Da sempre, la prima tappa quando sentiamo che c’è qualcosa che non va col nostro corpo, è il nostro medico di famiglia. Un mal di testa insistente, lo stomaco che brucia, colite, orticaria, dolori addominali… e si parte a fare lunghe file negli studi medici per cercare di capirne di più.

Tuttavia, alcuni di questi sintomi, dopo tanti accertamenti per determinarne la causa, si rivelano spesso essere frutto dell’ormai noto meccanismo di somatizzazione.

Oggi si ha maggior consapevolezza del particolare linguaggio utilizzato dal corpo: esso diventa il principale canale per comunicare il disagio emotivo che sperimentiamo quando il sovraccarico di tensione affettiva sfida le capacità delle nostre difese.

Ma perché, in alcuni di noi, la reazione alle situazioni che suscitano forti emozioni è quella di sviluppare sintomi corporei? Carl Gustav Jung aveva intuito già nei primi anni del Novecento che:

“un cattivo funzionamento della psiche può fare molto per danneggiare il corpo e allo stesso modo una malattia somatica può danneggiare la psiche; psiche e corpo non sono due entità separate, ma costituiscono insieme la vita dell’uomo”.

Oggi, infatti, lo stretto rapporto tra psiche e soma viene dimostrato dagli studi sulla PNEI (Psico-neuro-endocrino-immunologia) così come da numerose pubblicazioni nelle più importanti riviste scientifiche.

In particolare, quello che prevale in questi casi è la difficoltà di mettersi in contatto con la propria dimensione affettiva e più precisamente di nominare i propri stati affettivi o di distinguerli gli uni dagli altri.

È “alessitimia” il nome che diamo all’impossibilità di identificare e descrivere ciò che sentiamo; diventiamo, dunque, alessitimici (come sostenuto dalla psicoanalista Joyce McDougall) nel momento in cui dobbiamo difenderci da una fonte di stress interna o esterna che “disperdiamo” attraverso il sintomo corporeo.

Le emozioni negative non riconosciute, in concomitanza con altri fattori, possono comportare un aumento dei livelli tonici di attivazione del sistema nervoso autonomo in risposta agli stimoli. Un esempio può essere l’innalzamento della pressione arteriosa quando non riusciamo a renderci conto di essere molto arrabbiati, per cui il corpo utilizza un concomitante organico.

In definitiva, si può affermare che chi presenta tali sintomi possiede un deficit della capacità di mentalizzazione, cioè di elaborazione psichica dell’emozione attraverso il pensiero, e tende ad utilizzare uno stile di pensiero operativo, ossia sempre aderente alla realtà concreta.

Wilma Bucci (1997) sostiene che la somatizzazione implichi l’attivazione delle rappresentazioni somatiche subsimboliche, che rimangono dissociate da quelle simboliche. Tali rappresentazioni dissociate vengono vissute solo come eventi somatici senza che sia possibile per l’individuo riconoscere alcun significato psichico.

Studi recenti, infatti, mostrano come uno dei meccanismi difensivi maggiormente utilizzati da questi soggetti sia quello della dissociazione, che permette di creare un rifugio mentale dai sentimenti angoscianti provocati dallo stimolo: il dolore, tuttavia, emerge travestito da sintomo somatico.

È pertanto il corpo a soffrire laddove la mente non può permettersi di farlo.

Come intervenire, dunque? La priorità è naturalmente il benessere della persona. La stretta collaborazione tra medico e psicologo, in particolare in questi tipi di disturbi, sembra fondamentale per aiutare chi ne soffre ad uscire da questa situazione.

I pazienti, infatti, solitamente non consultano lo psicoterapeuta di propria iniziativa, per questo il lavoro del medico è fondamentale per permettere di pensare ad un modo diverso di approcciare il problema.

L’intervento consiste nel comprendere i bisogni e le pulsioni sottostanti ai sintomi fisici. L’attenzione non è focalizzata sul sintomo, quanto piuttosto sul cosa lo stesso rappresenta, sul suo significato simbolico, al fine di rendere tutto questo consapevole ed elaborabile.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • Bottaccioli, F. (2005). Psiconeuro Endocrino Immunologia. I fondamenti scientifici della relazione mente-corpo. Le basi razionali della medicina integrata. Red Edizioni
  • Bucci, W. (1997b), Symptoms and symbols: A multiple code theory of somatization, Psychoanalytic Inquiry, 17, 151-172.
  • McDougall, J. (1974), The psychosoma and the psychoanalytic process, International Review of Psychoanalysis , 1, 437-459.

 

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Elvira De Simone
Ho conseguito la Laurea Magistrale in Psicologia Clinica presso la Seconda Università degli studi di Napoli. Tornata nella mia città di origine, Taranto, ho effettuato il mio tirocinio al Centro di Salute Mentale. Grazie a questa esperienza ho avuto la possibilità di confrontarmi con un concetto di sofferenza psichiatrica molto diverso da quello sempre studiato sui manuali, e di entrare nel vissuto delle persone tramite l'ascolto empatico delle loro esperienze. Da qui si acuisce il mio già acceso interesse per i disturbi psicotici, che posso osservare da vicino anche adesso che svolgo attività di volontariato presso i Centri Diurni D'Enghien e Basaglia del Dipartimento di Salute Mentale di Taranto, partecipando ad attività di sostegno e riabilitazione. In futuro mi piacerebbe frequentare una Scuola di Specializzazione Psicoanalitica, rimanendo aperta all'idea di far parte di una rete di colleghi e professionisti "con altri occhi". Contatti: elvira_desimone@libero.it

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