Ad Otto Kernberg è stato conferito il merito di essere conosciuto come il grande sistematizzatore della Psicoanalisi (Mitchell & Black, 1995): il suo obiettivo è stato quello di integrare in modo coerente i principali orientamenti teorici della storia della Psicoanalisi mantenendo i presupposti fondamentali del pensiero freudiano.

L’applicazione dei principi psicoanalitici al campo della psicopatologia ha reso possibile la formulazione di una griglia concettuale in grado di rendere conto delle varie forme di patologia della personalità, per come sono considerate in psichiatria.

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La sessualità, per Kernberg, inizia a plasmarsi dai primissimi giorni di vita: la figura di attaccamento, accarezzando il bambino e mettendo in atto attività di cura fisicamente piacevoli, modella le prime esperienze erotiche del neonato che prendono poi forma nell’idealizzazione del corpo materno da una parte, e nelle forme di aggressività contro di esso dall’altra.

Questi profondi stati dell’esperienza psichica saranno la base per il costituirsi di stati affettivi di natura positiva e negativa, che a loro volta porteranno al formarsi di relazioni oggettuali buone o cattive, la cui integrazione è presupposto indispensabile per un funzionamento psichico sano.

L’amore maturo costituisce la più alta e funzionale manifestazione della sessualità umana, mentre nelle sue distorsioni (come ad esempio nelle patologie narcisistiche) si possono individuare regressioni a meccanismi difensivi primitivi, che portano ad esempio alla svalutazione, sistematica e talvolta inconsapevole, dell’oggetto d’amore.

La capacità d’amare implica la capacità di entrare in relazione intima con l’altro, per questo la passione autentica prevede che ci sia un’integrazione di dimensioni apparentemente molto distanti tra di loro: attaccamento, erotismo, desiderio sessuale, intimità.

Dimensioni così pervasive del funzionamento biologico e psicologico quali sono l’amore e l’erotismo non possono, secondo l’Autore, essere ignorate nelle riflessioni inerenti la relazione terapeutica.

Così come è fondamentale monitorare le componenti aggressive che possono connotare il transfert e il controtransfert, altrettanto importante è tenere in considerazione le componenti sessuali, spesso costituite da fantasie a sfondo erotico che il paziente può fare sul terapeuta, o viceversa.

Kernberg ha definito il suo approccio teorico come Psicologia dell’Io e delle relazioni oggettuali, in cui confluiscono tre modelli psicoanalitici di riferimento.

Kernberg parte dai limiti riscontrati nella teoria pulsionale di Freud, ovvero l’incapacità di dare delle spiegazioni adeguate alla complessità della motivazione umana, riferendosi alla teoria di Margaret Mahler, focalizzata sul processo di separazione-individuazione, e a quella di Edith Jacobson, con la definizione di mondo rappresentazionale: immagini o esperienze passate da cui si ricavano mappe cognitive del mondo esterno. Sulla base di queste premesse teoriche, Kernberg giunge a formulare nuova teoria sui disturbi di personalità.

Una delle fasi più importanti di questa terapia è, secondo Kernberg, l’analisi dei sintomi chiave: il terapeuta si concentra sui sintomi significativi che emergono durante il colloquio, esplorandoli quando appaiono, e può operare interventi di chiarificazione, messa a confronto e interpretazioni.

Lo scopo è far emergere le modalità relazionali del paziente, così come si manifestano in seduta, e nel metterle progressivamente in evidenza con continue interpretazioni del transfert, cioè mostrando il meccanismo intrapsichico che sottende il comportamento e le emozioni del soggetto.

Otto Kernberg ha aperto la sua riflessione sulla sessualità nel transfert chiarendo come, per ragionare  sulla sessualità umana, occorre far riferimento non soltanto ai contributi in ambito psicoanalitico, specialmente quanto concerne la cornice teorica data dalle intuizioni di Freud sulla costituzione della libido e dell’aggressività; ma anche alle più recenti scoperte neurobiologiche, in particolare quelle legate agli studi sull’attaccamento.

Kernberg ha osservato che un uomo e una donna che scoprono la loro attrazione ed il loro desiderio reciproco esprimono non soltanto la loro capacità di unire inconsciamente erotismo e tenerezza, sessualità e ideale dell’Io, ma anche di reclutare l’aggressività al servizio dell’amore . Anche in seduta, col transfert, si va spesso incontro a questa situazione.

In linea generale, viene riconosciuta come valida la distinzione per cui la forma “benigna” di odio di transfert, che include la sua controparte erotica, si manifesta in modo caratteristico nei pazienti con organizzazione nevrotica, mentre la variante “maligna”, caratterizzata dal transfert erotizzato, è più frequente nei pazienti con organizzazione psicotica o borderline.

Questa distinzione non ha valore assoluto ma è clinicamente utile per concettualizzare la forma prevalente di erotismo (o di odio) nel transfert in relazione al livello di organizzazione dell’Io riscontrato nel paziente.

Tale consapevolezza deve guidare anche la fase di valutazione, e non solo quella di trattamento vero e proprio: il terapeuta non deve trascurare di chiedersi quale sia il funzionamento sessuale del paziente, se nella sua vita siano in corso conflitti di coppia, quanto tolleri l’intimità, come potrebbe funzionare se non fosse frenato da certe inibizioni e distorsioni caratteriali che interferiscono con la sfera intima e sessuale.

Tutto questo va fatto partendo dal presupposto che siamo tutti esseri erotici, e quindi l’erotismo pervade inevitabilmente tutte le nostre relazioni: professionali, familiari, affettive e sociali.

Partendo da questo presupposto, la disposizione erotica del paziente può fornire al clinico molte informazioni: nella sessualità normale affettività ed erotismo sono ben integrati e riflettono una rappresentazione positiva delle relazioni oggettuali.

Al contrario, relazioni oggettuali distorte possono portare a manifestazioni psicopatologiche di diverso grado: un esempio è dato dai pazienti sadomasochistici, i quali, guidati da relazioni oggettuali caotiche, si ingaggiano in rapporti con partner umilianti e maltrattanti, spesso sfidando provocatoriamente anche il terapeuta in modo tale da portarlo a trattarli allo stesso modo.

Diversamente, nel contesto delle patologie narcisistiche, il paziente è portato talvolta ad una negazione difensiva dell’impulso erotico nel transfert, dovuta ad una esagerata interferenza del Super-Io.

Il problema del narcisismo può purtroppo riguardare anche i terapeuti, quando succede che questi traggano soddisfazione dall’essere idealizzati dal paziente e colludano con le sue manovre seduttive.

Ancora una volta, definire in maniera scrupolosa il contratto e il setting terapeutico può intervenire a tutelare sia il paziente che il terapeuta: se sussiste la possibilità di ricondursi ad una cornice terapeutica che sia chiara e non ambigua, anche le situazioni più problematiche possono essere risolte o interpretate.

In generale, quindi, Kernberg incoraggia una maggior attenzione alla dimensione sessuale della relazione terapeutica, e invita gli analisti ad essere pronti a tollerare le fantasie (proprie e del paziente) e le regressioni primitive, chiedendosi sempre quale significato possano avere in seduta.

Un testo attuale, valido ed interessante che aiuta a comprendere le diverse sfumature dell’erotismo sia sano che patologico ed una guida pratica per professionisti del settore psicologico che aiuta a riflettere ed orientarsi nella terapia con pazienti affetti da differenti disturbi di personalità, i quali possono intaccare la sfera intimo-affettiva del legame amoroso e sentimentale.

Consigliatissimo.

 

BIBLIOGRAFIA

Mitchell, S., Black, M.J. (1995). L’esperienza della psicoanalisi. Storia del pensiero psicoanalitico moderno. Tr. it. Torino: Bollati Boringhieri, 1996.

Kernbrg, O. (2019) Erotismo e aggressività nei disturbi gravi di personalità. Tr. it. Di Pierro, R., Preti, E.,  Benzi, I. M. A.,  Di Sarno, M., Poggi, A. Milano: Raffaello Cortina Editore.

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Elisa Ginanneschi
Cresciuta in un piccolo paesino, ma con grandi sogni per la testa. Le coordinate che da sempre danno direzione ai miei obiettivi sono quelle che chiamo le "Due P": Poesia e Psicologia. Mi sono laureata in Psicologia Clinica alla Sapienza di Roma con 110 e lode con una tesi dal titolo "L'accoglienza dei soggetti transgender nel contesto sanitario". Durante il corso di laurea magistrale ho svolto il Percorso d'Eccellenza occupandomi di plusdotazione, in particolare dell'influenza dello stile genitoriale sulle caratteristiche di sviluppo dei bambini plusdotati. Attualmente frequento l'Istituto di Sessuologia Clinica di Roma per diventare consulente sessuale e svolgerò un tirocinio presso l'Istituto di Ricerca in Sessuologia Clinica. Sostenitrice dei diritti LGBTQI+, appassionata lettrice dei segnali dell'animo umano. Ho pubblicato diverse raccolte di poesia, dal titolo: Arcano Verbo, Carne e spirito, Suppliche mondane, Dieci a mezzanotte, Liriche di luce e D'estro e d'arsura. Contatti: elisaginanneschi11@gmail.com

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