Molto spesso il concetto di creatività viene a sovrapporsi quasi completamente con la capacità di produzione artistica e con il concetto – ampio e difficilmente definibile – di genialità. Il creativo è un illuminato, posseduto dalla sua stessa creatività, di cui raramente egli stesso è padrone e che viene a trovarlo come e quando gli pare.

Dunque, il creativo non sceglie di esserlo e la creatività è stata a lungo considerata una caratteristica intrinseca e innata – un tratto, per così dire – appartenente a poche, geniali, persone. Ci vengono in mente i vari Leonardo e Michelangelo per le arti, oppure Galileo e Newton, quando si parla di scienza.

Ciò che sembra fare da comune denominatore per tutte le grandi personalità storiche citate, tuttavia, sembra essere questo: la capacità di pensare e realizzare qualcosa che, prima, non esisteva. Il creare, insomma.

Ma viene da chiedersi: è proprio così? Creatori si nasce?

La psicologia si è posta a lungo questa domanda e, nell’ambito degli studi sulla personalità, sono stati fatti vari progressi che ci permettono di individuare dei tratti che, se presenti, possono effettivamente predisporre alla creatività.

Parallelamente, altri sforzi sono stati compiuti per capire quanto e come la creatività possa essere sviluppata e incrementata, adottando una concezione meno entitaria e immutabile delle abilità umane.

Ma prima di rispondere, facciamo un doveroso passo indietro. Come possiamo definire la creatività? Cosa accomuna i sonetti di Shakespeare e il Macintosh di Steve Jobs?

E’ difficile definire una volta per tutte la creatività come processo di pensiero, senza incorrere nel rischio di identificarla attraverso i suoi prodotti. Come accennato prima, può infatti essere descritta come la capacità di produrre e portare all’esistenza qualcosa che prima non c’era – qualcosa di nuovo e dotato di un certo valore (Rothenberg, 1971).

Un’altra definizione, più recente e afferente all’ambito della psicologia del pensiero, vuole la creatività come la capacità cognitiva che – se sostenuta da adeguate competenze – permette all’individuo di risolvere efficacemente problemi, trovando soluzioni inedite (Antonietti).

Infine, non possiamo non considerare il valore espressivo che, per molto tempo, è stato attribuito ad alcune forme di creatività e ha permesso di legarla a doppio filo con l’arte e la letteratura (Taylor, 1959).

Tentando, ora, di rispondere alla nostra domanda, diremmo che si: creativi si nasce. Ma anche che tutti – senza la pretesa di essere i nuovi Raffaello – possediamo un notevole potenziale creativo, che può e dovrebbe essere sviluppato.

Ad oggi, l’espansione del significato attribuito alla creatività ci permette di comprendere come si tratti di qualcosa che va ben oltre le sole realizzazioni artistiche o scientifiche, attraversando la nostra vita quotidiana, fino ad affondare le proprie radici nella dimensione più esistenziale e profonda del nostro modo di essere.

Essere creativi può significare prendersi in carico il percorso costruzione di sé stessi e della propria realtà (Rogers, 1954), così come adottare una flessibilità di pensiero che aumenta le nostre risorse e – soprattutto – le nostre opzioni, dinanzi ad una realtà inevitabilmente limitata.

“Pensiero Gianico” è il termine che uno dei più autorevoli studiosi della creatività (Rothenberg, 1971) ha scelto per descrivere il processo creativo, rifacendosi alla mitologia greco-romana e alla metafora del dio bifronte.

Giano aveva due volti ed era in grado di guardare contemporaneamente in due direzioni diverse; era venerato come il dio degli inizi e lo si riteneva coinvolto nella creazione stessa dell’universo.

L’autore impiega questa metafora per spiegare ciò che fa un creativo, o meglio, ciò che un atto di creazione comporta: mettere insieme, coniugare, sintetizzare in un nuovo elemento due idee, concetti o paradigmi apparentemente incompatibili.

Il creativo/creatore vede gli opposti, come tutti. Ma lì dove per gli altri l’opposizione significa inconciliabilità, il creativo trova una terza via; il creativo costruisce una terza via e rende possibile ciò che prima sembrava impossibile.

Questa capacità, che non è né stabile né definitivamente e univocamente acquisita, è comunque resa possibile da alcuni presupposti.

Rothenberg individua quello della simultaneità: i due opposti sono compresenti nel processo di pensiero, si ammette l’esistenza contemporanea di entrambi.

Un po’ come avviene nelle culture asiatiche per quanto riguarda il concetto dello Yin e dello Yang: sono opposti, eppure l’uno non può esistere senza l’altro e, nella loro dualità, sono uno, diverso.

Così accade nel pensiero gianico, quando si comprendono le profonde interconnessioni tra gli elementi e quando si riesce ad avere un quadro più ampio, una prospettiva più aperta sulla realtà, vedendo cose che, rimanendo polarizzati ad uno dei due opposti, non sarebbe possibile vedere.

Non è un caso che, rifacendoci alla psicologia dei tratti, le persone creative si ritengono contraddistinte da attrazione per la complessità, flessibilità e autonomia di pensiero,apertura all’esperienza e tolleranza dell’ambiguità.

Alla luce della nostra riflessione, però, sembra più utile porre l’attenzione sui fattori individuali di inibizione della creatività: fretta, paura delle altrui opinioni, paura del cambiamento, ansia, timore di percorrere vie non battute,tra gli altri.

In sostanza, sembra che il principale ostacolo alla creatività sia dato da una rigida tendenza ad evitare il rischio di sbagliare, attenendosi a percorsi già noti e convalidati. Un bel posticino nella comfort-zone non si rifiuta mai.

Inutile sottolineare che creatività non è sinonimo di anarchia o di “andare contro corrente a tutti i costi”.

Non tutte le situazioni permettono o richiedono l’adozione di una strategia creativa di adattamento, e in questo è la capacità di discernimento di ciascuno che dovrebbe entrare in gioco.

Ciò detto, vi sono situazioni e problemi che la vita ci pone di fronte e per i quali non sono state ancora trovate delle soluzioni o, più spesso, nessuna di quelle apparentemente disponibili è veramente quella che sceglieremmo per noi. Non ci sono sentieri battuti. Allora che fare ?

E’ qui che la creatività entra in gioco con il suo potenziale di azione consapevole sulla realtà, permettendoci di diventare padroni delle nostre scelte e delle nostre decisioni. Creatori del nostro cammino e del nostro modo di essere e di fare.

E’ un fatto che accade molto spesso in psicoterapia, quando il terapeuta cerca di rendere visibili al cliente le sue stesse risorse creative e le possibilità che gli si dipanano dinanzi.

Non di rado il principale ostacolo al nostro processo creativo possiamo essere noi stessi, con i limiti che decidiamo di auto-imporci, perché in un certo momento della nostra vita era giusto e funzionale che ci fossero.

La creatività così intesa – come rimozione di barriere e ammissione di possibilità – può aumentare la resilienza e la capacità di far fronte positivamente agli eventi avversi delle nostre vite. Aprendoci all’inatteso, scopriamo l’orizzonte di ciò che è possibile, ed è sempre più di quanto avremmo potuto immaginare.

In questo senso, l’uomo è davvero artefice della sua fortuna.

 

Bigliografia:

  • A. Antonietti – Il pensiero creativo – URL: http://www.erickson.it/cgi-bin/images/upload/doc_cre_6.1.1.pdf
  • M. Cinque, 2010 – La creatività come innovazione personale: teorie e prospettive educative – Giornale Italiano della Ricerca Educativa (3);
  • A. Rothenberg, 1971 – The process of Janusian Thinking in Creativity – Archives of General Psychiatry (24);
  • A. Rothenberg, 1984 – Creativity and Psychotherapy – Psychoanalysis and Contemporary Thought (7)

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