Il tema del lutto è molto delicato e indica un sentimento di intenso dolore che si prova per la perdita, generalmente, di una persona cara. Si tratta di quel lacerante percorso che tutti purtroppo conosciamo e in proposito esiste un ambito davvero poco trattato e forse ancora poco compreso: la perdita del proprio animale domestico.

Sebbene l’intensità della sofferenza sia, secondo recenti studi, simile a quella che si prova per la perdita di una persona cara, questo lutto appare socialmente ignorato o poco compreso. Come spiega P. Gallucci  (2018), docente  all’Università Cattolica del Sacro Cuore, i vissuti sono delegittimati, minimizzati, banalizzati, e l’aspettativa condivisa è quella di dover riuscire a dimenticarsi del proprio animale in tempi brevi continuando felicemente la propria vita.

Al proprietario, in pratica, viene negata la possibilità di esprimere ciò che prova, per cui spesso si vergogna, non sa bene come comportarsi, avverte una forte sensazione di solitudine e di incomprensione.

È inoltre impedito il ricorso a tutti quei riti che aiutano il processo di lutto, perchè manca un rito funebre socialmente condivisibile, l’accettazione sociale del pianto, per non parlare della frequente ridicolizzazione di idee ancora poco diffuse come cimiteri per gli animali o la possibilità di cremazione.

Secondo Mugnai (2014), in realtà è un profondo legame di attaccamento quello che si viene a creare tra uomo ed animale, spesso membro a tutti gli effetti della famiglia, nella quale è condiviso un affetto incondizionato. In alcuni casi, esso è capace di costituire un’importante base di sostegno (ad esempio per anziani o per disabili).

Con i nostri animali si crea un vero scambio affettivo, si costruisce un mondo condiviso, ricco e complesso, che riveste per l’uomo una grande importanza sotto il profilo psicologico.

Inevitabilmente, la perdita di un legame così importante necessita di un processo di elaborazione ampiamente sovrapponibile a quello conseguente alla morte di una persona. Stordimento, shock, sintomi fisici e psicologici sono passaggi inevitabili del percorso che conduce all’accettazione e alla riorganizzazione della propria vita senza l’animale.

L’elaborazione del lutto riguarda il processo lungo ed emotivamente difficile di guarigione da questa sofferenza. Perdere un amore significa veder svanire una parte di noi, della nostra esistenza, quella che esisteva assieme a quell’affetto. È la nostra morte attraverso la morte dell’altro.

Inizialmente si utilizza la negazione dell’accaduto come un meccanismo di difesa per posticiparne l’impatto. Esprimere le emozioni e non percepirle come reazioni esagerate è importante. Bisogna accogliere ogni sentimento che affiora e viverlo fino in fondo senza imporsi di stare bene quando ciò non è ancora possibile.

Spazio, dunque, alle emozioni, al pianto e alla tristezza, alla rabbia o alla colpa, perchè reprimerli acuisce la sofferenza e rallenta il processo di elaborazione. Spazio anche a condivisione e tempo per esprimere ciò che si prova, per chiedere comprensione, per parlarne con le persone care, per commemorare il proprio amato animale.

Nella fase della ricostruzione si comincia ad elaborare il vuoto lasciato dal nostro compagno, realizzando di aver instaurato una serie di abitudini che portano un senso di nostalgia. Pertanto bisognerà imparare ad interagire con il suo ricordo in maniera diversa, fino a lasciar dentro soltanto il ricordo del grande affetto che abbiamo provato per lui.

Ma andiamo un po’ più a fondo. In generale, circa il concetto di lutto, Galimberti ci ricorda l’etimologia della parola “sentimento”, che rimanda all’esistenza di un contenitore, la mente, che tiene in-sieme (syn) gli opposti, senza espellere l’uno a vantaggio dell’altro.  In questo senso, morte e vita sono nell’inconscio coppie complementari: ecco perché la piena esperienza della vita implica l’accettazione ed il contatto profondo con la morte.

Come sostiene la psicoterapeuta B. Alessio (2004), l’attuale tendenza a “nascondere” la morte, in realtà, mostra la nostra grande paura di convivere l’idea che ciascuno di noi è implacabilmente destinato a scomparire. Tale concetto di transitorietà dell’esistenza assume una maggiore rilevanza se si fa riferimento al rapporto con gli animali.

Innanzitutto bisogna considerare che nel momento in cui accogliamo un compagno a quattro zampe nella nostra vita, lo facciamo pienamente consapevoli che molto probabilmente se ne andrà prima di noi, e che quindi dovremo essere preparati ad affrontare il doloroso momento dell’addio. L’attaccamento all’animale, seppure con modalità diverse rispetto a quello tra esseri umani, si riferisce perciò ad un legame con caratteristiche uniche: ci porta su una connessione istintiva priva dei correlati verbali e cognitivi delle relazioni umane, gli animali diventano veicolo di un amore incondizionato, senza doppi fini o aspettative giudicanti, dove possiamo sentirci amati e accolti per quello che siamo incondizionatamente, preparati al fatto che tutto ciò avrà una scadenza temporale.

Si tratta di una sorta di “perdita preannunciata” che aleggia nel rapporto, facendo pesare la sua presenza col passare degli anni., il tipo di legame che si viene a creare, seppure non sovrapponibile a quello tra umani, è un legame d’amore, pertanto la sua interruzione determina inevitabilmente sofferenza: infatti, il concetto di lutto in psicoanalisi ha un significato più ampio rispetto alla mera morte fisica, e comprende qualsiasi esperienza di perdita del legame (Alessio, 2004).

Infine, come spiegato, a differenziarlo da un “normale” lutto, entra in gioco il fatto che spesso questa sofferenza non è socialmente accettata quindi è facile che vi si aggiungano tutta una serie di altre emozioni, tra cui la vergogna per il proprio dolore, i sensi di colpa per non aver fatto tutto il possibile e la paura che le nostre reazioni emotive siano esagerate o fuori luogo. È un vuoto acuito dal fatto che il dolore viene minimizzato e negato, privato degli atti consolatori considerati invece comuni per la perdita di una persona cara. Un dolore che c’è, ma che dovrebbe passare in fretta, come un livido sulla pelle.

L’elaborazione del lutto implicherà pertanto ricostruire un nuovo rapporto con il mondo, accettando quella “perdita preannunciata” a cui forse non siamo mai stati veramente preparati, e lasciando vivo il ricordo di ciò che abbiamo vissuto e provato insieme al nostro amico, che ci ha accompagnati in un importante, seppure breve, tratto della nostra vita.

Riferimenti:

  • Alessio, B. (2004). Dalla parte del proprietario: il cordoglio ed il lutto per la morte del proprio animale. Sisca Observer, Anno 8, Numero 1, Marzo 2004
  • Gallucci, P. (2018). Il dolore negato. Affrontare il lutto per la morte di un animale domestico. it Editore, Perugia
  • Mugnai, F. (2014) L’attaccamento agli animali. Una visione integrata della relazione uomo-animale nella pet therapy. Hogrefe Editore (A cura di).
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Elvira De Simone
Ho conseguito la Laurea Magistrale in Psicologia Clinica presso la Seconda Università degli studi di Napoli. Tornata nella mia città di origine, Taranto, ho effettuato il mio tirocinio al Centro di Salute Mentale. Grazie a questa esperienza ho avuto la possibilità di confrontarmi con un concetto di sofferenza psichiatrica molto diverso da quello sempre studiato sui manuali, e di entrare nel vissuto delle persone tramite l'ascolto empatico delle loro esperienze. Da qui si acuisce il mio già acceso interesse per i disturbi psicotici, che posso osservare da vicino anche adesso che svolgo attività di volontariato presso i Centri Diurni D'Enghien e Basaglia del Dipartimento di Salute Mentale di Taranto, partecipando ad attività di sostegno e riabilitazione. In futuro mi piacerebbe frequentare una Scuola di Specializzazione Psicoanalitica, rimanendo aperta all'idea di far parte di una rete di colleghi e professionisti "con altri occhi". Contatti: elvira_desimone@libero.it

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