Indubbiamente è un tema, quello dell’Alzheimer, a cui sono molto legata, sia professionalmente sia personalmente e vi ho dedicato diversi miei articoli ma non ho mai approfondito il tema dei nipoti; spiegare ad un bambino una malattia che è difficile da capire persino per un adulto.

Le malattie dementigene sono ormai diffuse oltre misura e diventa sempre più frequente vedere i primi sintomi in persone di nemmeno 70 anni. Persone che a quell’età hanno figli presumibilmente di circa 40 anni con a loro volta figli tra i 4 e i 12 anni ai quali va spiegato cosa sta accadendo alla loro nonna o nonno.

Quando si tratta di una malattia degenerativa che coinvolge il solo lato fisico si cerca di non appesantire la questione evitando così al bambino un malessere che si pensa non riuscirebbe a gestire.

Dal momento che il nonno o la nonna sono lì vicino a loro, in grado ancora di farli sorridere, di chiamarli per nome o persino accompagnarli al parco non ci si pone ancora il problema.

Diverso è quando a venire intaccata è la sfera cognitiva ed emotiva, quando il nonno o la nonna non sono più in grado di chiamarli per nome, quando i nipoti non possono più stare da soli con loro per tutto il pomeriggio, quando capita che i nonni urlino o ripetano cose senza senso o peggio quando fanno la pipì addosso o si arrabbiano con la mamma o con il babbo.

In questo caso per un bambino diventa tutto strano, difficile da comprendere, a tratti ironico e a tratti spaventoso, a volte persino fonte di vergogna, quando si tratta di nipoti preadolescenti o adolescenti.

In uno dei miei primi articoli sull’argomento “L’ospite indesiderato”: quando l’Alzheimer arriva senza avvisare ho trattato il tema della diagnosi, dell’incredulità e della difficoltà di accettazione per la famiglia, anziano compreso. Nonostante il passare del tempo e la speranza di sentirsi più forti, l’Alzheimer progredisce spesso velocemente con frequenti cambiamenti e peggioramenti.

Per un adulto, partner, figlio, nuora è davvero impegnativo il percorso di accettazione e presa di consapevolezza e si pensa che anche per il bambino sia altrettanto difficile; sicuramente non è una passeggiata e ci saranno momenti buoni e meno buoni ma le capacità di resilienza dei bambini sono davvero straordinarie.

Paul Russell dedica alla sua nonna un albo, arricchito dalle illustrazioni di Nicky Johnston, che racconta la storia di una bambina con una nonna che convive con l’Alzheimer.

Questa bambina con tutta la freschezza della sua età riporta episodi divertenti o che per lei lo sono diventati, della sua vita con questa nonna un po’ smemorina. Il libro in questione si intitola infatti “Nonna dimentica” ed è un omaggio a tutti quei genitori preoccupati da come i propri figli potranno reagire ai comportamenti strani dei nonni.

“Mia nonna si dimentica chi sono.

Ogni volta che ci vediamo è come conoscere una persona nuova”

Con questa frase si apre l’albo illustrato, rivolto a bambini e genitori con la speranza di rendere più facile e serena questa fase della vita. A completare il libro è stata inserita una guida pratica a cura di Eloisa, antropologa ed esperta in comunicazione sociale.

Questa guida è rivolta ai genitori e viene spiegato come i bambini possono vivere l’esperienza della demenza in famiglia, offrendo qualche spunto su come parlare con loro della malattia per farli sentire al sicuro e allo stesso tempo partecipi nel coinvolgere i propri nonni nella vita di tutti i giorni.

Quando si tratta di bambini molto piccoli, per loro è più facile interagire con una persona con demenza, non hanno pregiudizi su come una persona si dovrebbe comportare.

Sappiamo però che questa malattia è spesso imprevedibile e all’improvviso la persona potrebbe non riconoscere più una situazione come pericolosa o come fonte di disagio per il bambino; in questi casi sarà sufficiente non lasciarli mai soli ed essere pronti a gestire situazioni di disagio.

I bambini più grandi potrebbero invece fare domande e osservare il nonno durante i suoi comportamenti domandandosi il perché. È importante che i bambini vengano innanzitutto rassicurati: il babbo e la mamma sono lì con loro qualsiasi problema ci sia, questa malattia non è contagiosa e non vuol dire che un altro della famiglia si ammalerà e soprattutto se il nonno o la nonna hanno reagito male in una o più occasioni, non è colpa loro ma della malattia.

Vanno anche preparati alla possibilità che il nonno o la nonna peggiorino, che purtroppo non c’è niente che possono fare per fermare la malattia ma c’è una cosa che possono fare per aiutare i nonni a sentirsi meglio: dimostrare il loro affetto e coinvolgerli (fin quando ciò è possibile) in una conversazione.

In questa guida vi è in oltre un elenco con le domande più frequenti dei bambini e suggerimenti per offrire loro le risposte più adeguate. Questa guida è sicuramente il fulcro centrale del libro, senza di essa il libro risulterebbe incompleto.

Le illustrazioni sono davvero carine e molto chiare per i bambini ma le frasi messe qua e là, mi hanno lasciato un po’ di delusione; non c’è una vera e propria storia dietro e si fa fatica a capire il senso di ciò che si vuole comunicare.

Manca a mio parere una storia accattivante e al tempo stesso tenera che catturi l’attenzione del bambino e gli faccia davvero capire che quella storia assomiglia tanto alla sua.

La guida alla fine del libro invece centra, a mio parere, il tema e offre un reale aiuto ai genitori; pratica e al tempo stesso essenziale, non si perde in spiegazioni universitarie e scientifiche ma arriva dritta al punto, mostrandosi un valido aiuto per le famiglie.

 

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

“Nonna dimentica”, Paul Russell e Nicky Johnson; Erikson, 2019

https://novilunio.net/

https://www.erickson.it/it/mondo-erickson/articoli/come-spiegare-la-demenza-ai-bambini/

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Ilaria Giardini
Sono la Dott.ssa Ilaria Giardini, nata a Cattolica e cresciuta a Pesaro; laureata in Psicologia presso l’Università degli studi di Urbino. Sono psicologa, abilitata all’esercizio della professione e iscritta all’Ordine degli Psicologi delle Marche (n° 2675). Durante la specializzazione in Psicologia Clinica mi sono sempre più interessata all’approfondimento della Psicogeriatria, campo in cui lavoro tutt’ora, facendo parte dell’equipe del Centro Diurno Margherita di Fano (specializzato nelle demenze in particolar modo di tipo Alzheimer) e in cui mi sto ulteriormente perfezionando; ho ottenuto da poco la certificazione come Operatore Validation e ho partecipato al Premio Gentlecare Sicurhouse, “Studi sull’applicazione del metodo Gentlecare in ambito geriatrico. L’attualità del modello”, vincendo nel dicembre 2016 il primo premio con un elaborato dal titolo “Giorno dopo giorno dobbiamo vivere; se possibile bene”. Fa da cornice un mio sempre maggiore interesse verso l’area del benessere psicologico, al fine di promuovere e gestire le risorse personali di ogni individuo. Contatti: giardini.ilaria@libero.it

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