Uomini e donne sono biologicamente diversi. La donna ha due cromosomi X, l’uomo ha un cromosoma X e un cromosoma Y. Fin qui siamo tutti d’accordo, ma questo cosa comporta per il nostro cervello? Esistono un cervello maschile e un cervello femminile? In questo articolo cercheremo di rispondere a questa domanda.

Vorrei però sottolineare che qui faremo riferimento al sesso biologico, quello cioè determinato a livello genetico e non all’identità di genere, che invece riguarda la sensazione intima e profonda di appartenere ad un sesso piuttosto che ad un altro, oppure a nessuno dei due. Ci sono, infatti, persone che nascono in un corpo in cui non si riconoscono e che non riconoscono come proprio. Questo è un discorso delicato e importante che sarebbe bene affrontare in modo serio e sereno, ma non verrà ulteriormente approfondito in questo specifico articolo.

Anche abbandonando tale questione, tuttavia, rimane il fatto che gli organi genitali non sono dimorfici, ossia non ci sono solo due specifiche conformazioni che possono assumere (il pene o la vulva e il relativo apparato interiore). Se il 99% delle persone possono essere facilmente inserite nelle due categorie maschili e femminili, accanto a loro c’è un 1% della popolazione, che presenta genitali con una forma intermedia tra quelli maschili e quelli femminili, o che ha entrambi, in questo caso si parla di intersessualità.

L’esistenza di persone che possiedono caratteristiche intermedie o con entrambi i caratteri può suggerirci che forse la distanza tra i due sessi non è tale da giustificare l’esistenza di un cervello maschile ed uno femminile, però non vogliamo fermarci qui. Posto che non sempre gli organi genitali sono dimorfici, cosa possiamo dire del cervello? Il cervello è dimorfico quando i genitali lo sono?

Il corpo degli uomini e quello delle donne sono differenti, e corpo e cervello sono estremamente connessi tra loro, tant’è che il cervello contiene in sé diverse rappresentazioni del corpo, a vari livelli: sensoriale, motorio ecc. pertanto sembra logico che, almeno dal punto di vista della rappresentazione corporea, il cervello maschile e quello femminile siano diversi.

Un altro aspetto per cui uomini e donne differiscono, e che ha un’influenza sullo sviluppo del cervello, riguarda il livello degli ormoni sessuali (o steroidi).

Gli ormoni sono sostanze chimiche, rilasciate nel circolo sanguigno, che regolano i processi fisiologici. Le ovaie e i testicoli producono, infatti, ormoni sessuali che vengono chiamati maschili e femminili, anche se sia i maschi che le femmine possiedono entrambi: la differenza infatti non è qualitativa, ma quantitativa. Gli uomini possiedono maggiori concentrazioni di androgeni, tra cui il più famoso è forse il testosterone, mentre le donne possiedono più estrogeni, come per esempio l’estradiolo. Questi ormoni costituiscono un importante fattore di mediazione per quanto riguarda le differenze nella forma e nelle risposte agli stimoli ambientali del cervello maschile e femminile.

In generale, però, nell’essere umano i dimorfismi (le differenze dicotomiche nella struttura tra il cervello maschile e quello femminile) sono pochi, piccoli e ambigui (Bear et al. 2007). In altre specie animali, invece, le diversità sono molte di più e più facili da spiegare. In alcuni uccelli canori, per esempio, solo i maschi cantano e quindi, ovviamente, solo i maschi possiedono importanti nuclei cerebrali deputati al canto.

Secondo Daphna Joel (2016), infatti, il sesso ha un effetto che si produce attraverso la mediazione ormonale, ma non è l’unico fattore che agisce sullo sviluppo del cervello e per essere evidente dovrebbe superare gli effetti di altre variabili, come quelle ambientali, legate all’apprendimento o ad esperienze emotive. Ciò rende impossibile classificare il cervello in due categorie distinte. Nelle sue ricerche, infatti, Joel ha documentato che la maggior parte delle persone possiede invece un mosaico di caratteristiche maschili e femminili, ossia caratteristiche più comuni nelle donne che negli uomini e viceversa.

Una spiegazione potrebbe risiedere nel fatto che il cervello umano, più di quello di ogni altro essere vivente, è caratterizzato da una grandissima plasticità cerebrale, cioè capacità di modificarsi.

Esistono due tipi di plasticità: quella legata all’evoluzione, che ha permesso al cervello della nostra specie di modificarsi perché nel corso dei secoli potessimo adattarci all’ambiente; l’altra legata al ciclo di vita dell’individuo, che permette al cervello di organizzarsi e riorganizzarsi in risposta alla sua stessa attività e ai cambiamenti ambientali.

Presumibilmente la plasticità legata al ciclo di vita ha un ruolo sia nel rendere simili uomini e donne, sia nel renderli differenti, dal momento che spesso l’appartenenza all’uno o all’altro sesso determina un diverso tipo di educazione, che può poi riflettersi su alcuni aspetti della struttura del cervello e a sua volta sul comportamento e le capacità cognitive.

Allo stesso tempo però, soprattutto nelle società occidentali, molte esperienze di vita sono simili, mentre altre sono differenti per i vari individui, indipendentemente dal genere, per esempio l’aver o non aver frequentato l’asilo nido. Ci stiamo riferendo, con questo discorso, a quello che in genetica del comportamento viene chiamato ambiente condiviso o non condiviso. Ne segue che non può, presumibilmente, esistere un individuo il cui cervello possieda solo caratteristiche maschili o solo caratteristiche femminili.

In base agli studi riportati il cervello non è dicotomico, ossia: non assume solo due specifiche configurazioni in base al sesso. È pur vero che delle differenze ci sono, anche se sembrerebbe emergere che da un punto di vista strutturale il cervello degli uomini e quello delle donne siano più simili che diversi, e non solo; sembrerebbe anche che ci siano grosse differenze tra maschi e maschi e tra femmine e femmine.

Per correttezza è comunque giusto dire che questa non è una posizione del tutto condivisa all’interno delle neuroscienze. Ci sono alcuni importanti Autori, come Baron-Cohen, che parlano di cervello maschile e femminile come differenti per quanto riguarda una specifica determinante: l’empatia, per la quale le donne sarebbero avvantaggiate. In effetti sembrerebbe che gli steroidi influenzino lo sviluppo di certe regioni cerebrali, come i lobi frontali (Blakemore, 2006).

Lo scopo di questo articolo, comunque, non è appiattire le differenze tra maschio e femmina, ma ridimensionare l’importanza che viene data a questa categorizzazione. Porre l’accento sul fatto che il sesso non è l’unico o il più importante fattore che agisce sullo sviluppo del cervello, arrivare a considerare che le differenze non riguardano solo o soprattutto gli uomini e le donne, ma i singoli individui.

Quando ci approcciamo all’Altro, non ci approcciamo ad una donna o ad un uomo, ci approcciamo ad una persona che avrà certe caratteristiche, ma che dovremo imparare a conoscere per tentativi ed errori, come uno scienziato, che mano a mano ridefinisce le proprie teorie, senza mai dare nulla per scontato.

Non è stato mai scritto, né sarà mai scritto un manuale efficace al 100% per comprendere l’altro sesso, ma vi posso assicurare che siete tutti complicati, a partire dalle vostre capacità percettive, che di libri dedicati a voi come uomini, come donne, come persone appartenenti ad una certa società, come persone dotate di logica, come persone dotate di emozioni, di inconscio, di meccanismi di difesa, di una storia (continuate così all’infinito), ne hanno scritti un marea e per comprendervi nella vostra unicità non basteranno tutti insieme.

Forse certi comportamenti è più probabile che appartengano alle donne che agli uomini e viceversa, per vari motivi, ma sono caratteristiche descrittive, non prescrittive. Questo significa che se li sentiamo affini al nostro modo di essere possiamo abbracciarli, ma non siamo obbligati a farlo, è solo ciò che è più probabile, non ciò che è giusto per tutti, e ognuno di noi in fondo sa che cosa è meglio per se stesso e ciò può anche non avere nulla a che vedere con l’identità di genere.

 

Bibliografia:

M.F. Bear et al (2007) “Neuroscienze, esplorando il cervello”.

Daphna Joel (2016) “Captured in terminology: Sex, sex categories, and sex differences”. Feminism & Psychology.

Appunti personali del corso di “Psicobiologia del ciclo di vita”.

Sitografia (per quanto riguarda l’argomento dell’identità di genere):

http://www.federica.unina.it/lettere-e-filosofia/psicologia-clinica-dello-sviluppo/identita-sessuale-identita-genere/  frequentato il 14/08/2017.

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Federica Molteni
Piacere, Federica! Studio psicologia clinica presso l’Università di Milano Bicocca, in cui ho conseguito anche la laurea triennale, con una tesi sulle lingue dei segni. Nel 2016 ho avuto l’opportunità di passare sei mesi a Lisbona e di frequentare l’ISPA come studentessa Erasmus. Ho sempre creduto che la mia passione più grande, insieme alla psicologia, fosse la scrittura, ma la conoscenza di noi stessi passa anche attraverso l’Altro e, parlando con i miei amici, mi sono resa conto di quanto mi piaccia spiegare (e usarli come cavie, ndr). L’amore per la psicologia, la scrittura e gli “spiegoni” mi sembrano tre ottimi motivi per partecipare con entusiasmo al progetto di Cultura Emotiva. In futuro vorrei diventare psicoterapeuta cognitivo comportamentale ed essere abilitata alla schema therapy, ma sono golosa e mi piacerebbe anche assaggiare esperienze diverse da quelle che credo di volere, del resto “ci vuole tutta la vita per imparare a vivere” (Seneca, De brevitate vitae). Contatti: f.molteni13@gmail.com

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