, in realtà 3 di questi 9 bambini non avevano mai ricevuto questa diagnosi; pare, inoltre, che solo un bambino su 12, in realtà, fosse inequivocabilmente affetto da autismo;
  • Nell’articolo si dichiarava che prima del vaccino tutti e 12 i bambini fossero perfettamente normali, in realtà per 5 di loro erano stati precedentemente documentati problemi dello sviluppo;
  • Egli sosteneva, inoltre, che i bambini avessero iniziato a manifestare dei sintomi comportamentali nei 14 giorni successivi al vaccino, invece, fatta eccezione per i 5 bambini che presentavano un comportamento atipico già prima della vaccinazione, gli altri avevano iniziato a manifestare i primi comportamenti sospetti mesi dopo aver ricevuto il vaccino trivalente;
  • In 9 casi i bambini non presentavano nessuna infiammazione intestinale, ma nel riportare i dati venne invece dichiarato che questi soffrivano di colite aspecifica (con lo scopo di sostenere l’ipotesi dell’associazione tra i disturbi intestinali e l’autismo);
  • I soggetti sperimentali erano stati reclutati in un gruppo di persone contrarie al vaccino trivalente: la maggior parte dei genitori di questi bambini, infatti, mentre la ricerca era in atto, erano impegnati in battaglie legali per ottenere un risarcimento ed erano clienti dell’avvocato Richard Barr, la stessa persona che aveva corrotto Wakefield.

Quello presentato nell’ultimo punto non era il solo conflitto di interessi che vedeva coinvolto l’ex medico inglese. Qualche mese prima che l’articolo contro il vaccino trivalente fosse pubblicato, infatti, egli aveva brevettato un vaccino monovalente contro il morbillo. Questo elemento ci fa capire come mai questi avesse sostenuto a più riprese la nocività di quello trivalente e suggerito di usarne uno monovalente, seppure questo non esistesse. Il motivo è che quel vaccino in realtà esisteva ed era stato lui stesso a brevettarlo. Nello stesso periodo aveva brevettato anche prodotti per la cura dell’autismo e di malattie infiammatorie croniche, come quelle intestinali che sosteneva essere legate all’autismo. Una truffa architettata nei minimi dettagli che, se fosse andata a buon fine, gli avrebbe portato introiti da molteplici fonti.

La comunità scientifica, comunque, non ha chiuso gli occhi di fronte a questa pagina della storia e, nonostante i dati di questa particolare ricerca fossero stati falsati, ha continuato ad indagare una possibile relazione tra vaccini ed autismo, senza che questa fosse provata in nessun modo.

I nuovi studi sono stati compiuti su popolazioni così ampie che, da un punto di vista statistico, avrebbero permesso di individuare anche labili associazioni tra vaccini ed autismo, eppure non è successo. Un’altra cosa da considerare è che il meccanismo ipotizzato da Wakefield, in base a cui sarebbe coinvolta nell’ipotetico legame anche un’infezione intestinale, non è mai stato provato, anzi, non esiste nessuna possibile evidenza del ruolo del sistema immunitario nell’insorgenza dell’autismo.

Nonostante ciò le persone continuano a credere a quello che diceva Wakefield e trattano l’Organizzazione Mondiale della Salute ed altri organi come se fossero dei vampiri, pronti a fare del male a dei bambini innocenti pur di guadagnare denaro. In qualche modo una considerevole fetta di popolazione ha preferito credere ad un uomo corrotto che all’intera comunità scientifica. Anzi, quello che era l’intento del medico fraudolento, screditare il vaccino trivalente, si è esteso fino a mettere sotto accusa ogni tipo di vaccino, ciò anche grazie a moderne campagne di disinformazione che fanno leva sulle paure della gente.

 

Referenze:

G. Icardi e C. Alicino “Vaccini e autismo: la bufala che non passa mai di moda” Genova medica, 3/2017

Salmaso “Vaccinazioni anti-morbilo-parotite-rosolia e autismo: un falso in atto pubblico” Medico e bambino 5/2012.

Sitografia:

http://briandeer.com/mmr/lancet-summary.htm, consultato il 28/03/2017.

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Federica Molteni
Piacere, Federica! Studio psicologia clinica presso l’Università di Milano Bicocca, in cui ho conseguito anche la laurea triennale, con una tesi sulle lingue dei segni. Nel 2016 ho avuto l’opportunità di passare sei mesi a Lisbona e di frequentare l’ISPA come studentessa Erasmus. Ho sempre creduto che la mia passione più grande, insieme alla psicologia, fosse la scrittura, ma la conoscenza di noi stessi passa anche attraverso l’Altro e, parlando con i miei amici, mi sono resa conto di quanto mi piaccia spiegare (e usarli come cavie, ndr). L’amore per la psicologia, la scrittura e gli “spiegoni” mi sembrano tre ottimi motivi per partecipare con entusiasmo al progetto di Cultura Emotiva. In futuro vorrei diventare psicoterapeuta cognitivo comportamentale ed essere abilitata alla schema therapy, ma sono golosa e mi piacerebbe anche assaggiare esperienze diverse da quelle che credo di volere, del resto “ci vuole tutta la vita per imparare a vivere” (Seneca, De brevitate vitae). Contatti: f.molteni13@gmail.com

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