Come e perché si diventa eroi? Un addestratore di eroi ha dei suggerimenti al riguardo…

Philip Zimbardo è uno degli psicologi più importanti della nostra epoca, certamente ha lasciato un segno grazie ai suoi esperimenti su cui si discute ancora oggi dopo decadi e che gli valsero l’ingiusto soprannome di “dottor Male”, un nomignolo che fa pensare all’arcinemico di qualche supereroe ma che negli anni successivi è cambiato in un più amichevole “addestratore di eroi”.

Per spiegare come vengono addestrati i suoi eroi e che cosa significhi bisogna raccontare brevemente come Zimbardo si è guadagnato il primo dei due soprannomi: uno dei più famosi e preoccupanti esperimenti mai condotti è l’esperimento della prigione di Stanford del 1971, nel quale 24 studenti del college si trasformarono nel giro di poche ore in perfetti prigionieri e aguzzini.

L’esperimento di Zimbardo prevedeva che i partecipanti coprissero i ruoli di prigionieri e guardie per due settimane nella simulazione di un carcere per studiare gli effetti negativi sul comportamento umano: in altre parole come nasce il male.

Non durò che cinque giorni: gli sperimentatori dovettero sospenderlo per via delle estreme conseguenze sul comportamento e sulla salute dei 24, prigionieri e guardie.

Se all’assegnazione dei ruoli erano tutti studenti sereni, selezionati tra quelli meno tendenti alla violenza o a sottomettere il prossimo, già dal secondo giorno iniziarono a comportarsi volontariamente secondo i propri ruoli: le guardie maltrattavano i prigionieri mentre questi erano paranoici e cercavano di evadere.

Che cos’ha a che vedere questo con il diventare eroi? Come li allena Zimbardo? Cos’ha a che vedere con il fare buone azioni?

Se l’esperimento venne sospeso fu grazie alla fidanzata di Zimbardo: Christina Maslach si rese conto che quanto stava succedendo era sbagliato e fece pressione per fermare l’esperimento. Una qualità degli eroi che può essere sviluppata da chiunque è quella di saper vedere ciò che è sbagliato.

È una qualità che può essere accresciuta stabilendo un legame con il prossimo, identificandoci con chi incontriamo, mettendoci nei loro panni; fare il contrario di ciò che fecero inconsapevolmente le “guardie” dell’esperimento: si distaccarono dal gruppo dei prigionieri, che vedevano come “altri” non più come “noi”.

Secondo lo psicologo Paul Bloom nasciamo tutti in grado di cogliere automaticamente le emozioni altrui, inclusa la sofferenza, e di identificarci con loro e questo ci rende potenzialmente buoni. Aiutare o fuggire non è dettato dalla natura, ma dalle circostanze e dalla scelta personale.

Durante l’esperimento alcune “guardie” si lasciarono influenzare dalle circostanze, altre decisero di non combatterle e dopo ogni maltrattamento era più difficile tornare indietro. Questo ci insegna a non commettere le più piccole azioni contro gli altri per non giungere poi ad azioni peggiori.

Tutto questo ci aiuta a mantenerci buoni, per diventare eroi invece bisogna iniziare da piccole buone azioni: l’eroe non è un mestiere o un titolo. Chiunque può esserlo ma inizia spesso da piccole azioni per il bene degli altri, altruistiche, fino a fermare gli altri quando commettono le prime azioni dannose.

Aiutare gli altri nelle cose più banali, anche sacrificando un po’ di tempo ed energia, crea un effetto domino che rende più facile aiutare con quelle più importanti. Questo contribuisce a rompere quel muro di indifferenza che spesso divide le persone nella nostra epoca.

Chi ha il potenziale per fare azioni eroiche ha imparato a distaccarsi dalla pressione sociale e dal conformismo, perciò a rompere l’effetto spettatore in cui nessuno agisce. Anche in questo caso iniziano da piccole azioni di ogni giorno, dal salutare amichevolmente chi non riceve saluti all’aiutare chi necessita.

Un esercizio usato da Zimbardo consiste nel mettere un segno sulla fronte dei propri studenti. Se questi non lo cancellano prima della fine della giornata sotto l’influenza degli altri ciò significa che hanno la capacità di resistere al conformismo. A maggior ragione quando questo comporterà fare la cosa giusta.

Perché essere eroi?

Zimbardo ci dice anzitutto che tutti possiamo fare qualcosa di eroico, non serve essere superiori agli altri o diversi: tutti possono trasformarsi in eroi. Al contrario, queste sono ragioni per fare azioni eroiche o essere preparati a farne.

Perché le azioni eroiche possono essere tanto semplici quanto difficili, ricordate da tutti o solo da chi le ha fatte o ne ha beneficiato, ma tutte sono valide e significative a prescindere, contribuendo a migliorare la vita di qualcuno.

Fare un’azione eroica è un’occasione per combattere contro ciò di cui abbiamo paura, ciò che potrebbe accadere anche a noi e prevenirlo. È anche un’occasione per ispirare gli altri a fare ciò che riteniamo giusto, a ribaltare l’effetto spettatore e iniziare una nuova tendenza, un circolo virtuoso di aiuto reciproco.

Tutto ciò non è una ricetta, non esiste una pozione magica, un metodo definitivo o una scorciatoia. A dir la verità queste cose non esistono quasi per nulla, ma per arrivare a qualsiasi meta e risultato bisogna iniziare dai primi passi. Per fare cose significative per gli altri e per noi bisogna iniziare da quelle più semplici.

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Davide Mansi
Studente di Psicologia alla University of East London. Milanese nel cuore, prima di approdare a Londra ho passato un anno girando l’Australia e New York vivendo diverse realtà, finendo per innamorarmi della vita da backpacker e di Sydney. Oltre a macinare dati per ricerche scientifiche in università, i miei principali interessi in psicologia riguardano la comunicazione interpersonale e intrapersonale, la teoria della mente, le meccaniche delle relazioni sociali e lo studio di tecniche per abilitare e riabilitare in questi ambiti. Sul versante professionale intendo usare la psicologia per migliorare la vita delle persone e non metto limiti ai settori che possono beneficiare del supporto di uno psicologo e di una buona dose di creatività. Contatti: davide.mansi94@gmail.com

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