“È la storia di un uomo come ce ne sono tanti: la storia di un uomo giunto a un punto di ristagno, a un ingorgo totale che lo strozza. Io spero che dopo i primi cento metri lo spettatore dimentichi che Guido è un regista, cioè un tipo che fa un mestiere insolito, e riconosca in Guido le proprie paure, i propri dubbi, le proprie canagliate, viltà, ambiguità, ipocrisie: tutte cose che sono uguali in un regista come in un avvocato padre di famiglia”

(Federico Fellini).

 

Federico Fellini nasce il 20 gennaio 1920, nella piccola città balneare di Rimini, in Italia. Alla fine della sua adolescenza si trasferisce a Roma, dove lavora come giornalista, fumettista e sceneggiatore.

La produzione di Fellini è molto vasta, tanto da essere considerato uno dei maggiori registi della storia del cinema. Tra i principali film, diretti da lui, ricordiamo La Strada (1954), Le notti di Cabiria (1957), La Dolce Vita (1960), 8 1/2 (1963) e Amarcord (1973), i cui titoli sono diventati dei topoi citati, in lingua originale, in tutto il mondo.

Ha ricevuto innumerevoli premi ed è stato candidato per dodici volte al Premio Oscar, ricevendo nel 1993 l’Oscar alla carriera, per la sua attività da cineasta.

Da qui in poi, come per “Guido”, metteremo da parte il regista, per farci strada nella storia di uomo, che, ad un certo punto della sua vita, ha dovuto mettere in gioco tutte le sue risorse personali per tentare di far fronte alle conseguenze della malattia.

Da tempo la letteratura scientifica ha messo in luce la relazione tra neuropsicologia e arte. Diverse aree del cervello, infatti, sono responsabili delle abilità creative necessarie nelle varie forme d’espressione artistica, come la musica, la pittura, la letteratura e il cinema.

La ricerca contemporanea è rivolta, sempre di più, verso lo studio dell’impatto che un qualsiasi trauma neuropsicologico può avere sulla vita della persona, la quale è costretta, ad un certo punto, a rispondere ad un “nuovo mondo”.

È attraverso storie, come quella di Federico Fellini, che riusciamo a sapere di più sul funzionamento di una mente creativa, che ad un certo punto vede intaccate le sue funzionalità abituali.

All’età di 73 anni, dopo essersi recato a Rimini, Federico viene colpito da un ictus ischemico, che gli provoca, improvvisamente, diversi deficit di tipo neurologico e neuropsicologico, tra cui una grave emiplegia senso-motoria sinistra e neglect sinistro.

In questo articolo approfondiremo le caratteristiche cliniche, emotive ed esperienziali del neglect vissuto da Federico.

In che cosa consiste la sindrome da Neglect?

Il neglect spaziale unilaterale  è un disturbo neurologico e neuropsicologico acquisito della cognizione spaziale, nel quale, a seguito di un danneggiamento di alcune particolari zone del cervello, la persona inizia a non considerare più una parte dello spazio.

In particolare, consiste nella difficoltà ad esplorare lo spazio controlaterale alla lesione e nella perdita di consapevolezza degli stimoli presenti in quella porzione di spazio esterno o corporeo.

La persona che soffre di neglect presenta un insieme di deficit che non riguarda i livelli iniziali dell’elaborazione dell’informazione, ma quelli di ordine più elevato. Eventuali deficit visivi, somatosensoriali e motori, sebbene spesso associabili a questa condizione, non sono di per sé sufficienti o necessari per la diagnosi di neglect.

È possibile che, oltre ad una perdita di consapevolezza di una porzione dello spazio, la persona manifesti una riduzione delle capacità attentive, di memoria visuospaziale, di pianificazione ed esecuzione di attività nell’emispazio controlesionale. Possono essere presenti anche deficit motori, rappresentativi, attenzionali ed esplorativi sempre per l’emispazio sinistro (in presenza di lesione destra).

Come per altri disturbi neuropsicologici, le caratteristiche individuali hanno un ruolo saliente nella manifestazione dei segni e dei sintomi, i quali possono variare da una persona all’altra, anche in maniera consistente. Il neglect è, pertanto, una sindrome dalle mille sfumature.

Che tipo di esperienza di Neglect ha avuto Federico Fellini?

Una scansione di Tomografia Computerizzata (TC) eseguita presso l’ospedale di Rimini, una settimana dopo l’ictus, ha mostrato la compromissione di un’ampia area delle regioni temporo-parietali posteriori dell’emisfero cerebrale destro. L’ictus ischemico si è verificato nel territorio dell’arteria cerebrale media destra.

Federico è stato visitato, per la prima volta, dagli specialisti del reparto di riabilitazione di Ferrara, quindici giorni dopo il suo ictus. Presentava un grave deficit senso-motorio nella parte sinistra del corpo e un deficit del campo visivo sinistro limitato al quadrante inferiore, evidenziando una lesione delle radiazioni ottiche, compatibile con la posizione del suo danno cerebrale. Mostrò anche un neglect visuo-spaziale unilaterale importante (Jacobson, 1997).

Dalle note cliniche, è chiaro che Fellini fosse consapevole dei suoi problemi e profondamente preoccupato da loro. Esplicitava la sensazione di aver subito un’ingiustizia e palesava sentimenti di odio e disprezzo verso il suo braccio sinistro paralizzato (Critchley, 1974), a cui si riferiva come “un mazzo di asparagi gonfio e umido”.

Era orientato nel tempo e nello spazio, sebbene durante la notte manifestasse alcuni episodi di confusione, di solito scambiando, erroneamente, la sua stanza d’ospedale per la sua vera casa (Pick, 1903). Non mostrò alcuna difficoltà linguistica o squilibrio cognitivo generalizzato. Le sue osservazioni erano sempre appropriate e spesso molto spiritose e, ben presto, divenne un favorito tra terapeuti e medici e fu affettuosamente considerato dai suoi compagni pazienti.

In un’intervista con la giornalista Charlotte Chandler disse:

È terribile quando la mente va più veloce che mai e il corpo non prende più ordini da essa. È come essere intrappolati nel corpo di qualcun altro. Ora capisco che sono una persona scomparsa. Mi sono perso “.

Valutazione del Neglect percettivo e visuo-motorio

Federico è stato seguito per due mesi, durante i quali si è sottoposto a diversi test neuropsicologici. La prima valutazione, pubblicata nel 1984, ha concluso che la sua sindrome da neglect fosse caratterizzata da neglect visuomotorio sinistro, dislessia da neglect  e neglect extrapersonale.

Era ben evidente che, quando gli venivano presentate immagini contenenti oggetti sia a destra che a sinistra, Federico riuscisse ad individuare la maggior parte degli stimoli target localizzati a destra e solo alcuni situati sul lato sinistro.

Allo stesso modo, se gli veniva chiesto di ricopiare delle figure geometriche, rispettandone fedelmente le caratteristiche, tendeva ad omettere diversi dettagli della parte sinistra dei singoli oggetti (Carlesimo, Caltagirone, Fadda et al., 1991; Carlesimo, Caltagirone, Gainotti et al., 1995).

In un disegno di Federico rappresentante una figura umana femminile, sono ben visibili gli effetti del suo neglect visuo-motorio sinistro (Figura seguente).

Le conseguenze del neglect si manifestano anche nelle prestazioni di Federico, riguardanti i compiti di bisezione delle linee, in cui gli veniva chiesto di dividere, in due gruppi, 30 linee di diversa lunghezza posizionate casualmente a destra, al centro o a sinistra della pagina.

La sua performance, confrontata con quella di dieci persone sane appartenenti ad un gruppo di controllo, è risultata deficitaria, indipendentemente dal fatto che la sua mano fosse posizionata a sinistra o a destra della linea (Cantagallo, Ferraresi e Basaglia, 1993).

Nonostante egli avesse una consapevolezza implicita sia del punto finale destro che sinistro della linee, continuava a collocare il punto della bisettrice spostandola sempre verso la destra delle immagini.

Bisogna dire che la completa consapevolezza dei sintomi del neglect non hanno aiutato Federico a superarli. Nonostante un certo recupero funzionale, avvenuto dopo un mese (senza riabilitazione neuropsicologica), i segni del neglect unilaterale, mostrati in praticamente tutti i compiti svolti, sono rimasti invariati, insieme alle sue scarse prestazioni.

A causa del suo deficit neurologico, che non è riuscito a migliorare, Federico Fellini e la sua famiglia decisero che sarebbe dovuto andare a Roma, presso l’ospedale Policlinico Umberto I.

Quando fu pronto per dimettersi dall’ospedale nell’ottobre del 1993, subì un secondo grave ictus e morì il 31 ottobre, un giorno dopo che lui e sua moglie, Giulietta Masina, avevano celebrato il loro cinquantesimo anniversario di matrimonio.

 

Bibliografia

  • Bogousslavsky, Boller: Neurological Disorders in Famous Artists by J. Bogousslavsky and F. Boller (eds.) Neurological Disorders in Famous Artists. Part 2 by J. Bogousslavsky and M. G. Hennerici (eds.) The Diatrope Institute , Berkeley, CA, USA. Published online: 09 Feb
  • Cantagallo, A,; Della Sala, S.: Preserved insightin an artist with Extrapersonal Spatial Neglect . Unità Operativa di Medicina Riabilitativa, Azienda Ospedaliera, Ferrara, Italy; Neuropsychology Research Division, Department of Psychology, University of Aberdeen, U.K.
  • Ghizoni, Caramelli, Costa Cardoso: Neurology in Federico Fellini’s work and like. A neurologia n avida e obra de Federico Fellini
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Josephine Zammarrelli
Sono nata ad Agropoli (SA), un piccolo gioiellino nel cuore del Cilento al quale sono profondamente legata. Ancor prima di terminare gli studi liceali ho preso parte al IV Convegno F.I.S.I.G (Federazione Italiana Scuole ed Istituti Gestalt) a Salerno. Ho scritto una tesi triennale, in ambito neuropsicologico, riguardante l’interfaccia neurale per la riabilitazione di deficit neurologici. Attualmente sono iscritta al corso di laurea magistrale in Psicologia Clinica presso l’Università degli Studi di Padova. Dal 2016, collaboro in qualità di writer all’interno di un blog informativo “Genitore si diventa” (http://www.genitoresidiventa.it). Sin da bambina ho sempre avuto l’esigenza di dedicarmi all’arte e ad attività capaci di dare espressione al mio mondo personale ed interiore. Il disegno, la danza e la musica sono stati sempre una costante nella mia vita. La comunicazione è vita e “Cultura Emotiva” rappresenta per me un’ulteriore occasione per conciliare questa mia personale esigenza con l’amore per il complesso ed affascinante mondo della psicologia. Contatti: jzammarrelli@virgilio.it

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