Si parla molto di “sballo” quando si parla di droga sui giornali o in televisione.

È una parola, di origine gergale, entrata nell’uso comune per descrivere, molto genericamente, l’effetto ricercato dai consumatori di droghe.

Occorre spiegare più estesamente cosa realmente accade durante lo “sballo” visto che questa parola la usano anche i genitori e spesso gli educatori. Molti penseranno ad una sorta di stordimento, qualcosa di simile ad una sbornia più intensa del solito, niente di più di uno stato di sonnolenza.

In realtà c’è in gioco un sovvertimento più complesso del funzionamento del cervello che coinvolge il controllo delle emozioni, la percezione del proprio corpo, l’esame di realtà, la percezione della propria identità.

L’indagine psicologica accurata su giovani dediti allo “sballo”, che si sono rivolti a noi per ricevere una cura, ha rivelato una discreta presenza di tratti dissociativi, vale a dire la tendenza a separare una parte di sé con un funzionamento autonomo rispetto al resto che rimane come temporaneamente disattivato.

Questa parte separata ha avuto origine dal disperato tentativo del soggetto, in un’età in cui non disponeva di difese sufficienti, di relegare la percezione e la memoria di ciò che di brutto gli accadeva in una parte separata di sé che rimane come sepolta.

Questa parte di sé può però riattivarsi quando una circostanza, nel presente, ha la capacità di attivare antiche sofferenze, con una tale intensità e con una distorsione della percezione del tempo che è come se accadessero oggi.

È così che si attivano comportamenti di cui i pazienti spesso si rammaricano dolorosamente, perché si tratta di qualcosa che non vorrebbero fare ma si trovano a metterli in atto come guidati da una forza incontrastabile.

Antiche sofferenze non riconosciute possono alterare stabilmente lo stato di quiete con un disagio fatto di noia, impazienza, caduta di interessi, irritabilità, tensione.

Si può cercare, per sollievo, un’altra parte di sé, un altro stato, un altro modo di essere anche a costo di gravi compromissioni. Parti diverse di sépossono essere considerate come il risultato di un imponente processo di scissione a scopo difensivo.

È questo che nei soggetti con organizzazione borderline di personalità dà origine a personalità diverse in momenti diversi, anche nella stessa giornata o con persone diverse.

Anche il “divertimento”, se così lo vogliamo chiamare, viene organizzato secondo una strategia dissociativa come per mettere in atto l’intenzione di vivere in uno stato mentale senza pensieri, senza responsabilità, senza senso del tempo e in cui la percezione del mondo non ponga obblighi né confronti. Questo è lo “sballo”.

Amare lo “sballo” significa aver scelto di organizzare la propria vita e la propria mente in parti separate. Trovare un rifugio in un’altra parte di sé.

Come segno di questa tendenza, ad un livello superficiale questi pazienti tendono ad organizzare le soluzioni per i propri disagi immaginando un’altrove in cui staranno meglio, una nuova città, la campagna o il mare.

Sempre soluzioni che responsabilizzano il mondo esterno per il proprio stato.

Queste soluzioni sono l’espressione di una rinuncia a considerare il sé come il luogo del controllo della propria condizione nel mondo.

Ciò implica l’idea di vivere la percezione del mondo come una pellicola fotografica, recettore passivo degli stimoli esterni. Ecco una delle ragioni per cui viene ricercata l’alterazione della percezione come soluzione.

È come affidarsi ad una grande bugia. “Non voglio affrontare ciò che realmente c’è ma ciò che vorrei ci fosse”.

Da alcuni anni nel nostro Reparto impieghiamo l’EMDR per integrare parti dissociate della personalità dei pazienti.

Il risultato è una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e dei propri impulsi che consente ai pazienti di sviluppare una maggiore padronanza su di sé come condizione di base per affrontare il lavoro sulla tossicodipendenza e altre forme della patologia del comportamento, alimentare, sessuale o impulsivo.

 

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Furio Ravera
Laureato in Medicina e Chirurgia all'Università di Milano, ha conseguito la specializzazione in Neuropsichiatria Infantile. Dal 1980 è psichiatra presso la Casa di Cura Le Betulle dove è direttore dei reparti "Abuso e Dipendenze da Sostanze Stupefacenti e Farmaci" e "Disturbi di Personalità e Disturbi Psicotici". Ha completato il 1° Corso MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction) e il Corso di 1° e 2° Livello EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) per il trattamento dei traumi. Insieme a Roberto Bertolli ha fondato le Comunità Terapeutiche Crest, la Società di Studio per i Disturbi di Personalità (SdP), la Comunità Terapeutica Cima di Milano e il Centro Terapeutico La Ginestra di Milano. Ha prestato numerose consulenze presso Sert, Casa di Cura Villa del Principe, Casa di Cura Villa dei Pini. Già Professore a contratto presso la Scuola di Psicologia Clinica dell'Università di Milano Bicocca, tra le numerose pubblicazioni annovera "Un fiume di cocaina" e "Le regole e la manutenzione della Vespa".

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