Di nemici bisogna sempre inventarne e dipingerli in modo che suscitino paura e ripugnanza, affinché i popoli siano tenuti a freno”. 

Umberto Eco

In questo articolo cercherò di accompagnarvi da una gabbia di topi francese alla situazione politica e sociale italiana.

I topi

Henry Laborit è un medico, biologo e filosofo francese. Muore nel 1995. Diviene famoso per un suggestivo esperimento sui topi. Eccolo:

Prima parte

In questa parte dell’esperimento Laborit prende un topolino e lo inserisce in una particolare gabbia con il pavimento elettrificato. La gabbia è divisa da una rete metallica in due zone comunicanti. Una leggera scossa può arrivare al topo da una sola zona alla volta. Pochi secondi prima della scarica si accende una spia luminosa.

Laborit osserva come il topolino prenda le prime scosse, imparando poi che all’accendersi della spia gli basterà scappare nell’altra metà della gabbia per continuare la sua vita, evitando il fastidio della scossa elettrica.

Escludendo il leggero stress dato dallo spostarsi da un lato all’altro della gabbia il topo mangia, dorme, si comporta normalmente. L’esperimento dura alcuni giorni, dopodichè Laborit esamina il topo e lo trova in buona salute: valori del sangue, lucidità del pelo, organi interni… Tutto nella norma.

Seconda parte

In questa fase Laborit inserisce di nuovo il topo, ma blocca la via d’uscita. Il topo è costretto a prendersi tutte le scosse, senza possibilità di fuga. Nuovamente l’esperimento dura alcuni giorni, passati i quali viene esaminato: ha evidenti segni di stress, sia nel comportamento che all’esame visivo. Il pelo si dirada, diventa opaco e alcuni organi interni si ingrossano. È ammalato di stress.

Terza parte

Decide di inserire nella gabbia un altro topolino. Ora gli ospiti sono due e, date le dimensioni della gabbia, non c’è spazio per fuggire nella zona non elettrificata. Entrambi i topi sono costretti a prendere le scosse.

I topi subiscono le prime, rimanendo come al solito confusi. Dopo un po’ però iniziano a darsele di santa ragione, come se riconoscessero nel compagno la causa del fastidio. È sufficiente che vedano la spia accendersi (anche senza la successiva scossa elettrica) perchè si aggrediscano sistematicamente l’un l’altro.

Dopo alcuni giorni Laborit va nuovamente ad esaminare i topi. Incredibilmente stanno bene, non riportano scompensi di alcun tipo. Sono fondamentalmente sani. Hanno subito le scosse e le percosse del compagno senza riportare particolari conseguenze.

Il regista Resnais racconta l’esperimento romanzandolo nel suo film Mon uncle d’amerique.

Un gioco politico

Ora facciamo un gioco: sostituiamo le sbarre con i nostri confini nazionali ed il secondo topo con lo straniero. La scossa elettrica è invece la crisi: economica e sociale – che ha cambiato il punto di vista sul futuro. Il futuro che da promessa è diventato minaccia.

Scrivono a tal proposito Schmit e Benasayag: “Il futuro cambia segno? Più che un’astrazione sembra un’assurdità. E tuttavia non lo è. Assistiamo, nella civiltà occidentale contemporanea, al passaggio da una fiducia smisurata a una diffidenza altrettanto estrema nei confronti del futuro”.

Anche Bauman se ne è occupato: “Il progresso, un tempo la manifestazione più estrema dell’ottimismo radicale e promessa di felicità universalmente condivisa e duratura si è spostato all’altra estremità dell’asse delle aspettative, connotata da distopia e fatalismo.

Abbiamo ora gli uomini al posto dei topi, i confini al posto delle sbarre e la crisi che sostituisce la scossa elettrica.

La fuga

Esattamente come nei topi per noi sono due i meccanismi che permettono di ridurre lo stress e le angosce che stiamo attraversando: la fuga o l’attacco.

Fuga può significare una fuga vera, reale, come l’emigrazione. Usciamo dalla gabbia elettrificata e cerchiamo di schivare le scosse elettriche. Oppure la fuga può essere un’idea, un progetto, una direzione di vita soddisfacente che ci fa immaginare un futuro, che dona la speranza della fine delle scosse.

L’attacco

Nell’attacco invece si individua un nemico, non importa se è la reale causa della nostra frustrazione. Il solo fatto di avere un nemico da un senso alla sofferenza che stiamo provando, come individui e come gruppo.

Sto male perché c’è lui – ci sono loro che provocano le scosse. Non importa se, grattando appena un poco la superficie, salta all’occhio che le scosse elettriche hanno tutta un’altra origine.

Questo succede perché il nostro cervello e la nostra mente, come gran parte degli organismi animali, funzionano secondo il principio dell’economia: minimo sforzo – massima resa; meglio spendere meno energie per ottenere lo stesso risultato. Lo si vede in un’infinità di situazioni. Nella bugia ad esempio: quanto è bello quando da bambini si scopre che una semplice ed economica bugia può salvarci dagli impicci, che richiederebbero molte più energie ed ansie?

Oppure nelle razionalizzazioni, come nella famosa favola della volpe e l’uva: la volpe desidera l’uva, non riesce a coglierla e si racconta che l’uva era acerba. Anziché affrontare la fatica di riconoscere la propria impotenza o la propria incapacità a trovare una soluzione applicabile, preferisce creare una storia più economica e tranquillizzante.

La paranoia ha lo stesso tipo di funzionamento: se tutto il male che vivo è causato da qualcosa di esterno a me io non ho responsabilità, non devo mettere in gioco me stesso, non riconosco la complessità della situazione. È facile e veloce per la mente: sto male – lui è la causa.

La paranoia porta alla ristrutturazione del nostro essere al mondo, tutto centrato sulla presenza di un nemico. Una volta eliminato lui, tutto andrà bene, saremo felici. È un pensiero fallace e pericoloso. Che però riduce lo stress e dona un velo di semplicità al pensiero, ci tranquillizza e ci fa risparmiare energie e sofferenza mentale.

Il nemico quindi ci è utile, riduce lo stress e le frustrazioni, dona la sensazione di avere una soluzione semplice e percorribile. Ci tranquillizza anche se non è lui il diretto responsabile della nostra sofferenza. È un vecchio gioco della politica, che regolarmente si ripresenta.

Alternative?

Le alternative – buone e meno buone – sono sostanzialmente due:

  • lo stallo che porta alla sofferenza mentale (individuale o collettiva): panico, depressione, uso di sostanze, ansia senza senso, paranoia, rivolte ed insurrezioni rabbiose. Sono tutte reazioni che si stanno verificando, pensiamo solo all’aumento di patologie depressive in occidente o a movimenti come i gilet gialli francesi.

  • Lo sforzo e la confusione che scaturiscono dal riconoscere limpidamente la situazione, l’accettare il fatto che per uscirne bisogna prima vederla, sopportarne l’incertezza e l’assenza di risposte immediate e solo alla fine iniziare un percorso che porterà alla creazione di un pensiero nuovo e delle soluzioni. Così nascono le idee, la transizione da una crisi ad un nuovo pensiero passa attraverso la fatica mentale.

Non a caso è proprio l’assenza di lucidità e idee che sta uccidendo una parte del mondo politico occidentale, a favore di forze che promuovono processi di pensiero più economici, pericolosi e lontani dalla realtà.

Letture consigliate

Bauman Z., Modus vivendi. Inferno e utopia del mondo liquido, Bari, Laterza Editore, 2008.

Benasayag M., Schmit G., L’epoca delle passioni tristi, Milano, Feltrinelli, 2013.

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Gabriele Ramonda
Sono psicologo clinico specializzando in Psicoterapia Psicoanalitica. Collaboro con il Centro di Psicoterapia presso l'ASL Torino1, ricevo in studio a Chieri e a Torino. Collaboro con i servizi sociali torinesi nel settore disabilità. Ho lavorato per alcuni anni come psicologo in comunità terapeutica “Il Porto Onlus“, dove ho seguito in tempi diversi disturbi di personalità, dipendenze e psicosi. Mi sono poi dedicato alla riabilitazione psichiatrica in gruppi appartamento. Oggi mi occupo anche di marketing, fotografia e comunicazione: ho co-ideato e co-fondato Nora Photobooth, prima impresa italiana a occuparsi di Photobooth nel campo degli eventi e della comunicazione. Lettore appassionato, disorganizzato ed un po' anarchico. Scrivo articoli, riflessioni e poesie confuse. "Considero la psicologia e la psicoterapia non solo come dei solidi e provati strumenti di cura, ma anche come metodo di ricerca di senso, di possibilità di riflessione e conoscenza di sé che va al di là del semplice adattamento alla realtà." Contatti: info@psicologiaramonda.it

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