Andare via, lasciare tutto e partire, perdersi e poi ritrovarsi. Non abbiate paura, viaggiate. Partite alla scoperta di nuovi luoghi, rinventatevi. All’inizio avrete timore perché non sapete dove state andando, nè cosa vi aspetta, poi il timore perderà contro il coraggio e la curiosità. Coraggio e curiosità, quante cose ci possono far fare.

Alcuni di voi partiranno per il Messico, altri decideranno di andare a vivere a Parigi, altri ancora partiranno per l’Erasmus dritti in Norvegia. Biglietto solo andata. Si parte, alla scoperta di nuove terre; si va alla ricerca di nuovi sapori; ci si perde tra gli odori afrodisiaci e poi ci si ritrova in un bar lontano dal centro. Il viaggio richiede tempo, non può certo durare tre giorni. Il viaggio non va confuso con la vacanza che facciamo a Gallipoli per Ferragosto, no signori.

Da sempre ho un forte amore per i viaggi, credo fermamente nella religione dei luoghi. Credo che non ci sia modo migliore di crescere. L’insegnante più severa è proprio la vita e, in viaggio, la vita è amplificata, quindi, è come fare ore extra di lezione.. non possiamo che imparare di più. Molti scienziati la pensano come me e, interessandosi al tema, sono giunti ad una serie di conclusioni.

Tra i vari lavori ho trovato degno di nota lo studio di Galinsky, psicologo sociale, il quale sostiene che chi viaggia sia più creativo. Si tratta di un esperimento molto interessante che riguarda i direttori di diverse case di moda. La scelta di questo campione è legata alla convinzione che la moda, più di altri ambiti, è un settore caratterizzato dalla creatività.

Gli sperimentatori hanno notato che i direttori che avevano avuto più successo erano proprio quelli che viaggiavano di più. Questi risultati trovano conferma se pensiamo a personaggi come Gauguin, Hemingway, Modigliani e tanti altri artisti che si sono aperti a culture nuove e sono riusciti a rendere più raffinata la loro sensibilità artistica.

Ma allora noi, generazione di viaggiatori, noi giovani esploratori che appena possiamo prendiamo voli low cost e trascorriamo due o tre giorni in capitali europee a farci selfie e a vedere musei, perchè noi non torniamo più creativi di come siamo partiti?!

Galinsky, nella sua ricerca, precisa che il viaggio, quello che fa crescere, consiste necessariamente nella capacità di perdersi.

Il viaggiatore (Non ho scritto turista, ho scritto viaggiatore!) non frequenta più di tanto i luoghi del centro, non va a mangiare al McDonald’s o al ristorante italiano, ma sceglie di provare nuovi sapori, parla con le persone del posto, si perde tra i vicoli della periferia. Il viaggiatore, andando a Barcellona, forse dovrà rinunciare a vedere qualche opera di Gaudì, ma non saprà resistere al piacere di assistere ad uno spettacolo di flamenco; se quello stesso viaggiatore, poi, andasse a Roma forse non andrebbe a visitare il Colosseo ma di certo andrebbe in un quartiere residenziale e si fermerebbe in un bar a dialogare con i passanti.

Sembra che un altro aspetto determinante per trarre massimo vantaggio da un viaggio sia scegliere di partire per un posto che non abbia una cultura troppo diversa dalla nostra, perchè altrimenti rischiamo di non coglierne l’essenza e di non riuscirci a integrare pienamente.

Nella splendida introduzione al suo libro L’infinito viaggiare, Magris propone di tornare a riflettere su questa doppia natura del viaggiare. L’uomo nel viaggio si perde, perde le proprie certezze, perde in qualche modo il proprio centro per abbandonarsi al mondo. Eppure è attraverso questa esperienza che egli può imparare a ritrovare se stesso, a sentirsi ospite, straniero, randagio e così comprendere «che non si può mai veramente possedere una casa, uno spazio ritagliato nell’infinito dell’universo, ma solo sostarvi, per una notte o per tutta la vita, con rispetto e gratitudine».

Mary Helen Immordino-Yang, professoressa associata di pedagogia e psicologia alla University of Southern California, sostiene che confrontarsi con persone differenti, doversi mettere in discussione, aumenta la fiducia in se stessi.

Un domani ci sentiremo più disinvolti pensando a quando in Grecia, per esempio, abbiamo dovuto comunicare con quel poliziotto utilizzando una sorta di linguaggio dei gesti, perchè non conosceva l’inglese. Se siamo sopravvisuti a quello, probabilmente, possiamo gestire l’appuntamento con quel ragazzo che ci piace da un pò e che finalmente ci ha invitato a cena.

L’apertura mentale a cui ci conduce il viaggio, inoltre, ci impone di sospendere l’atteggiamento giudicante che spesso assumiamo verso chi è diverso. Ci lasciamo trascinare dalla diversità e, al ritorno, saremo meno accondiscendenti verso le generalizzazioni, più consapevoli delle peculiarità che contraddistinguano gli individui. Viaggiare distrugge gli stereotipi.

Allora mi rivolgo a te, che non sai se partire o no per l’Erasmus o a te che non sai se accettare o meno quel lavoro all’estero: concediti il lusso di perderti per poi ritrovarti migliore. Per te che, invece, come me, voglia di partire ne hai tanta ma per ora, per qualche ragione, un viaggio proprio non puoi permettertelo, tranquillo, gli esperti ci dicono di non abbattarci. Anche per noi esiste la possibilità di crescere. Come? Imparando una nuova lingua, leggendo libri, confrontandoci con le minoranze etniche che esistono nel posto in cui viviamo, provando una cucina insolita.

Buona scoperta, viaggiatori.

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Simona Casale
Sono una studentessa di 21 anni. Attualmente vivo a Padova e sono iscritta alla magistrale di psicologia clinica. Sono originaria di un paesino del Sud Italia, in Campania; mi sono trasferita a Roma per l'università e lì mi sono laureata in Scienze e tecniche psicologiche, con il massimo dei voti. Ho trascorso sei mesi in Erasmus a Parigi, in Francia. Sono tremendamente incuriosita dall'altro, chiunque esso sia. Ho fatto volontariato in passato e spero di riuscire a ricominciarlo al più presto. Oltre alla psicologia ho un'altra passione che coltivo da sempre: la scrittura. Ho vinto un premio di scrittura creativa e ho scritto qualche articolo per un giornale. Grazie a Cultura Emotiva posso provare a conciliare questi miei interessi. Contatti: simo.casale@hotmail.it

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