Perché diavolo la gente ce l’ha così tanto con questi maledetti sacchetti biodegradabili?

Sinceramente era dai Vespri Siciliani che non sentivo un tale moto collettivo, una tale simpatetica riottosità contro la macchina statale e i padroni. La cosa mi ha quasi scaldato il cuore, se non fosse che il tutto era diretto verso quegli orrendi sacchetti puzzolenti.

Sì perché oltre che puzzare ce li fanno pure pagare, ma vi rendete conto? Si parla di dati sconfortanti: “il prezzo dei sacchetti oscilla tra 1 e 3 centesimi di euro, e in Italia se ne consumano ogni anno tra i nove e i dieci miliardi.

Se si considera che le famiglie italiane effettuano in media 139 spese l’anno (dall’analisi GFK-Eurisko presentati a Marca 2017), il costo complessivo per ciascuna famiglia sarà compreso tra i 4,17 euro e i 12,51 euro l’anno.” Robe da matti.

Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che forse non aveva proprio tutto sto senso campare su una tale protesta mediatica per una spesa irrisoria a fronte di ministangate previste per il prossimo anno solare o, più semplicemente, per un sistema fiscale, come quello italiano, largamente irrispettoso del guadagno del lavoro del singolo e incapace di far fronte a continui tentativi (quasi sempre a porto) di frodi.

Per questa roba non si scende mai in piazza, manco su Facebook, le pagine di Kaffèè e Buongiornissimi manco una meme ci fanno.

Ma io fondamentalmente perché mi vado a inerpicare sullo sdrucciolevole sentiero dell’economia, che ci posso capire io che sono psicologo? Ma c’è uno psicologo che, visto che il Nobel per la Psicologia non esiste proprio, si è cuccato quello per l’Economia nel lontano 2002: che dite ci possiamo fidare?

Gli addetti ai lavori probabilmente sanno già di chi sto parlando, leggano quanto segue come un puro divertissement. Per chi non conoscesse invece Daniel Kahneman, ecco, i sacchetti biodegradabili sappiate che si prestano per spiegare alcuni assunti della sua Prospect Theory, elaborata attorno agli anni ’80 con l’amico e collega Amos Tversky, che gli valse proprio il Nobel.

In soldoni, Kahneman e Tversky ci mettono in guarda dal considerare l’uomo come un animale razionale, che appoggia il suo pensare su strutture logiche e modelli euristici vincenti (modelli su cui si basava il sistema predittivo di economisti quali Von Neumann).

In linea con il pensiero coevo di Herbert Simon, i nostri eroi, a fronte di una serie di avvincenti esperimenti (che potete facilmente reperire online), ipotizzarono che l’uomo non agisce sempre con logica nelle situazioni di rischio o possibile perdita, ma si lascia spesso guidare da euristiche inefficaci dettate da spinte autoprotettive.

Queste, legate indissolubilmente al contesto nel quale il decisore opera la sua scelta, in qualche modo sporcano il nostro modo di pensare, lasciandoci più vulnerabili all’errore o, alla peggio, alla truffa.

La teoria del prospetto di base asserisce che le persone, nella norma, tendono ad attribuire pesi diversi a perdite e guadagni, senza considerare la ricchezza finale, e che operano queste decisioni largamente sulla base del contesto.

Esaminiamo da vicino due assunti portanti di questa teoria: facciamolo con i sacchetti dai!

Assunto numero 1: EFFETTO CONTESTO (FRAMING EFFECT)

Il nostro decisore si lascerà sempre influenzare dal contesto nella propria scelta, per cui il rincaro è più gradito quanto è più nascosto dal contesto.

Nel celeberrimo problema della malattia asiatica ideato da Kahneman & Tversky, le persone operavano scelte differenziali a fronte degli stessi dati qualora fossero evidenziati, testualmente, elementi positivi o negativi.

Nel problema del sacchetto biodegradabile di Parlato, invece, questo cazzo di sacchetto biodegradabile con i suoi pulciosi 2 centesimi di costo desta maggiore scalpore delle ministangate sul pedaggio autostradale previste per il 2018. Brigitte Bardot Bardot!!!!!

Assunto numero 2: AVVERSIONE ALLE PERDITE

Per le persone non è solo fastidiosa, è proprio insopportabile l’idea di perdere dei soldi, figuriamoci per un sacchetto biodegradabile!

Dalle ricerche di Kahneman & Tversky è ad esempio emerso come sia più facile rifiutare uno sconto piuttosto che accettare una perdita, anche a parità di risultati finali.

Ad esempio, in alcuni studi effettuati dagli autori, si osservava come le persone preferissero una vincita certa di 900 $ ad una probabilità dello 0.9 di perderne 1000, ma che, per converso, preferissero scommettere sulla probabilità dello 0.9 di perdere 1000 $ piuttosto che sulla perdita certa di 900 $.

Questo spiega come sia inaccettabile per gli Italiani ogni tipo di rincaro, ormai accolto con l’impressionistica espressione di Totò, ormai vero mantra della politica economica del nostro Paese.

Peccato che, ricollegandoci al primo assunto, la stessa reazione avvelenata non si abbia di fronte alle oscillazioni sotto le feste del carburante, piuttosto che sulle sempre crescenti aliquote anche sugli stipendi più bassi.

Insomma, tirando le somme: ma siamo davvero così stupidi?

No, siamo creature irrazionali, decisori fortemente influenzati dai contesti in cui siamo inseriti e i cui istinti autoprotettivi primordiali emergono con forza nelle forme più attuali di group thinking (pensiero di gruppo): in primis i Social Network.

La bagarre dei sacchetti è una bagarre e tale deve restare, senza scandalizzare troppo l’opinione pubblica circa la presunta pecoronaggine degli Italiani o ignoranza dei Facebook addicted.

Nel contesto di gruppo la liberazione dei meccanismi primordiali favorisce, senza dubbio, l’emersione delle piccole idiosincrasie e dei limiti cognitivi che, nonostante tutto, contribuiscono alla nostra umanità e, in un modo spesso bizzarro e pittoresco, alla nostra sopravvivenza su questo mondo.

Vedete su quante cose sulla nostra mente ci ha illuminato sto fatto dei sacchetti? Concorderete con me che, a fronte di una tale presa di coscienza, 2 centesimi li possiamo spendere pure volentieri, dai.

ADESSO COSA PENSI?