“Amicizie, ricordi, parti della nostra vita da tenere vive”

Se penso alla mia esperienza all’estero penso a questo.

… tenendole vive si tiene viva anche la parte di noi che abbiamo scoperto lì

Dedico questo scritto a tutte le persone che hanno vissuto un’esperienza, una parte della loro vita in un ambiente totalmente diverso dal proprio ed a contatto con persone nuove. Quelle persone che si sono sentite all’improvviso catapultate in una nuova vita e che vedevano tutto con “gli occhi dei bambini”.

Erasmus”, “Esperienza all’estero”, noi giovani ci riempiamo con orgoglio la bocca di queste meravigliose parole, piene di speranza, di vivacità, di paura e di sfida.

Le esperienze della vita, è inutile dirlo, ci formano, ci rendono quello che siamo. Ogni esperienza ci dona un pezzo di noi stessi che magari non conoscevamo. Un’esperienza infatti è un’opportunità di metterci in relazione con il mondo, è un nostro modo di essere che si è manifestato e che abbiamo sentito nel corpo grazie al fatto di essere stati a contatto con una certa dimensione.

L’esempio dell’Esperienza all’estero calza alla perfezione in questo tema. A quanti di voi sarà capitato dire, sentire o pensare “mamma mia quanto stavo bene quando ero via, come mi divertivo”, “ah un’altra vita”.

Ecco, a me ha fatto pensare molto questa cosa. Io stessa l’ho provata e sentita. Ricordo due esperienze favolose che ho avuto all’estero, due esperienze in cui io stessa, da sola, ho deciso di buttarmi. Volevo mettermi alla prova, rendermi conto di essere forte, capire quanto valevo. Sono partita, sono stata bene e poi quando sono tornata “morivo dentro dalla nostalgia”.

La voglia di ripartire incalza, ti stringe e la voce dentro di te dice “torna indietro, parti”.

Questa forza motrice è notevolmente presente e forte nei giovani adulti di oggi che si “sperimentano” grazie ad opportunità come l’Erasmus, il tirocinio all’estero, il volontariato internazionale, l’anno sabbatico. È vero, mettersi alla prova è molto difficile, ma ripaga.

Il rischio però, è che l’esperienza vissuta venga idealizzata creando a volte molta tristezza, melanconia e “voglia di tornare indietro, scappando dalla propria vita presente”. Proprio qui voglio fermare il mio pensiero: “là sì che stavo bene, non sarà mai più così”.

L’idealizzazione in questo caso non favorisce l’equilibrio e il benessere della persona perché è quasi un tentare di aggrapparsi ad un momento che di per sé è passato e già mutato. Quindi, mi sono chiesta: non è che siamo come innamorati di come eravamo noi in quell’hic et nunc? (come idealizzare un amore passato perché ricordiamo che ci sentivamo amati?)

Forse, se ci troviamo in questa situazione, potremmo pensare a come restare in contatto con quell’esperienza, ma senza imbrigliarla nel passato, bensì rendendola presente.

Per tenere viva quella parte di noi che abbiamo sperimentato e che ci faceva sentire così bene durante la nostra esperienza di vita, bisogna non idealizzarla né imbalsamarla, ma lasciarla fluire.

Ho sperimentato questa cosa proprio nel weekend di Pasqua, in cui ho ricevuto una visita di una ragazza per me molto cara che mi ha sostenuto tanto anche nei momenti duri che ho vissuto lontana da casa.

L’esperienza vissuta all’estero, lì, in quel hic et nunc, non si è fermata, non si è immobilizzata, è andata avanti, fluida. Banalmente, se tornassi indietro, non sarebbe più là questa ragazza, perché si è trasferita. Quindi, non imbalsamare un qualcosa che è già mutato.

Tenere i contatti con le persone che hanno condiviso con noi quell’esperienza aiuta a mantenere in vita quella parte di sé che si ha avuto l’opportunità di sperimentare, creando un io più consapevole ed integro. Inoltre, ci ricorda che noi, gli altri e l’esperienza stessa non sono “passati”, ma stanno vivendo, si stanno trasformando.

Quando da piccoli studiavamo l’ecosistema, la catena alimentare, la fotosintesi clorofilliana, abbiamo imparato che tutto è in relazione, tutto è in movimento. L’identità non è una struttura immutabile, rigida e chiusa in se stessa. L’uomo non è un sistema chiuso, ma un continuo mutare nello stare in relazione con gli altri.

Non idealizzare e non restare aggrappati ad un qualcosa che per la sua stessa natura si trasformana. Trasformati con loro.

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Arianna Coglio
Dott.ssa in Scienze e tecniche psicologiche con 110/110 presso l’Università Cattolica di Milano, proseguo gli studi con la Laurea Magistrale in Psicologia per le Organizzazioni. Nel 2016 ho frequentato un semestre accademico negli Stati Uniti (Wilmington-NC), durante il quale ho partecipato ad un tirocinio presso la clinica neuropsicologica “Cape Fear Clinic” con il Dr. Puente (presidente in carica dell’APA) e sono entrata nella Honors Society universitaria. Per passione ho completato un diploma in Naturopatia con specializzazione in Reflessologia Plantare, presso il centro Accademia Sol di Gallarate (VA), iscrivendomi al registro SIAF per gli operatori olistici. Nel 2015 ho avuto la fortuna di seguire un progetto di volontariato in Etiopia in una scuola primaria, dove mi sono occupata del doposcuola. Un caloroso abbraccio a tutti i lettori di Cultura Emotiva! Contatti: ariannacoglio@libero.it

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