Recentemente mi è capitato di addentrarmi nel mondo dell’ASMR, in merito al quale ho scritto un articolo, ed essendo anche un praticante di mindfulness mi sono domandato se vi fossero delle somiglianze tra questi due approcci molto lontani temporalmente.

Pertanto, andando a curiosare in giro, mi sono accorto che già qualcuno ha cominciato a porsi lo stesso quesito, senza però approfondire particolarmente la questione.

Ritengo quindi possa essere molto utile porre le basi per un dialogo tra le due metodologie perché ultimamente la ricerca sull’ASMR si sta espandendo alla cura di alcuni disagi patologici come l’ansia, la depressione, il dolore cronico e i disturbi del sonno, che sono già da qualche decennio di competenza della mindfulness.

Sarebbe quindi importante trovare una quadra per poterle far confluire in un ipotetico intervento terapeutico comune.

Riassumendo brevemente, ASMR è l’acronimo di Autonomous Sensory Meridian Response, ovvero il titolo che viene assegnato a quei video, specialmente su YouTube, che mostrano persone che approssimandosi ai microfoni producono dei suoni molto delicati attraverso la voce o altri strumenti.

Chi ode questi suoni generalmente sperimenta dei brividi molto piacevoli che corrono lungo la schiena, il collo, le braccia e la testa a cui si accompagna la sensazione di profondo benessere e rilassamento.

Le sensazioni positive associate a questa pratica non sono avvertite da tutti e sembra che ciò sia, almeno in parte, determinato dal tipo di temperamento personale.

Per quanto riguarda la Mindfulness, questa, per essere precisi, può essere sia definita come una pratica che come uno stato della mente. In italiano la parola mindfulness è infatti traducibile con il vocabolo consapevolezza e fa riferimento a quello stato mentale in cui siamo presenti a ciò che emerge nei vari livelli della nostra esperienza.

Possiamo ad esempio essere consapevoli delle emozioni che proviamo, dei pensieri, dei suoni o delle sensazioni fisiche. Non si tratta solo di percepire questi elementi, perché la percezione può avvenire con gradi di consapevolezza anche molto bassi.

Siamo veramente consapevoli quando la nostra mente è lucida e siamo a stretto contatto con la nostra esperienza. Per cui, ad esempio, possiamo percepire il nostro braccio che si alza ma non essere ad esempio così consapevoli delle sensazioni di tensione, pesantezza e fatica che momento per momento emergono, si trasformano e si combinano tra loro.

Dicevo prima, può essere definita anche come una pratica. In questo senso si fa riferimento a tutti quegli interventi che, prevedendo l’utilizzo della consapevolezza, sono orientati a ridurre stati di stress, ansia, depressione, dolore cronico e tanti altri disagi (articolo 1; articolo 2).

Quello che si fa praticando la mindfulness è prestare intenzionalmente attenzione a ciò che accade nella nostra personale esperienza momento per momento senza giudicarla in alcun modo, sviluppando quindi un atteggiamento di radicale accettazione verso di essa.

La mindfulness trae origine dalla meditazione Vipassana, uno degli approcci meditativi più antichi in assoluto che si dice essere stato sviluppato direttamente dal Budda.

Bene, ma cosa hanno in comune ASMR e Mindfulness?

Partirei in realtà dal sottolineare una differenza rilevante: se l’obiettivo dell’ASMR è quello di generare un senso di profondo benessere e rilassamento, nella mindfulness l’obiettivo è quello di allenare la mente delle persone a riacquisire consapevolezza dei propri processi fisici e mentali e in particolar modo delle cause della sofferenza, in modo tale da comprenderne i meccanismi e porre le basi per la loro trasformazione.

Spesso si confonde la mindfulness con una tecnica di rilassamento, cosa che non è. Infatti, lo stato di distensione psicocorporea può sì verificarsi durante la pratica come effetto collaterale positivo, ma non è attivamente ricercato.

Il focus è sempre sull’essere consapevolmente accogliente nei confronti di qualsiasi elemento emerga nella nostra esperienza, piacevole o spiacevole che sia, in modo tale da cogliere tutti le costruzioni mentali che alimentano la nostra sofferenza psichica.

Detto questo, si è però potuto constatare che sottoponendo alcune persone a delle sessioni di ASMR, queste sembrano diventare capaci di sviluppare stati di consapevolezza simili a quelli della mindfulness (Fredborg, Clark & Smith, 2018).

Quindi, per quanto diverse nei principi, qualche cosa in comune queste pratiche sembrano avercela.

A livello neuroscientifico, ad esempio, sappiamo che la meditazione ha effetti simili sul cervello, per quanto non completamente sovrapponibili, al quelli riscontrati durante le sessioni di ASMR. Infatti, entrambe riducono similmente la connettività funzionale del Default Mode Network in aree come la corteccia cingolata, il giro temporale mediale e il precuneo (Garrison, Zeffiro, Scheinost, Constable & Brewer, 2015).

Il fatto che entrambe agiscano sul DMN è importante perché si tratta di un sistema di aree cerebrali interconnesse tra loro che viene influenzato negativamente dal disagio prodotto dalla ruminazione nei casi di disturbo dell’umore (Kross et al., 2009; Zhu et al., 2012), che consiste nella tendenza a rivivere situazioni problematiche del passato alla ricerca di spiegazioni sulle cause e sulle conseguenze di queste, e dal dolore cronico (Kucyi, Moayedi, Weissman-Fogel, Goldberg, Freeman, Tenenbaum, Davis, 2014).

Quindi l’ASMR, come pure la mindfulness, potrebbero avere sì degli effetti benefici su questo tipo di problematiche.

Non sembra esserci invece alcun legame a livello neurofisiologico tra ASMR e le pratiche contemplative orientate alla Compassione, mentre qualcosa sembrerebbe avere in comune con le meditazioni che adottano l’Amorevole Gentilezza, le quali mirano a generare stati di amore e accettazione incondizionata verso se stessi e gli altri esseri senzienti.

In sostanza, ASMR e meditazioni di Amorevole Gentilezza attiverebbero aree comuni come la corteccia cingolata posteriore, il giro temporale mediale destro, il precuneo destro e il giro occipitale medio sinistro (Lee, Leung, Hou, Tang, Yin et al., 2012).

Ora noi sappiamo che il fatto che la ASMR e la Mindfulness agiscano in maniera simile su aree relativamente omologhe del cervello non ci consenta di concludere in maniera definitiva che tra le due vi sia una stretta relazione; però ci consente di iniziare a ipotizzarla. Serviranno chiaramente delle ricerche molto più approfondite che vaglino queste supposizioni.

Detto questo, che cos’hanno veramente in comune la ASMR e la Mindfulness? Prendendo spunto dalla mia esperienza ritengo sia proprio la sopracitata capacità di equilibrare la mente distendendo il corpo.

Difatti, per quanto la mindfulness non contempli il rilassamento come obiettivo della pratica, è anche vero che chiunque abbia mai partecipato ad un ritiro di meditazione Vipassana avrà sicuramente adottato delle tecniche di rilassamento per stabilizzare la mente-corpo prima di addentrarsi nel vivo della sessione meditativa.

Inoltre, mano a mano che si procede nella pratica della mindfulness, accade che questi stati di pacificazione psicofisica si manifestino con maggiore frequenza.

Quindi, non è così assurdo pensare che tra ASMR e Mindfulness intercorra una certa similarità e sarebbe sicuramente molto interessante capire come sviluppare degli interventi congiunti per il trattamento di alcune psicopatologie, stando bene attenti a non commettere l’errore di considerare i due metodi completamente sovrapponibili.

Di sicuro attraverso l’ASMR non sembra possibile sviluppare degli stati profondi di consapevolezza, Questo però non significa che non possa aiutare a supportare la pratica di mindfulness. Penso ad esempio a quelle persone che soffrono di depressione maggiore per le quali la mindfulness potrebbe risultare troppo faticosa all’inizio.

Proporgli l’ascolto di una sessione di Mindfulness in ASMR potrebbe aiutali in primis a sperimentare degli stati fisici piacevoli, che potrebbero poi essere utilizzati come oggetto di attenzione primario consentendogli, in secondo luogo, di approcciarsi alla pratica di consapevolezza in maniera facilitata in attesa di potercisi dedicare col metodo canonico.

 

Bibliografia

Fredborg, B. K., Clark, J. M., & Smith, S. D. (2018). Mindfulness and autonomous sensory meridian response (ASMR). PeerJ, 6, e5414. doi:10.7717/peerj.5414

Garrison, K. A., Zeffiro, T. A., Scheinost, D., Constable, R. T., & Brewer, J. A. (2015). Meditation leads to reduced default mode network activity beyond an active task. Cognitive, affective & behavioral neuroscience15(3), 712-20.

Kross E, Davidson M, Weber J, Ochsner K (2009) Coping with emotions past: the neural bases of regulating affect associated with negative autobiographical memories. Biol Psychiatry 65:361–366. CrossRef Medline

Kucyi, A., Moayedi, M., Weissman-Fogel, I., Goldberg, M. B., Freeman, B. V., Tenenbaum, H. C., & Davis, K. D. (2014). Enhanced medial prefrontal-default mode network functional connectivity in chronic pain and its association with pain rumination. Journal of Neuroscience34(11), 3969-3975.

Lee TMC, Leung M-K, Hou W-K, Tang JCY, Yin J, et al. (2012) Distinct Neural Activity Associated with Focused-Attention Meditation and Loving-Kindness Meditation. PLoS ONE 7(8): e40054. doi:10.1371/journal.pone.0040054

Zhu X, Wang X, Xiao J, Liao J, Zhong M, Wang W, Yao S (2012) Evidence of a dissociation pattern in resting-state default mode network connectivity in first-episode, treatment-naive major depression patients. Biol Psychiatry 71:611– 617. CrossRef Medline

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Vittorio Arrigoni
Laureato in Psicologia Clinica presso l’Università di Milano Biccocca, ho ideato il format di Cultura Emotiva e ne sono il cofondatore. Ho scritto e pubblicato una tesi sul tema delle relazioni poliamorose, pratico meditazione Vipassana e ho conseguito un diploma sulla “Mindfulness in Relazione” secondo il metodo del Karuna Institute (UK) sotto la supervisione di Anne Overzee e Deirdre Gordon. Collaboro inoltre da settembre 2016 come volontario presso l’Associazione Mudita di Milano, all’interno della quale sto approfondendo le mie competenze nel settore della mindfulness contemplativa. Dopo aver svolto a Nicosia (Cipro) il mio programma Erasmus+ presso l’University of Cyprus (UCY), ho svolto il tirocinio pre-laurea presso la Casa Circondariale di Monza nell'ambito della prevenzione del suicidio e dell'autolesionismo, e su quest'ultimo argomento ho sviluppato la mia tesi magistrale. Ad oggi lavoro come tirocinante presso la Fondazione Rosa dei Venti Onlus, CT che si occupa del trattamento di adolescenti con disturbi della personalità. Il mio prossimo obiettivo è quello di diventare uno psicoterapeuta Cognitivo Costruttivista Relazionale. Contatti: v.arrigoni6@campus.unimib.it

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