Non provate a negarlo. Lo sappiamo: passate un sacco di tempo su Facebook (non state forse leggendo questo articolo proprio da lì…?). E ci tenete al vostro profilo, anche. Quanto tempo ci avete messo a scegliere la vostra ultima immagine del profilo?

Avete aspettato di trovarvi di fronte ad un paesaggio mozzafiato, oppure avete scattato un selfie? E quell’ultima foto di gruppo in cui vi hanno taggato, in cui guardavate da un’altra parte? Un gesto poco carino, da parte dell’amico in questione. O magari siete tra coloro che non aggiornano di rado il proprio profilo, preferite osservare.

Che lo ammettiate o no, Facebook rappresenta un aspetto centrale delle nostre vite. Occupa il nostro tempo, influenza le nostre relazioni, i nostri rapporti professionali e persino il modo in cui percepiamo noi stessi. Niente che già non sappiate.

Conoscerete anche le polemiche. Una tra le più popolari è diventata anche un’ipotesi scientifica: Facebook rappresenterebbe un luogo in cui alberga una nostra vita – e, dunque, una nostra identità – parallela, alternativa a quella reale. Uno specchietto per le allodole, un modo per promuovere un’immagine ideale di noi stessi, distante anni luce da come siamo realmente.

L’ipotesi è stata definita dell’identità virtuale idealizzata (Back, D., 2010) ed è anche un’opinione largamente condivisa dagli stessi utenti del social media.

Tuttavia, non sempre il senso comune e la realtà coincidono. Se da un lato è vero che i contenuti che condividiamo su Facebook sono perlopiù filtrati dalle nostre decisioni e influenzati dall’immagine di noi stessi che amiamo dare agli altri, non sembra che in questo ci sia più ipocrisia di quanta non ve ne sia nel nostro normale modo di presentarci agli altri, anche nella vita “reale”.

È quanto è emerso da una serie di studi che cercano di capire se e quanto il modo in cui utilizziamo Facebook rispecchi la nostra effettiva personalità. In particolare, Facebook costituirebbe un’estensione del mondo sociale “reale” ed un’ulteriore contesto entro cui esprimere sé stessi e intrattenere relazioni, in maniera coerente con il nostro abituale modo di essere con gli altri (ipotesi della realtà virtuale estesa), piuttosto che un luogo franco, in cui ci sentiremmo autorizzati ad impersonare qualcun altro (Back, D., 2010).

Dopotutto (profili fake a parte) non c’è nessuna forma di anonimato a proteggerci: Facebook nasce proprio per condividere informazioni su noi stessi, sul nostro lavoro, sul luogo in cui viviamo e sulle cose che facciamo.

A conferma di quanto detto, sono state trovate relazioni significative tra i tratti di personalità (Costa & Mc Crae, 1980) e l’utilizzo di Facebook. Ad esempio, gli estroversi tenderebbero a postare più foto, aggiornare più di frequente il proprio stato, mettere più likes e commentare più spesso di quanto non facciano i non estroversi e le persone caratterizzate da scarsa Stabilità Emotiva[1] (Lee et. al., 2014).

Queste ultime sarebbero propense ad usare Facebook in modo più passivo, nel tentativo di evitare l’ansia derivante dalle interazioni che sono fuori dal proprio controllo, come attendere la risposta ad un commento o inviare una richiesta d’amicizia (idem). Non sembra che questo sia molto distante dal comportamento che le persone che mostrano questi tratti potrebbero presentare interagendo in una situazione sociale “reale”.

Lo stesso può dirsi rispetto a quanto e come gli utenti utilizzino Facebook come un mezzo per esprimere i propri sentimenti e pensieri (self-disclosure). Non vi sorprenderà sapere che le persone che hanno un punteggio alto nel tratto esibizionismo detengono il record per la frequenza con cui si esprimono attraverso aggiornamenti di stato (Hollenbaugh et al., 2014).

Gli estroversi, d’altro canto, condividono informazioni  di natura più personale e legati alla socializzazione, mentre chi presenta punteggi alti nel tratto Apertura all’esperienza[2] sembra condividere contenuti molto vari, con una predilezione per quelli di natura intellettuale (idem; Marshall et al., 2015).

Neanche i narcisisti sembrano regalare grandi sorprese: i contenuti condivisi riguardano principalmente i propri traguardi. Curiosamente, si tratta di una delle tipologie di contenuti che risulta positivamente associata con il numero di likes e commenti lasciati  dagli utenti che li visualizzano, rispondendo con precisione al bisogno del narcisista di ottenere validazione tramite il proprio comportamento su Facebook (Marshall et al., 2015). E questo ci porta ad un’altra considerazione.

A spiegare la coerenza trovata tra i tratti di personalità e l’adozione di specifici comportamenti da parte degli utenti, nell’utilizzo di Facebook, potrebbe essere il tipo di motivazione che spinge ciascuna tipologia di utente ad iscriversi al social media.

Come riscontrato da Hollenbaugh et al. (2014), la motivazione principale di un estroverso potrebbe essere quella di mantenere e stabilire relazioni, tramite la creazione di una comunità virtuale che è in parte una fonte di supporto per la sua rete sociale “reale”, ed in parte gli permette di estenderla ulteriormente.

Diversamente, per un utente caratterizzato da scarsa Stabilità Emotiva, Facebook potrebbe rappresentare un’opportunità per tentare di stabilire nuove relazioni, o comunicare con più apertura aspetti legati al Sé, data la sensibilità al rifiuto tipica di questo tratto e la necessità di rispondere con più efficacia al bisogno di appartenenza.

Allo stesso modo, la propensione ad aggiornare frequentemente il proprio stato mostrata da chi presenta punteggi elevati per il tratto esibizionismo sembra essere legata al bisogno di attirare l’attenzione e/o cercare supporto, posto che Facebook si costituisce come un luogo virtuale in cui l’interazione avviene principalmente attraverso materiale testuale (idem).

In sostanza, nell’utilizzo di Facebook saremmo portati a replicare le modalità di socializzazione e comunicazione apprese, attraverso l’esperienza, nel mondo sociale in cui siamo inseriti in carne ed ossa, ma non solo.

Il mondo sociale virtuale risulta essere complesso e sfaccettato quanto quello reale: capace di rispondere a diversi bisogni, espressi da individui con personalità uniche e irripetibili, tramite modalità sempre diverse, quasi mai prevedibili impiegando un modello d’interpretazione semplicistico del comportamento.

Quindi, non solo una replica della socializzazione “reale”, ma un ambiente ed un contesto sociale vero e proprio, con proprie regole non scritte – ma chiare a tutti – e capace di fornire feedback a chi lo utilizza, permettendo all’utente di auto-regolarsi rispetto a quanto lo specifico comportamento che ha messo in atto è stato gratificante, dal punto di vista della socializzazione.

A riprova di questa complessità, i tratti di personalità non sono gli unici aspetti che influenzano la messa in atto del nostro comportamento e delle nostre scelte su Facebook. Diverse variabili sono state prese in considerazione, talvolta in interazione con i tratti, e sono risultate capaci di moderare questa relazione, o di stabilirne diverse: autostima, caratteristiche dell’audience (il tipo e la diversità degli amici di ciascun utente), obiettivi, età, genere, e molte altre ancora.

Insomma, un’ennesima dimostrazione di come la realtà online costituisca una parte integrante ed estensione funzionale della realtà fisica e sociale. Per quanto il mezzo e il luogo possano darci un’impressione di astrazione e di irrealtà, rispetto a ciò che accade in questo specifico contesto sociale, nondimeno esso costituisce un luogo entro cui effettivamente agiamo ed interagiamo, influenzando la nostra esperienza, e quella degli altri.

La nuova frontiera, in questo senso, è rappresentata dai tentativi di inferire e rilevare tratti di personalità attraverso il monitoraggio e l’osservazione dei profili degli utenti su Facebook e su altri social network, attività che ha chiare implicazioni sul fronte del marketing, ma che non viene disdegnata neppure da aziende e datori di lavoro che, prima di assumere qualcuno, sono certamente tentati (se non decisamente intenzionati) a dare un’occhiata al profilo Facebook del candidato.

Se dopo la lettura di questo articolo vi verrà voglia di dare una sbirciata alle vostre immagini del profilo e deciderete di rimuovere il selfie scattato nel bagno di casa vostra nel lontano 2010, non vi giudicheremo.

 

Bibliografia

  • Back M.D., Stopfer J.M., Vazire S., Gaddis S., Schmukle S.C., Egloff B. & 1 , and Gosling S. (2010) – Facebook Profiles Reflect Actual Personality, Not Self-Idealization – Psychological Science, 21: 372-374
  • Baek K., Holton A., Harp D. & Yaschur C. (2011) – The links that bind: Uncovering novel motivations for linking on Facebook – Computers in Human Behavior, 27: 2243-2248
  • Goodings L., Locke A. & Brown S.D. (2007) – Social Networking Technology: Place and Identity in Mediated Communities, 17: 463-476
  • Hollenbaugh E.E. & Amber L. Ferris (2013) – Facebook self-disclosure: Examining the role of traits, social cohesion, and motives – Computers in Human Behavior, 30: 50-58
  • Lee E., Ahn J. & Kim Y. J. (2013) – Personality traits and self-presentation at Facebook – Personality and Individual Differences, 69: 162-167
  • Marshall T.C., Lefringhausen K. & Ferenczi N. (2015) – The Big Five, self-esteem, and narcissism as predictors of the topics people write about in Facebook status updates, 85: 35-40
  • Ross C., Orr E.S., Sisic M., Arseneault J.M., Simmering M.G. & Orr R.R. (2009) – Personality and motivations associated with Facebook use – Computer in Human Behavior, 25: 578-586
  • Rui J. & Stefanone M.A. (2012) – Strategic self-presentation online: A cross-cultural study – Computers in Human Behavior, 29: 110-118
  • Seidman G. (2012) – Self-presentation and belonging on Facebook: How personality influences social media use and motivations – Personality and Individual Differences, 54: 402-407
  • Whaite E.O., Shensa A., Sidani J.E., Colditz J.B. & Primack B.A. (2017) – Social media use, personality characteristics, and social isolation among young adults in the United States – Personality and Individual Differences, 124: 45-50
  • Wu Y. J., Chang W. & Yuan C. (2015) – Do Facebook profile pictures reflect user’s personality? – Computers in Human Behavior, 51: 880-890
  • McCrae R.R. & Costa P.T. (1980) – Validation of the Five-Factor Model of Personality Across Instruments and Observers – Journal of Personality and Social Psychology, 52: 81-90

[1]Il tratto Stabilità Emotiva (Costa & Mc Crae, 1985) si caratterizza per vulnerabilità allo stress, un tono dell’umore tendenzialmente basso e ansia.

[2] Il tratto Apertura all’esperienza (Costa & Mc Crae, anno) è tipico di persone con capacità immaginative e di astrazione, caratterizzate da curiosità e voglia di sperimentare.

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Ilaria Cerbo
Studio Psicologia Clinica presso l'Università degli Studi di Padova, ma provengo dall'Alto Casertano, Campania. Ho conseguito la Laurea Triennale presso la SUN, con lode. Nel 2015 ho concluso un tirocinio professionalizzante presso il Centro IPPS di Roma, dove ho avuto modo di approfondire le mie conoscenze nell'ambito della psicoterapia costruttivista e della clinica applicata in generale. Mi interesso molto anche di psicologia sociale e mi appasiona la ricerca. La mia curiosità mi porta ad avere numerosi interessi e conto di fare del mio eclettismo intellettuale una risorsa, anche professionale. Adoro l'arte e la letteratura. Amo scrivere. Contatti: ilaria.cerbo@studenti.unipd.it

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