Cari lettori, vorrei ritornare a parlarvi di psicologia del lavoro.

Se ben ricordate vi ho precedentemente raccontato la mia esperienza nel fantastico mondo della Grande Distribuzione Organizzata (per chi non avesse letto questo è l’articolo).

Bellissima esperienza, niente da dire, in particolare venire a contatto con orde di clienti bisognosi di aiuto, consigli o, a seconda dei casi, inferociti e intrattabili (nota sarcastica? va be’ nonostante i millisecondi di desiderio di un omicidio di massa che mi passavano per la mente mi sono anche divertita!).

Questa volta, e in questo spazio però, voglio approfondire il punto di vista dei cosiddetti Consiglieri di Vendita, ok sì i commessi…

Durante il mio stage, una cosa che mi colpiva molto era l’ingresso in Azienda dei miei “colleghi”: divisa di ordinanza dai colori ehm… direi “particolari”, fosforescente porta-pranzo termico contenente di solito paninazzo imbottito o spinacina con contorno, ma soprattutto la “faccia da battaglia”, assonnata, lievemente scazzata, ma pronta ad affrontare una nuova giornata, in compagnia degli “alleati”: caffettino in compagnia e si scende tutti insieme in trincea!

Eh sì il bello è proprio questo: l’essere insieme. Come potrebbe funzionare un qualsiasi negozio senza un gruppo unito e compatto?? Impossibile!

Bene, probabilmente Joseph Campbell (2008) è venuto a comprare qualcosina lì al Centro Commerciale e guardandoli ha elaborato questa sua fantastica teoria, che sembra fatta apposta per loro! È la Teoria del Viaggio dell’Eroe.

Prendete qualunque storia, per esempio l’Odissea o, per chi non vuole cose così complicate, la favola di Cappuccetto Rosso, una canzone o qualsiasi opera d’arte; potrete notare che seguono sempre e costantemente la stessa trama, chiamata monomito:

“C’era una volta un eroe simpatico e carino ma che si cacciava sempre nei guai, si avventurava in regioni meravigliose, incontrando forze favolose e, in un modo o nell’altro, con la gran fortuna che si ritrovava, vinceva la sua battaglia e tornava dalla sua misteriosa avventura con il potere di aiutare gli altri uomini”.

Il viaggio dell’Eroe rappresenta quasi un processo di scoperta, di integrazione e di realizzazione di sé. Lieto fine garantito, of course…

Parliamoci chiaro, nella nostra misera vita quotidiana, non è che sia proprio così… però nei gruppi (gruppi di amici, gruppi di ballo caraibico, gruppi di auto-aiuto, complessi musicali,…) e in particolare nei gruppi di lavoro, questo schema si ritrova: l’Eroe è rappresentato dal gruppo (considero voi miei cari commessi!) mentre i draghi, le streghe e gli elfi sono sostituiti da tutte le sfide e gli avversari che incontra la vita organizzativa: contrattempi, nuovi obiettivi commerciali, problemi personali, capi odiosi e anche voi, clienti insopportabili!

E allora, che ne dite, partiamo insieme ai nostri Eroi??

PARTENZA!

La vita in negozio prosegue come sempre, la solita tiritera ma che dà taaanto un senso di sicurezza e di controllo. All’improvviso, però, succede qualcosa che disturba questo senso di stabilità (per esempio, le vendite stanno calando o bisogna essere al passo con gli altri punti vendita!). E ora che si fa?? Oddio, paura, nooo non ce la possiamo fare!! Il gruppo è obbligato a creare un senso di coinvolgimento, che avrà certamente più potere di quanto non ne avrebbero i singoli membri da soli. Rafforzati dalla coesione, mano nella mano, partono da un mondo conosciuto e iniziano la loro impresa, proprio come Ulisse con il suo veliero, forza ragazzi!!

INIZIAZIONE

Il team di Eroi viene sottoposto ad una serie di prove per iniziare la sua trasformazione. Draghi simbolici dovranno essere uccisi e, se si è fortunati come quel rimbambito di Pinocchio, il Grillo Parlante verrà ad aiutarli. Potrebbe essere un manager esperto che assiste il gruppo, oppure potrebbe essere una persona esterna all’organizzazione: come un consulente, uno psicologo o un coach che presenterà la sua visione obiettiva e distaccata della situazione, chiederà al gruppo di esporre il loro punto di vista, di esplicitare le paure, le ansie e le possibili soluzioni e infine, insieme a loro, elaborerà un piano d’azione.

RITORNO

Dopo questa avventura, i nostri Eroi/commessi pieni di acciacchi e di adrenalina in circolo cosa potranno fare? Ritornare simbolicamente a casa, aaaahhh finalmente!! Con una bella ricompensa che in realtà è un mega pacco regalo! La sfida li ha portati a raggiungere non solo un obiettivo evidente, come per esempio mettersi in pari con gli altri punti vendita o battere la concorrenza, ma, cosa più importante, anche un obiettivo latente, ovvero la scoperta di una nuova modalità di vendita, una nuova risorsa personale che la singola persona non sapeva di possedere e che in questo caso ha fatto davvero la differenza.

E non è finita qui! Anche i legami interpersonali si sono rafforzati; con i colleghi hai affrontato il viaggio e la battaglia, loro ti hanno consolato e incoraggiato e probabilmente ti farebbe un gran piacere andare insieme a prendere un aperitivo per festeggiare!

Il vero successo dell’Eroe consiste proprio nel riportare la ricompensa alla realtà quotidiana, dove contribuirà a rinnovare l’organizzazione lavorativa. The End!

Il politico Harold Wilson diceva:

“Colui che rifiuta il cambiamento è l’architetto del decadimento. L’unica istituzione che rifiuta il progresso è il cimitero”.

Il cambiamento, lo sappiamo tutti, è un evento inevitabile, che come tutti i processi può essere doloroso e disorientante, ma porta anche l’opportunità di sviluppare fiducia e un nuovo modo di vivere con le nostre risorse, le nostre emozioni, i nostri limiti, e anche con quelli delle persone che incontriamo in questo percorso.

La voglia di mettersi in un angolino al buio e nascondersi per l’eternità è un tipico atteggiamento di fronte a questi momenti di crisi. È qui che il gruppo mostra la sua forza, in particolare all’interno delle Aziende che sono veri e propri organismi formati da miriadi di persone. L’idea paranoide “Sono solo contro il mondo” deve essere sostituita da “Io sono con te, e tu sei con me”.

Una performance di successo può essere raggiunta solo attraverso la conoscenza reciproca dei membri, sì anche a partire dall’applicazione del Process Communication Model e degli stili di interazione che ci suggerisce Taibi Kahler (funzionano per tutti, ve lo garantisco, provare per credere!).

La coesione e l’integrazione delle singole individualità piuttosto che la valorizzazione di poche personalità di spicco in grado certamente di generare un risultato, ma anche tanta frustrazione in coloro che vi gravitano attorno. Investire sulla pluralità e garantire a tutti i componenti di un contesto di lavoro la possibilità di far sentire la propria voce, di essere parte attiva e ascoltata della vita organizzativa, solo in questo modo si potrebbero contenere dinamiche nocive e distruttive come quelle basate sulla competizione, prevaricazione e invidia.

E se ancora, cari miei manager, futuri Sergio Marchionne, semplici commessi della Lidl non siete convinti di ciò che dico, faccio parlare per me un giovane Steve Jobs (lo conoscete?) che, diciamo, sa il fatto suo:

https://www.youtube.com/watch?v=vctVGm1-O4Q

Abbiamo bisogno di tanti Eroi in questo pazzo pazzo mondo, Superman da solo non basta…!

 

BIBLIOGRAFIA

  • Campbell, J. (2008). L’eroe dai mille volti. Milano: Guanda.
  • Fici, E. (2017). The Process Communication Model, ovvero: che razza di persona sei?! Portale online Cultura Emotiva, ​4/07.
  • Kets de Vries, M. (2012). Effetto porcospino. Il segreto per costruire team eccellenti. Milano: FerrariSinibaldi.
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Emanuela Fici
Sono Emanuela Fici, 31 anni, vivo in Sicilia, a Corleone. Laureata nel 2013 in Psicologia clinica dell’arco di vita presso l’Università degli Studi di Palermo, ho seguito un Master in Gestione delle Risorse Umane. Questo mi ha permesso una bella esperienza in ambito “Relazione Cliente” nella GDO. Nel 2015 mi sono abilitata Psicologa, al momento mi sto occupando principalmente di comunità per minori in fase di adozione/affido e MSNA in qualità di Educatore. Ho scritto articoli di ricerca riguardanti adolescenza e maternità in adolescenza per The International Journal of Humanities & Social Studies e Psicologia Clinica dello Sviluppo. Mi sono occupata di Peer Education in collaborazione con le scuole superiori statali e il distretto socio-sanitario del mio paese. Il mio sogno? Diventare Operatore di comunità per tutta la vita! Contatti: emanuelafici@virgilio.it

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