“Io qui vagando al limitare intorno,

Invan la pioggia invoco e la tempesta […]”.  

Queste sono rime scritte dal celebre Giacomo Leopardi, uno dei maggiori poeti dell’Ottocento in Italia, esponente del classicismo romantico letterario ma anche e soprattutto grande precursore dell’esistenzialismo.

Grazie a queste sue straordinarie capacità il caro Giacomo mi aiuterà nella stesura di codeste “sudate carte”. Ricordiamo che il poveretto è stato da sempre considerato uno dei geni più sfortunati e pessimisti, nei secoli dei secoli, Amen!

Lontano anni luce dal grande poeta, Seligman (2003), l’ideatore della Psicologia Positiva, afferma che il benessere personale, o meglio la vera felicità, consiste nel provare emozioni positive riguardo al passato e al futuro, quindi fare pace con le precedenti vicende e non aspettarsi chissà cosa dall’avvenire, ma godersi il momento attuale, e mettersi al servizio di qualcosa più grande di noi mediante il pieno utilizzo delle nostre risorse.

Forse per la sua storia familiare alquanto travagliata, forse perché non era molto in salute, forse per la sua spiccata sensibilità è stato da sempre deriso e bistrattato da letterati e non; “troppo cupo e negativo” dicono tutti, “che noia studiarlo” dicono a scuola.

Diciamo che quella di Seligman non è proprio l’esatta descrizione di Leopardi eppure paradossalmente c’è un punto di congiunzione tra i due: tutto il mondo conosce almeno una sua poesia, quindi eccome se le ha utilizzate le sue capacità!

Ciò di cui vorrei parlarvi è proprio la positività o meno dell’atteggiamento pessimistico, scusate il gioco di parole…

La più diffusa convinzione tra gli esseri umani, sostiene la teoria di Seligman, è che bisogna to think positive sempre e comunque, avere un atteggiamento attivo, energico, solare, e solo così si può raggiungere il successo nella vita… come se le persone pessimiste fossero degli zombie privi di spina dorsale, senza carattere, inclini solamente al Disturbo Depressivo Maggiore.

Difendo la categoria (perché sono una di voi miei cari Negativi, yeah!), il pessimismo non è rassegnazione, non è scettico immobilismo, non è mancanza di ambizione, non è paura o insicurezza, lo stesso Giacomo ne è un esempio!

“Il pessimismo è pericoloso solo se induce alla resa; ma altrimenti il male lo fa l’ottimismo e il tranquillismo che inducono a non far niente”.(G. Sartori)  

Allora, consideriamo una situazione tipo, Giacomo deve prendere una decisione importante per il suo futuro: scrivere o no le Operette Morali.

Se lui fosse un Yes Man, penserebbe che andrà tutto benone, questo libro sarà un successo! Piacerà a tutti, firmerà copie alla Mondadori, foto con i fans eccetera, in pratica una visione del mondo tutta fiori e paillettes.

Pensiamo a un meccanismo di difesa molto utilizzato, il controllo onnipotente. Per attenuare l’ansia per un evento ignoto, poco conosciuto, una buona soluzione è di “avere potere su qualcosa o su qualcuno”, manipolare gli eventi e interpretarli come frutto delle proprie azioni.

I Positivi attuano questa difesa in maniera soft, oserei dire “a risparmio energetico”: pensano che le cose negative siano dannose per il proprio benessere psichico, difficile migliorarle poiché questo richiederebbe un notevole dispendio di risorse, quindi tentano di eliminare ogni pensiero negativo dalla propria mente, sciò!

Invece, Giacomo si vuole complicare la vita, utilizza la versione evoluta del controllo onnipotente: il pessimismo difensivo. Uno dei grandi vantaggi del pessimista è la comprensione che le cose negative sono reali e possono tranquillamente accadere.

Il pessimismo difensivo consiste proprio in questo: stabilire basse aspettative per il futuro ed eseguire un attento esame dei possibili esiti (positivi e negativi) degli eventi.

Il thinking through process, una delle componenti di questa strategia, permette a Giacomo di riflettere approfonditamente su un ventaglio di possibili disastri che potrebbero accadere qualora cominciasse a scrivere la sua opera: mancanza di idee e d’ispirazione, tiepida accoglienza del pubblico, conseguente depressione del poeta, fino alle eventualità a più bassa probabilità (avvelenamento del nostro caro Giacomo da parte di un fan deluso dal suo libro).

Questo processo di esame può aiutare gli individui a reagire alla propria ansia trovando una motivazione agli sforzi necessari ad evitare i disastri contemplati.

Permette alle persone di sentirsi “in control”, cioè in grado di padroneggiare non solo l’ansia derivante dal non sapere ma anche l’ignoto stesso; questo può facilitare una migliore prestazione e una più positiva ricostruzione mnemonica della situazione a posteriori.

In altre parole, si sfrutta l’ansia a proprio vantaggio, in modo tale che non interferisca con la propria prestazione (Norem, Illingworth, 1993). Un Positivo non formulerebbe mai queste ipotesi, figurarsi pensare a se stesso come probabile soggetto in fin di vita, ma si affiderebbe con abbandono alla sua buona stella.

“Sii preparato!” (R. Baden-Powell)

È il motto (estremamente pessimista-difensivo) degli Scout di tutto il mondo e in effetti, in una giornata di pioggia, è normale aspettarsi che si possa spegnere il fuoco e devi almeno sapere come riaccenderlo, no?!

La legge di Murphy dice che quando tutto sembra andare bene probabilmente qualcosa ci è sfuggito, sì perché in un mondo in costante cambiamento non possiamo sperare che tutto proceda secondo i nostri piani ma bisogna certe volte considerare anche tutte le sorprese che potremmo trovare lungo il nostro percorso, e aver pronto un piano B per ognuna di esse (Franzolin, 2017).

Attenzione, qui si parla di pessimismo sano, che si adatta alle situazioni in corso, fa le prove tecniche e psicologiche di avvenimenti evitabili e inevitabili, diverso è il caso del pessimismo disadattivo che è stabile, molto vicino alla sintomatologia depressiva, che non attua meccanismi di coping della situazione ma “si piange addosso”, rassegnandosi fatalmente al proprio triste destino…

Qual è il miglior modo di vivere, come Giacomo che ipotizza la sua morte per avvelenamento o come i Positivi col sole in fronte?

Probabilmente la soluzione migliore è la flessibilità, la sensibilità alle situazioni e la capacità di adattare le proprie strategie personali in modo che portino a comportamenti efficaci e a un maggiore benessere soggettivo (Locci, 2003).

L’infinità complessità del mondo e degli esseri umani è qualcosa con cui bisogna fare i conti, fin da piccoli.

È pur vero che un bambino fin dalla nascita presenta caratteristiche innate d’intraprendenza o paura nei confronti del mondo circostante ma l’ambiente che lo accoglie e le persone che lo accudiscono possono agevolare lo strutturarsi di un carattere ottimista o pessimista (sano o disadattivo).

Pensiamo ai piccoli premurosi gesti di consolazione che un adulto, di solito la madre, mette in atto nei confronti di un bambino che piange perché ha subìto una caduta, ha avuto un incubo durante il sonno, ha fame.

Secondo Bion (1962), la funzione di rêverie determina un contenimento trasformativo delle angosce del neonato mediante il quale la madre accoglie i contenuti dolorosi del piccolo e li restituisce depurati dai loro aspetti distruttivi.

È proprio in tale ambiente primario di accudimento che si apprende, in maniera quasi inconsapevole, la modalità di valutazione autonoma della realtà, anche osservando il mondo con le lenti scure del pessimismo, se si vuole.

E, come ci ha insegnato la mamma di Bion, si acquisiscono anche le strategie di fronteggiamento degli accadimenti frustranti, l’ansia dell’incertezza in particolare, ipotizzando molteplici soluzioni oppure credendo fermamente nella nostra proverbiale fortuna…

 

BIBLIOGRAFIA

–          Franzolin, E. (2017). Il potere della semplificazione. Innovare e ridurre i costi della complessità con il metodo Inventive Simplification. Milano: goWare & Guerini Next.

–          Locci, P. (2003). Elogio del pessimismo. Ovvero, istruzioni per vivere “comunque bene”. Milano: Franco Angeli.

–          Ruvolo, G. (2001). La psicologia dinamica come scienza clinica. Napoli: Edises.

–          Seligman, M. (2003). La costruzione della felicità. Milano: Sperling & Kupfer.

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