Il tema di questo articolo è l’esperienza di flow. Per capire cosa sia il flow, soffermiamoci a pensare allo scorrere delle nostre giornate. Alcune volte ci sembra che il tempo non passi mai, i minuti sembrano ore e dopo pranzo vorremmo già che arrivasse sera per godere di un po’ di riposo.

Altre volte invece arriviamo all’ora di cena che non ce ne siamo nemmeno accorti, l’ora di attesa in treno ci è sembrata durare 10 minuti e il turno di lavoro è stato così stimolante che non sembra possibile siano già trascorse 8 ore. E questo cosa vuol dire? Come mai a volte il tempo sembra volare ed altre volte invece sembra non scorrere mai?

Per capirci qualcosa, può tornare utile la definizione di flow, teorizzato da Csikszentmihalyi.

Il flow è uno stato mentale di benessere, caratteristico di una esperienza ottimale, data dallo sforzo nel raggiungere un obiettivo.

Durante lo stato di flow, sembra che tutto abbia un senso, sembra di vedere chiaramente ogni soluzione, ci si sente carichi ed efficaci. A volte si è talmente assorbiti in quello che si sta facendo che si riesce immediatamente a capire quale deve essere la prossima mossa. Ci si sente vincenti.

Stiamo parlando di uno stato temporaneo, in cui tutta l’attenzione è focalizzata sull’obiettivo e su quello che si sta facendo. In questo momento l’attenzione non ha fisicamente tempo per l’auto giudizio, è un momento in cui non si pensa a sé stessi e la percezione del tempo può essere distorta.

Questo stato temporaneo a volte capita casualmente, ma si può anche generarlo intenzionalmente. Per creare uno stato di flow, bisogna prestare molta attenzione al tipo di obiettivi che vengono stabiliti. Infatti, non tutti i tipi di obiettivi sono caratteristici dello stato di flow.

Gli obiettivi devono avere valore intrinseco, devono essere sfidanti ma possibili e si devono poter misurare oggettivamente i progressi verso il raggiungimento degli stessi. Tendere verso obiettivi che sono molto molto semplici da raggiungere ragionevolmente genererà noia, mentre invece obiettivi difficilissimi probabilmente eliciteranno ansia.

Se il primo giorno dopo l’esame di patente di guida una persona che ha imparato a guidare in pianura, si addentra in montagna con la macchina piena di amici, verosimilmente avrà ansia e non sarà in stato di flow durante il raggiungimento dell’obiettivo, perché questo è troppo sfidante.

Molto importante a tal proposito sono le capacità e le competenze che percepiamo di avere, non solamente le nostre reali capacità. Infatti, se una persona sta guidando con una nebbia molto fitta ma si sente che ne ha le capacità, nonostante guidi molto raramente in quelle condizioni, sarà meno in ansia di chi affronta banchi di nebbia da sempre ma non si sente mai pronto.

Un’altra caratteristica importante degli obiettivi è l’intrinsecità. Se si sta cercando di raggiungere una meta a cui si tiene molto intrinsecamente, la concentrazione sarà più alta rispetto a quando si lavora per raggiungere un qualcosa di fondamentalmente estrinseco.

Per esempio, sul luogo di lavoro, si può reputare estrinseco di per sé lo stipendio, mentre intrinseci sono quei compiti che svolgiamo con piacere, e non solo per portare a casa i soldi a fine mese.

L’ultima caratteristica, anch’essa fondamentale, è che i progressi verso l’obiettivo devono poter essere misurati oggettivamente. Per esempio, porsi come obiettivo “l’essere più felici domani” può essere difficile da misurare e quindi non genererà flow. Se invece, l’obiettivo è “fare più sorrisi domani”, questo è teoreticamente facilmente misurabile.

Non bisogna dimenticare però, che per generare un’esperienza di flow le tre caratteristiche che devono avere gli obiettivi devono essere presenti contemporaneamente. Se per esempio abbiamo un obiettivo che è sia intrinseco che sfidante, ma non si riesce a misurare oggettivamente, non genererà flow.

 

Perché è utile imparare a creare un’esperienza di Flow?

Si può generare un flow ogni volta che abbiamo bisogno di staccarci un po’ da uno stato di malessere, che sia una brutta situazione temporanea, o cronica, oppure un’emozione forte, come una grossa rabbia contro il capo, una gelosia verso il partner a cui non si riesce a smettere di pensare.

Anche in una noiosa giornata di lavoro, uno di quei giorni in cui nulla sembra avere il senso di sempre, ecco che qui un po’ di flow ci può solo fare bene. Ci aiuta a “respirare un po’”, a prendere “una boccata d’aria”!

Durante l’esperienza di flow ci si sente esattamente dove si vorrebbe essere, tutto sembra avere un senso, è perfetto così come è ed il tempo sembra non essere importante.

Questa sensazione di fluidità può influenzare anche altre aree della nostra vita, accrescendo il nostro benessere. Sia a livello personale che anche a livello produttivo industriale, il flow è qualcosa che si può imparare a generare, sperimentare e vivere.

È uno strumento utile per aumentare la produttività organizzativa, e difatti il flow ci rende talmente presenti al nostro obiettivo che si diventa estremamente efficienti. Il flow aiuta anche ad aumentare il benessere individuale, battendo quella che è l’entropia psichica, ovvero uno stato di disorganizzazione del sé che influenza negativamente l’efficacia e il benessere individuale, congelando in un certo senso l’energia mentale.

Lo stato di flow permette di aumentare la soddisfazione e la motivazione mentre si lavora per raggiungere il proprio scopo perché l’informazione proveniente dall’esterno, ovvero la misurazione dell’avanzamento verso la meta, viene riconosciuta come congruente con l’obiettivo stabilito e quindi aumenta gli stati affettivi positivi (il nostro positive affect).

Per esempio, potrei pensare ad un’esperienza di flow in una call center. Prendiamo un lavoratore che vuole creare uno stato di flow. Come può fare? L’attenzione del lavoratore potrebbe essere spostata sul seguente obiettivo: fare una veloce rilevazione dell’umore dei clienti attraverso la loro voce e cercare di dirgli arrivederci quando sembrino essere più allegri.

L’obiettivo in questo caso è interno perché il lavoratore si vedrà sempre meno concentrato sul suo stipendio (valore estrinseco del lavoro), ma sempre più concentrato in un obiettivo che possa rendere il lavoratore stesso più soddisfatto (aiuta a far star bene la gente).

Inoltre, l’obiettivo è misurabile, infatti il lavoratore può contare giornalmente il numero di persone che rispondono con una voce arrabbiata e che invece alla fine della chiamata salutano e ringraziano con una voce serena. Ovviamente questo è un obiettivo raggiungibile, ma non estremamente facile. Quindi potrebbe verosimilmente genere uno stato di flow.

Questo è solo un esempio, giusto per sottolineare come ci si potrebbe allenare a creare degli espedienti che ci rendano i momenti più difficili un po’ meno pensanti! Generare il flow è qualcosa di cui l’essere umano ha bisogno, per passare il suo tempo in modo sia produttivo che appagante.

Imparare a generare il flow può sempre venire utile, soprattutto quando ci si sente annoiati e senza voglia di fare le cose, quando ci sembra che il tempo sia infinito. Trovare un obiettivo intrinseco, sfidante e misurabile può aiutarci a sorridere e rimetterci in pista durante la nostra giornata, facendoci sentire più efficaci, produttivi e felici.

 

Bibliografia

Csíkszentmihályi, M. Flow. Chapter 2, The Anatomy of Consciousness.

Csíkszentmihályi, M. Flow. Chapter 4, The Conditions of Flow.

Appunti personali tratti dagli insegnamenti del Dr.Gordon, Ph.D. Psy Professor, Uncw.

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Arianna Coglio
Dott.ssa in Scienze e tecniche psicologiche con 110/110 presso l’Università Cattolica di Milano, proseguo gli studi con la Laurea Magistrale in Psicologia per le Organizzazioni. Nel 2016 ho frequentato un semestre accademico negli Stati Uniti (Wilmington-NC), durante il quale ho partecipato ad un tirocinio presso la clinica neuropsicologica “Cape Fear Clinic” con il Dr. Puente (presidente in carica dell’APA) e sono entrata nella Honors Society universitaria. Per passione ho completato un diploma in Naturopatia con specializzazione in Reflessologia Plantare, presso il centro Accademia Sol di Gallarate (VA), iscrivendomi al registro SIAF per gli operatori olistici. Nel 2015 ho avuto la fortuna di seguire un progetto di volontariato in Etiopia in una scuola primaria, dove mi sono occupata del doposcuola. Un caloroso abbraccio a tutti i lettori di Cultura Emotiva! Contatti: ariannacoglio@libero.it

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