Alcune delle caratteristiche fondamentali che contraddistinguono la psicosi sono certamente le manifestazioni deliranti e allucinatorie. Avendo quotidianamente a che fare con persone affette da psicosi, il mio interesse principale, da qualche anno a questa parte, è proprio a cercare di capire che cosa si cela dietro queste particolari espressioni di sofferenza psichica.

Il termine delirio si riferisce a un disturbo del contenuto del pensiero, un giudizio errato della realtà che difficilmente si può correggere, in quanto le decisioni e i comportamenti che vengono adottati servono ad auto-confermare tale modello di pensiero.

Esso può essere presente in varie patologie psichiche, ad esempio nella schizofrenia, negli episodi depressivi o maniacali con sintomi psicotici, o nel disturbo delirante cronico. A volte può essere accompagnato dalle allucinazioni, ossia false percezioni in assenza di uno stimolo esterno reale e proprio per questo spesso definite “percezioni senza oggetto“.

Pertanto, il delirio nella psicosi assume un aspetto strutturato difficile da trasformare, in quanto si viene a configurare come reale e non come una fantasia.

Mi è capitato spesso di ritrovarmi a spiegare l’esperienza delirante ai non addetti ai lavori che spesso incontravano difficoltà nel comprendere una realtà così lontana dalla loro. Questo perchè il delirio è prodotto da uno stato alterato della mente che trasforma un pensiero immaginativo in percezione reale, creando delle convinzioni errate che all’esterno paiono assurde.

In tale stato la psiche non viene usata come un mezzo per comprendere la realtà, ma come un organo che crea un mondo alternativo secondo modalità che sfuggono al controllo del paziente, che quindi non è più in grado di distinguere la realtà da questo surrogato da lui stesso creato.

Quando il delirio viene accompagnato dal fenomeno allucinatorio, molto spesso viene visto come un “sogno ad occhi aperti”. In realtà, al contrario di come si potrebbe facilmente pensare, ciò che accade a questi pazienti non ha niente a che fare con il processo onirico: mentre nel sogno la presa di coscienza avviene tramite il risveglio, nel delirio psicosensoriale ciò non è possibile, in quanto si configura come un’esperienza concreta e pertanto rimane un “fatto reale”.

Pertanto, lo stato allucinatorio e delirante della psicosi va a creare un mondo sensoriale svincolato dalla realtà che deriva dallo stato dissociato che si crea nel ritiro psichico.

In questo particolare tipo di delirio, la realtà interna creata dal paziente viene proiettata esternamente, provocando una confusione non solo tra mondo interno e mondo esterno, ma anche e soprattutto tra mondo sensoriale e mondo psichico.

Si potrebbe dire che vengono utilizzati gli occhi e le orecchie della mente, in modo tale da costruire un’immagine che viene poi proiettata sul mondo fisico. Solitamente il delirio allucinatorio ha inizialmente potere seduttivo, in quanto si presenta sotto forma di voci positive ed attraenti, che si trasformano successivamente in voci accusatorie o spaventose.

Così anche lo stato di grandiosità diventa in un secondo momento una condizione di persecuzione che angoscia il paziente, il quale sarà ormai confinato in una prigione senza uscita perchè non è in grado di controllare la mente e il pensiero.

Qual è dunque la funzione dell’esperienza delirante?

Spesso agli occhi dei più, lo psicotico sembra uno squilibrato, un matto, in generale un individuo da evitare. In realtà, quest’individuo ha sostituito il mondo reale con uno tutto suo, diverso da come noi possiamo immaginarlo, ed è l’unico modo in cui forse riesce a tenere insieme i suoi pezzi.

Tentare di dare una spiegazione alla psicosi, ai suoi deliri così come alle allucinazioni, come intuibile, non è certo semplice: in particolare il delirio consente di ristrutturare la realtà secondo un nucleo di significato alterato e distorto, creando un mondo che, seppure incomprensibile, è l’unico che il paziente è in grado di far funzionare.

Freud scrive: «Il paranoico ricostruisce il mondo, non più splendido in verità, ma almeno tale da poter di nuovo vivere in esso. Lo ricostruisce col lavoro del suo delirio. La formazione delirante che noi consideriamo il prodotto della malattia costituisce in verità il tentativo di guarigione, la ricostruzione».

La perdita di senso del mondo così come lo conosciamo, viene compensata dallo psicotico tramite la creazione di questo mondo alternativo e bizzarro che tuttavia non gli appare più ostile, minaccioso e destrutturato, ma funzionale.

Tale funzionalità sta proprio nel tentativo di ricucire quel tessuto psichico che per qualche ragione si è lacerato. L’enigma del delirio sta proprio nel ricostruire e rielaborare l’esperienza che ha portato a quello squarcio.

Dal canto degli operatori, gestire un paziente delirante non è semplice, ma un passo fondamentale è sicuramente riconoscere l’emozione che sostiene un delirio, altrimenti essa verrà riproposta in altri modi che potrebbero peggiorare lo stato psichico in cui si trova.

Una volta riconosciuta, è utile restituirla dandole un nome (ad es. a una persona convinta di essere spiata dai suoi vicini di casa si potrebbe dire “mentre mi dice queste cose, la vedo molto arrabbiato con i suoi vicini“).

Restituire l’emozione sottostante è il primo passo per instaurare una relazione e soltanto in questo modo si potrà arrivare al nucleo di verità sottostante al delirio. È importante comprendere che mentre a noi quel comportamento sembra bizzarro ed incomprensibile, per la persona che lo mette in atto è l’unico dotato di senso in una realtà che sente non appartenergli, per cui tentare di dissuaderlo dalle sue convinzioni, seppure deliranti, non produce gli effetti sperati.

Scavare a fondo nelle persone richiede tatto e sensibilità, soprattutto in condizioni particolarmente delicate come quella psicotica. Comprendere quello che si nasconde dietro un delirio non è un’impresa facile, perchè bisogna immergersi a piccoli passi in un mondo diverso, ossia quello del paziente, e aiutarlo gradualmente ad uscire da lì.

Mi piace dire che bisogna “psicotizzarsi” un po’ per poter capire, ed è un lavoro che richiede grande sensibilità ed empatia, perchè il delirio, così come tanti altri meccanismi della nostra mente, nient’altro è che un modo, seppure disfunzionale, di difendersi dal nostro “folle” mondo.

 

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Elvira De Simone
Ho conseguito la Laurea Magistrale in Psicologia Clinica presso la Seconda Università degli studi di Napoli. Tornata nella mia città di origine, Taranto, ho effettuato il mio tirocinio al Centro di Salute Mentale. Grazie a questa esperienza ho avuto la possibilità di confrontarmi con un concetto di sofferenza psichiatrica molto diverso da quello sempre studiato sui manuali, e di entrare nel vissuto delle persone tramite l'ascolto empatico delle loro esperienze. Da qui si acuisce il mio già acceso interesse per i disturbi psicotici, che posso osservare da vicino anche adesso che svolgo attività di volontariato presso i Centri Diurni D'Enghien e Basaglia del Dipartimento di Salute Mentale di Taranto, partecipando ad attività di sostegno e riabilitazione. In futuro mi piacerebbe frequentare una Scuola di Specializzazione Psicoanalitica, rimanendo aperta all'idea di far parte di una rete di colleghi e professionisti "con altri occhi". Contatti: elvira_desimone@libero.it

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