La storia di come abbiamo scoperto il fuoco, governato la natura e inventato le leggende.

Ieri sera stavo guardando un film, La guerre du feu, ho messo in pausa, mi sono acceso una sigaretta e sono andato in cucina, quella con le piastre a induzione perchè vivo all’estero, e mi sono preso una birra.

Sembrerebbe tutto normale valutando la situazione con l’idea del mondo che abbiamo oggigiorno, ma non troppo se sei un homo sapiens di qualche migliaio di anni fa.

Premesso che spiegare il funzionamento delle piastre ad induzione sia ostico anche oggi, una cosa banale come il fuoco la diamo per scontata nella nostra vita. In effetti oggi per fare del fuoco basta un accendino e per un barbeque un pò di diaviolina. Ma in passato non era affatto così e un accendino sarebbe quanto di più vicino ad un potere divino.

Ciò mi stupisce sempre quando mi paragono con il passato e rimango colpito da come ad oggi abbiamo sempre una parola ed una spiegazione precisa e scientifica per cose che un tempo erano impensabili. Tipo che con un po’ di antibiotico curi la peste, risparmiandoci i capitoli del Manzoni a riguardo.

Senza divagare come piace a quel milanese, voi un fuoco lo sapreste fare? Intendo da zero. come se foste delle scimmie o poco più? Esattamente di questo parla La guerre de feu, portandoci nella nostra preistorica vita.

Ogni tribù parla la propria gutturare lingua e combatte disperatamente per il bene supremo: il fuoco. Un tempo sapere come manipolare questo elemento era fondamentale, possederlo essenziale.

Come magistralmente raccontato ne Il più grande uomo-scimmia del Pleistocene, il fuoco è un elemento indispensabile per l’uomo. Con esso puoi cuocere la carne e indurire il legno, portate la luce nel buio e diventare Prometeo.

Niente come il governo del fuoco ha mostrato a l’uomo di essere in grado di poter piegare la natura al suo volere, o perlomeno di poterla capire e usare.

Il racconto di questo film antidiluviano segue le orme di un gruppo di giovani e preistorici uomini mandati dalla propria tribù a ritrovare il fuoco, spentosi dopo l’attaco di un gruppo rivale.

Da linguista sono rimasto particolarmente sorpreso da come questo film sia stato in grado di trasportarmi in un mondo senza parole. Per quanto la trama sia comprensibile attraverso gesti e versi scimmieschi, quando mi paragono con quel tempo mi domando: come hanno fatto a scoprirlo? Ma soprattutto, come hanno fatto a dargli un senso?

Per quanto riguarda la prima domanda, numerosi archeologi sono concordi nel dire che i nostri antenati avevano tantissimo tempo libero. Le attività necessarie al sostentameno della tribù (caccia, pesca, lavorazione delle materie prime etc.) prendevano poco più di due ore, lasciando il resto della giornata “all’ozio creativo”.

Ma anche scoperto come creare il fuoco, come te lo spieghi cosa sta succedendo? Bisogna considerare che non ci sono nè i concetti nè le parole per descrivere quello che sta succedendo.

Non ci sono termini come combustione, paglia, tizzone, secco, sfregare e via dicendo, al massimo ci sono “fuoco” e “legno” come omnicomprensivo di “cosa calda e luminosa” e “cosa che si brucia e poi diventa nera”.

Certo le parole se serve si possono inventare ma spiegarsi quello che sta succedendo? Pensa poi se devi spiegare una cosa come la pietra focaia (che non è una pietra qualsiasi) e come usarla. L’anima del fuoco dorme nella scintillante pietra del colore della notte ma quando esse combattono tra di loro compaiono dei fulmini che accendono la terra?

Ripensandoci spiegare le piaste ad induzione è più facile. Ecco però come nascevano le leggende e i miti, cercando di dare un senso a ciò che accadeva davanti ai nostri occhi e che non saremmo stati in grado di spiegarci altrimenti.

Ciò si collega intrinsecamente anche con un altro importante problema che come genere umano abbiamo dovuto affrontare, ovvero come tramandare l’informazione. Mica avevano netflix, il cinema e i campi lunghi, a dirla tutta manco una lingua comune.

Certo puoi far vedere come fare il fuoco ma devi anche dire che il legno deve essere duro, la paglia secca e tutta una serie di dettagli tecnici ma importanti che potrebbero essere persi alla sola visione dell’azione.

Al che mi spiego Gilgamesh, Bibbia e companatico: si usavano le storie perchè non avevamo le parole e i concetti per spiegare ciò che volevamo tramandare. Un esempio lampante è la manna dal cielo. Sapete tutti cos’è no? Quel nutrimento divino che cade dal cielo salvando gli ebrei nel deserto.

In realtà la “manna dal cielo” ce la beviamo tutti i giorni e si chiama birra. Un gruppo di antropologi sostiene infatti che la rivoluzione agricola, a base di grano, non è avvenuta per produrre pane ma bensì birra! Ma come, la fermentazione è un processo complesso, come hanno fatto dei semplici proto-uomini a scoprirla? Come spesso accade nella scienza, per sbaglio!

I nostri antenati dopo aver raccolto un pò di grano in un vaso se ne vanno a caccia dimenticandosi il recipiente all’aria aperta. Piove una volta, piove due volte e BUM ecco la manna dal cielo: un iper-nutriente quanto dolce liquido prodotto dalla fermentazione del grano (nel corso dei secoli per fortuna i monaci trappisti migliorarono il prodotto finale rendendolo ancora più divino).

Ovviamente 10.000 anni fa non si sapeva cosa fosse la fermentazione e quanto accaduto sembrò un vero e proprio miracolo (hangover a parte). Ma perchè inventarsi una leggenda invece di un semplice libretto delle istruzioni per fare la birra?

Ancora una volta perché non c’erano parole e concetti come “istruzioni” “ikea” o “fermentazione”.   Quindi quando giudichiamo il passato, dovremmo stare molto attenti a non proiettare le nostre concezioni moderne del mondo in eree così distanti da noi.

Anche solo per dire cose adesso ovvie, come ad esempio che la terra sia logicamente tonda, c’è gente che ha rischiato grosso (vedi alla voce “Galielo”).

Ad ogni modo, immedesimandomi nei proto-umani de La guerre du feu che scoprono come creare il fuoco e vengono salvati dai mammuth mentre io rimango comodamente spaparanzato sul divano, mi rendo conto delle incredibili sfide che abbiamo dovuto affrontare come genere umano e di come siamo stati in grado di andare avanti inventando una parola per tutto.

Riferimenti:

Il più grande uomo scimmia del pleistocene. Roy Lewis 1960.

Ozio creativo. Domenico Di Masi 1997.

Armelagos, G. J. (2000). Take two beers and call me in 1600 years. Natural History, 109(4), 50-53.

 

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