Come abbiamo già visto, il vaginismo è una patologia che impatta fortemente sulla vita della donna e della coppia. Essa consiste sostanzialmente nella contrazione involontaria del terzo esterno della vagina accompagnata da movimenti di allontanamento-difesa di tipo fobico.

Esistono dei trattamenti ad hoc per questa patologia? Quali? Quanto sono risolutivi? Nel corso degli anni ogni scuola di pensiero ha elaborato una propria soluzione, tra le quali possiamo ricordare:

  1. le terapie mediche: consistono nella somministrazione di farmaci (ansiolitici) o iniezioni da parte del medico curante, fino a piccole incisioni chirurgiche dei muscoli perineali.
  2. le terapie psicologiche: ve ne sono di diversi orientamenti psicologici come psicanalitica, cognitivo-comportamentale, strategica ecc… Da sottolineare come purtroppo da sole le terapie psicologiche non abbiano grande successo nel trattamento del vaginismo.
  3. le terapie sessuologiche: nel caso specifico del vaginismo consistono nel dare prescrizioni specifiche per step alla donna/coppia fino ad eliminare del tutto l’ansia anticipatoria che provoca questo disturbo.
  4. le tecniche di auto-aiuto: consentono un forte risparmio economico, una grande praticità e fruibilità in ogni momento e luogo, ma sono le più passibili di fallimento, abbandono, rischi nella messa in atto di alcune tecniche e allungamento dei tempi di risoluzione.

Come si può intuire, tutte queste terapie, seppur abbastanza efficaci per certi versi, presentano dei limiti, dovuti allo sguardo troppo settoriale con cui affrontano il problema e a come cercano di risolverlo.

Per questo Roberto Bernorio (ginecologo, psicoterapeuta e sessuologo clinico) ha intuito che la miglior terapia in questo caso fosse quella che univa la parte medica a quella psicologica e dopo anni di pratica con pazienti vaginismiche ha elaborato la body-mind connection therapy.

Il principio ispiratore di questa teoria è quello di “lavorare sul corpo per modificare la reazione della mente” (Bernorio, 2018).

Concluso l’inquadramento diagnostico e l’organizzazione pratica delle sedute è importante illustrare alla paziente gli obiettivi della terapia che sono, oltre alla risoluzione del problema, un cambiamento nella rappresentazione corticale delle mappe inerenti l’apparato riproduttore, la correzione delle esperienze emozionali catastrofiche collegate alla penetrazione.

Per questo si fa sdraiare la paziente sul lettino e si utilizzano dei dilatatori vaginali di dimensione crescente per permettere un controllo attivo sulla muscolatura perineale.

Solitamente questa pratica permette di venire a contatto subito con le risposte fobiche della donna, i suoi agiti, e permette alla paziente stessa di rendersi conto delle proprie risposte emotive, dei vissuti psicologici e delle resistenze, e di iniziare a controllarle.

Vedere infatti che pian piano si riesce ad accettare nel proprio corpo un oggetto di dimensioni sempre maggiori (a volte senza accorgersene), è motivo di grande sollievo e aiuta a rafforzare l’autostima e l’autocontrollo.

In caso alle sedute si presenti la coppia, questo tipo di esercizi può essere svolto a casa seguendo dettagliatamente le prescrizioni del ginecologo.

Il lavoro sul lettino è accompagnato da un’analisi costante dei vissuti psicologici della donna e delle sue emozioni. I dati statistici riportano un’efficacia molto elevata del trattamento, circa il 97%. Ciò sembra essere dovuto anche alla flessibilità con cui è attuato e alla possibilità di adattarsi alle varie esigenze della donna o della coppia on the move.

È importante ricordare che questo tipo di terapia può essere svolta solo da un medico/ginecologo. Uno psicologo, psicoterapeuta o counselor deontologicamente non hanno la possibilità di svolgere tali esami ma, una volta diagnosticato il vaginismo, possono inviare la paziente a un medico e collaborare con quest’ultimo alla risoluzione del caso.

 

Bibliografia:

American Psychiatric Association (2013) Diagnostic and statistical manual of mental disorders, 5th ed. Arlington, VA: American Psychiatric Publishing.

Basson R, Berman J, Burnett A, et al: Report of the International Consensus Development

Bernorio, R., Passigato, M. (2017). Il piacere al femminile. Miti e realtà della funzione orgasmica nella donna. Franco Angeli.

Conference on Female Sexual Dysfunction: definitions and classifications. J Urol 163: 888–893, 2000

Janneke van der Velde , Walter Everaerd : The relationship between involuntary pelvic floor muscle activity, muscle awareness and experienced threat in women with and without vaginismus Behaviour Research and Therapy 39 (2001) 395–408

Lamont, J. A. (1978). Vaginismus. American Journal of Obstetrics and Gynecology, 131, 632–636.

Melnik T, Hawton K, McGuire H. Interventions for vaginismus (Review). The Cochrane Library 2012, Issue 12

Pacik Peter T. Vaginismus: Review of Current Concepts and Treatment Using Botox Injections, Bupivacaine Injections, and Progressive Dilation with the Patient Under Anesthesia. Aesth Plast Surg 2011 epub.

www.vaginismo.eu

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Francesca Crotti
Dopo aver conseguito il diploma al liceo socio- psicopedagogico in un tranquillo paese in provincia di Bergamo, mi sono “lanciata” nella facoltà di psicologia all'università degli studi di Milano Bicocca, nella quale ho conseguito la laurea triennale e poi magistrale in psicologia clinica con 110 e lode nel 2016. Ho svolto un anno di tirocinio tra l'ospedale della mia provincia e il consultorio familiare, esperienze dure ma molto formative. Nel frattempo ho intrapreso un master biennale in consulenza sessuale concluso nel 2018. Lavoro sia presso una cooperativa che privatamente come psicologa e tutor. Cosa mi ha fatta appassionare alla psicologia? Il pensiero che tutti abbiamo diritto ad esprimere il proprio dolore e ad essere sostenuti nel proprio percorso di rinascita, senza essere per questo discriminati. Sono una persona curiosa , aperta alle novità e a diverse esperienze. Contatti: francescacrotti@outlook.it

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