“Quando il suicidio costituisce l’unica difesa rimasta di fronte al tradimento del vero sé, allora il destino del falso sé diventa quello di organizzare il suicidio. Questo naturalmente implica la distruzione, da parte del falso sé, di se stesso, ma implica anche la fine della necessità della sua esistenza dato che la sua funzione è quella di proteggere il vero sè dall’offesa.”

Donald Winnicott.

Il falso sé: Che cos’è? E perchè ri-conoscerlo?

In psicologia si chiama falso sé, il primo a parlarne fu un analista: Donald Winnicott nel 1965.

È frutto della nostra storia, del nostro passato e dei compromessi che abbiamo inevitabilmente dovuto fare per crescere e sopravvivere.

Tutti quanti abbiamo dovuto scendere a patti, cedere qualcosa per ottenere ciò che desideravamo: affetto, considerazione, amore.

Quando però i compromessi sono stati troppi e troppo profondi il nostro mondo interno può averne risentito. In quel preciso momento ha iniziato a crearsi un falso sé, una personalità che ci siamo appiccicati addosso ed a cui abbiamo creduto profondamente, che ci ha permesso di andare avanti senza soffrire troppo.

Come un vestito indossato costantemente e per anni il falso sè ha dominato la nostra vita, inserendosi nel rapporto con noi stessi e con gli altri. Ha difeso il vero sé, come una sorta di armatura.

Ci siamo affidati a lui, perchè permetteva di leggere e sopportare il mondo in cui siamo cresciuti e contemporaneamente ottenere gratificazioni dalle persone che ci stavano intorno. Un marchingegno quasi perfetto.

Purtroppo la sua perfezione cela quasi sempre una crepa, una falla: il tradimento di noi stessi.

Aderendo a qualcosa che non era realmente la nostra natura, abbiamo dovuto rinunciare ad una fetta importante e fondamentale della nostra vita. Costringendoci in qualcosa di artificioso abbiamo vissuto in una dolce menzogna.  Abbiamo compiaciuto gli altri, dimenticandoci di noi.

A volte, molto raramente, possiamo portarci il falso sé sin nella tomba, continuando ad indossarlo e a seguire le sue indicazioni. Molto più spesso la sua presenza ci porta lentamente ad una fase di rottura. Possiamo passare attraverso vari tipi di sofferenza: senso di vuoto, di soffocamento, confusione, rabbia furiosa, panico o depressione.

Possono essere tutti indicatori del fatto che il falso sé sta crollando e la nostra reale natura, con le sue aspirazioni, le sue esigenze, le sue passioni ed il suo linguaggio inizia a chiedere di essere ascoltata.

Tutto ciò puo verificarsi in un momento di forte confusione o dolore e portare a decine di interrogativi, verso noi stessi ed il nostro passato.

In concreto? Che fare?

Lo scoprire la presenza di un falso sé è sempre un momento difficile, che rimette in gioco molte questioni all’interno della nostra vita. Porta sofferenza perchè scopriamo che qualcosa dentro di noi, di cui ci siamo fidati, non era cosi in linea con la nostra natura più sincera.

Può però diventare un momento di crescita. Una volta scoperto, esplorato e compreso – il falso sé non si crea mai per caso – possiamo finalmente rivolgersi alle cose più importanti e soddisfacenti per la nostra vita ed il nostro futuro, uscendo dai circoli viziosi che spesso ci intrappolano.

Dal suo lento abbandono emergerà un vero sé che è stato sempre in noi.  È un po’ come lasciare una strada che non ci stava più portando da nessuna parte per entrare in un sentiero che sentiamo come nostro, che ci appaga e parla alle parti più profonde di noi stessi.

Questo è un processo che quasi sempre si verifica all’interno di un buon percorso psicoterapeutico: le questioni ed i temi affrontati, oltre ad essere quelli della vita quotidiana e dei problemi più impellenti, devono sempre andare verso la ricerca del nostro sé più vero ed autentico.

Tutto ciò consente di ottenere dei cambiamenti profondi e duraturi, che ci porteremo dietro per il resto dell’esistenza.

L’avvicinarsi al vero sé ci fa stare meglio, benchè sia sempre un’esperienza in cui si fondono dubbi, dolore e confusione. Sentiamo che qualcosa di antico sta tornando, in forma più matura, consapevole ed autentica.

Il vero sé diventa una fonte di nutrimento e di guida, che bonifica la sofferenza inutile ed i conflitti esasperanti. Certo non finiranno problemi e grattacapi (sono parte dell’esistenza), ma sentiremo di poterli affrontare in un modo diverso, come se avessimo un alleato interno che prima ci era sconosciuto e che ci rende più in sintonia con noi stessi e più sereni nei confronti del mondo.

 

Consigli di lettura:

Donald Winnicott, Sviluppo affettivo e ambiente, Armando Editore, Roma, 1970,

Alice Miller, Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé, Bollati Boringhieri, Torino, 2008.

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Gabriele Ramonda
Sono psicologo clinico specializzando in Psicoterapia Psicoanalitica. Collaboro con il Centro di Psicoterapia presso l'ASL Torino1, ricevo in studio a Chieri e a Torino. Collaboro con i servizi sociali torinesi nel settore disabilità. Ho lavorato per alcuni anni come psicologo in comunità terapeutica “Il Porto Onlus“, dove ho seguito in tempi diversi disturbi di personalità, dipendenze e psicosi. Mi sono poi dedicato alla riabilitazione psichiatrica in gruppi appartamento. Oggi mi occupo anche di marketing, fotografia e comunicazione: ho co-ideato e co-fondato Nora Photobooth, prima impresa italiana a occuparsi di Photobooth nel campo degli eventi e della comunicazione. Lettore appassionato, disorganizzato ed un po' anarchico. Scrivo articoli, riflessioni e poesie confuse. "Considero la psicologia e la psicoterapia non solo come dei solidi e provati strumenti di cura, ma anche come metodo di ricerca di senso, di possibilità di riflessione e conoscenza di sé che va al di là del semplice adattamento alla realtà." Contatti: info@psicologiaramonda.it

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