Cos’è la creatività? Cosa rende una persona creativa?

“Creatività significa semplicemente collegare cose. Quando chiedi a persone creative come hanno fatto qualcosa, si sentono quasi in colpa perché non l’hanno fatto realmente, hanno solo visto qualcosa e, dopo un po’, tutto gli è sembrato chiaro. Questo perché sono stati capaci di collegare le esperienze vissute e sintetizzarle in nuove cose”.
(Steve Jobs)

La creatività è un concetto complesso, difficile da definire. Il sostantivo italiano “creatività” deriva dal verbo latino “creo”, che condivide con il verbo italiano “crescere” la radice KAR. In sanscrito, “KAR-TR” è “colui che fa” (dal niente), il creatore.

Secondo Gardner la persona creativa è colei che: «in un [dato] campo di attività regolarmente risolve dei problemi, elabora dei prodotti o formula interrogativi nuovi in un modo che inizialmente viene considerato originale ma che finisce per venir accettato in un particolare ambiente culturale» (Gardner, 1994).

La definizione di creatività di Gardner si distacca dalle definizioni che si trovano nella maggior parte dei libri di psicologia, dove la creatività viene descritta come una sorta di “talento globale”. La persona creativa non è creativa una tantum, ma è in grado di comportarsi creativamente sempre.

L’atto creativo non è un evento isolato, ma la creatività è piuttosto uno stile di vita.

Nel corso del Novecento i processi “creativi” sono stati oggetto di studi complessi nell’ambito delle neuroscienze e della psicoanalisi. Negli anni ‘40 e ‘50 si sono sviluppati negli Stati Uniti studi di psicologia e pedagogia della creatività. È avvertita, infatti, l’esigenza di una valutazione realistica della personalità creativa, attraverso tecniche di analisi fattoriale, per poterla studiare, spiegare e prevedere.

È Joy Paul Guilford (1897-1987) il primo a studiare la creatività in modo sistematico. Egli definisce la creatività come “un insieme di fluidità di pensiero, rapidità ideazionale, sensibilità ai problemi, novità ideativa; flessibilità della mente; abilità sintetiche, analitiche, valutative, capacità di riorganizzare e ridefinire strutture concettuali complesse”.

Guilford parla per la prima volta di “Pensiero Divergente” per indicare quella forma di pensiero anticonformista, non convenzionale, e più strettamente connessa all’atto creativo. Questo è un tipo di pensiero che produce diverse risposte, spesso insolite e nuove allo stesso problema e che si contrappone al noto “pensiero convergente”, richiesto nei convenzionali test d’intelligenza.

Il pensiero “convergente” si muove, al contrario, verso una soluzione unica e prefissata, efficace, ma scontata, nella quale gioca un ruolo di primo piano il ragionamento logico. Esso, quindi, rimane circoscritto entro i confini del problema e segue le linee interne al problema stesso, aspettando o utilizzando regole già definite e codificate.

Infatti, tale pensiero è caratterizzato dalla ripetizione del “già appreso” e dall’attivato nelle vecchie risposte a situazioni nuove in moto più o meno meccanico.

Quattro sono i fattori del pensiero divergente:

  1. Fluidità, ovvero la capacità di creare il maggior numero possibile di idee partendo da un determinato stimolo;
  2. Flessibilità, ovvero il numero di categorie concettuali alle quali le risposte del soggetto possono essere ricondotte;
  3. Originalità, ovvero la capacità di esprimere idee nuove e insolite, statisticamente improbabili;
  4. Elaborazione, ovvero l’abilità di dare concretezza alle proprie idee.

Questi fattori, secondo Guilford, sono tratti distintivi della persona e sono relativamente stabili nel tempo. È perciò originale, flessibile e dotato di una certa fluidità del pensiero chi, in contrasto con coloro che sono inclini ad atteggiamenti inattivi e conformistici, produce idee nuove e non condivise.

Guilford dichiarò che il soggetto divergente mette in atto un’“attività combinatoria” consistente nel cogliere stimoli, idee e fenomeni già esistenti ricombinandoli in modo nuovo e originale (Guilford, 1967).

Ogni persona ha uno stile percettivo individuale, ovvero possiede delle propensioni che sono uniche nella modalità di guardare e interpretare la realtà che la circonda.

Per stile cognitivo si intende un modo di pensare e di risolvere i problemi, che riflette il nostro tipo di personalità. Pertanto, gli stili cognitivi rappresentano, non un’indicazione sul livello d’intelligenza di una persona, ma la descrizione dei modi in cui si acquisiscono e, successivamente, si elaborano nuove informazioni. Ciascuno utilizza in maniera diversa tutti gli stili con preferenze specifiche.

Gli stili cognitivi principali sono:

  • Globale/Analitico. La persona che utilizza lo stile globale tende a focalizzarsi sull’aspetto generale, per avere una iniziale visione di insieme e solo successivamente rivolge attenzione ai particolari. Quella con stile analitico, al contrario, si focalizza prima sui particolari per arrivare in un secondo momento ad una visione di insieme.
  • Sistematico/Intuitivo. Nello stile sistematico si procede gradualmente all’analisi delle diverse variabili mentre nell’intuitivo si procede per ipotesi.
  • Verbale/Visuale. La persona con stile verbale preferisce il codice linguistico, quindi la letto-scrittura, mentre la persona con stile visuale predilige le caratteristiche visuo-spaziali, perciò apprenderà più facilmente attraverso l’uso di immagini mentali, schemi, grafici e diagrammi.
  • Impulsivo/Riflessivo. Questi hanno a che fare con i tempi decisionali per la risoluzione di compiti complessi. La persona con stile riflessivo è lenta ed accurata mente quella impulsiva risponde rapidamente.
  • Dipendente dal campo/Indipendente dal campo. La persona con stile dipendente dal campo ha una percezione fortemente influenzata da come è organizzato il contesto mentre quella con stile indipendente è più autonomo dal campo e si lascia meno influenzare dal contesto.
  • Convergente/Divergente. Lo stile convergente procede per logica e sulla base di informazioni disponibili, dando una sola risposta prevedibile, mentre il divergente procede creativamente, immaginando varie risposte alternative.

Sembra dunque essere più creativa la persona che possieda uno stile divergente, ma anche indipendente dal campo, intuitivo, visuale ed analitico.

Inoltre, tutti questi stili cognitivi sono ad oggi molto studiati, in particolare perché risultato molto utili per migliorare il modo di insegnare dei docenti e di apprendere degli alunni, specialmente se ci troviamo di fronte ad alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES).

Oltre a rispettare lo stile cognitivo di ogni alunno, bisognerebbe anche promuovere la sperimentazione di quanti più stili possibili per adattarsi a quante più svariate situazioni e materie.

Quindi è importante riconoscere gli stili predominanti nel proprio modo di pensare poiché permette di rendere più fruibile l’acquisizione delle informazioni e quindi, permette di studiare più velocemente e in modo più adeguato!!!

 

Bibliografia

Gardner, H. (1994), Intelligenze creative. Fisiologia della creatività attraverso le vite di Freud, Einstein, Ricasso, Stravinskij, Eliot, Gandhi e Martha Graham. Milano: Feltrinelli.

Guilford, J.P. (1967). The nature of humane intelligence. New York: McGraw-Hill

Guilford, J.P. (1980). Intelligence Education is Intelligent Education. Tokyo: International Society for Intelligence Education.

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Alessia Sebastianelli
Sono laureanda in Psicologia Clinica presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Nel 2015 ho svolto un tirocinio, e successivamente una collaborazione, presso una Struttura Residenziale Terapeutico-Riabilitativa, entrando per la priva volta in contatto con pazienti affetti da patologie psichiatriche. Nel 2017 ho intrapreso un’esperienza di formazione presso il “Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura” (SPDC) dell’“Azienda Ospedaliera Sant'Andrea” di Roma. Attualmente svolgo il lavoro di AEC (Assistenza Educativa Culturale) nelle scuole. Grazie a questo lavoro, sta crescendo il mio interesse nei confronti delle terapie per bambini con disturbi dello spettro autistico. In questo periodo sto ultimando la mia tesi di laurea magistrale, presso una “Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza” (R.E.M.S.). Nutro da sempre anche un vivo interesse nei confronti della criminologia. Contatti: alessia1292@gmail.com

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