Kanner aveva parlato di “isolotti di capacità”, ossia di capacità straordinarie ricorrenti in alcuni dei suoi pazienti. Questi presentavano al tempo stesso sia aspetti deficitari sia abilità speciali.

La ragione di questo legame è a tutt’oggi incerta. Al momento non si sa ancora quasi nulla sul cervello dei savant autistici. Questi talenti sono i meno studiati e i meno conosciuti di tutti gli altri aspetti dell’autismo. Non possiamo saper nulla di come sia la “mente autistica dal di dentro” (Hacking, 2009).

Si stima che solo il 10% delle persone con autismo possegga tali abilità. Le capacità speciali più ricorrenti riguardano soprattutto la musica (orecchio assoluto), la pittura, la scultura, il disegno, il calcolo del calendario, la matematica, le abilità meccaniche e spaziali, e perfino l’apprendimento delle lingue straniere.

Esse furono definite “abilità savant” nel 1887 dal medico John Langdon Down per riferirsi ai bambini deboli di mente che presentavano “facoltà” speciali, eccezionali.

Una caratteristica che colpisce è la comparsa precoce di tali abilità. Nel 1986 Sacks racconta di due gemelli autistici, soprannominati “i calendari umani”, che sapevano calcolare in quale giorno della settimana cadesse qualsiasi data in un lasso di tempo di ottantamila anni, ricordando le condizioni meteorologiche di ogni singola giornata della loro vita.

Dialogavano scambiandosi numeri primi, ma sembravano incapaci di effettuare anche le operazioni più elementari.

Treffert (2009) afferma che esistono diversi livelli di abilità savant, tutte accompagnate da una memoria eccezionale. Tali capacità si mantengono nel tempo e possono poi trasformarsi, grazie alla plasticità cerebrale, in attività creative vere e proprie, migliorando spesso la qualità di vita dell’individuo.

Secondo l’autore, infatti, queste abilità non dovrebbero essere considerate futili, ma, al contrario, andrebbero sostenute e valorizzate attraverso appositi programmi educativi, con il fine di condurre il soggetto a raggiungere un’adeguata soddisfazione personale e un successo professionale.

Ad esempio, secondo alcune ricerche, imparare a suonare uno strumento è vantaggioso nell’autismo sia sul piano dell’integrazione sociale sia dello sviluppo personale.

Infatti, secondo la moderna concezione dell’interazione tra genetica e ambiente, sebbene queste particolari capacità siano innate, ossia dovute a determinate caratteristiche cognitive e fisiche, sicuramente il grado di impegno, la perseveranza, la concentrazione e la motivazione sono essenziali per fare in modo che esse si sviluppino.

Si ipotizza che una delle origini profonde dell’abilità eccezionale sia la spinta ossessiva a praticarla, legata a sua volta al bisogno ossessivo di classificare e creare sistemi. Per esempio, sembra che i soggetti con abilità savant nel calcolo delle date traggano dal calendario regole e costanti, non limitandosi ad usare la memoria meccanica.

Inoltre, sembra che essi abbiano la capacità di pensare per immagini. Il pensiero risulta infatti essere per lo più associativo, anziché lineare, raggruppando immagini in categorie.

Diversi autori sostengono la tesi secondo la quale i soggetti autistici sarebbero caratterizzati da una tendenza a concentrarsi su singoli dettagli (teoria della coerenza centrale debole), probabilmente a causa di un’acuità sensoriale superiore e alla rilevazione di schemi nell’ambiente.

Secondo Happè e Vital (2009) nell’ autismo la predilezione per i dettagli, anziché per i prototipi e la generalizzazione, è alla base sia delle abilità eccezionali sia dei comportamenti ripetitivi e ristretti.

Inoltre, sembra che il soggetto autistico sia particolarmente esperto nel riconoscimento di schemi ricorrenti negli stimoli (ipersistematizzazione), rilevandone con facilità le strutture e le regole sottostanti (“se x, allora y”).

I tipi di sistemi più ricorrenti nell’autismo sono quelli riferiti alle collezioni (di figurine, di foglie, pietre, etc.), alla meccanica, ai numeri (orari di treni, calendario), ma anche astratti (sintassi linguistica), naturali, sociali (gerarchie e passi di danza) e motori.

Notiamo come in ciascuno di questi ambiti ci sia la possibilità di ripetere il comportamento allo scopo di verificare se esso ottenga ogni volta lo stesso risultato (se moltiplico 4 per 4, il risultato sarà sempre 16).

Tutto ciò implica che il comportamento degli individui autistici appaia spesso rigido e inflessibile. Il loro mondo deve essere prevedibile.

Molti, infatti, si mostrano angosciati da ogni minimo cambiamento dell’ambiente, nutrono un’avversione vera e propria per le novità, e seguono la loro routine in modo ossessivo, mettendo in atto comportamenti stereotipati, quasi dei rituali.

Ad esempio, molti insistono per compiere sempre esattamente lo stesso percorso per raggiungere una determinata meta.

Il decorso dell’autismo varia notevolmente da soggetto a soggetto e un fattore fondamentale è rappresentato dal livello intellettivo globale. Infatti, quanto più il livello è alto, tanto più favorevole sarà il decorso e più è alta la probabilità che essi possano condurre una vita adulta in modo pressoché autonomo.

Ad ogni modo, sembra che la gran parte dei soggetti autistici da adulti continuano ad avere difficoltà comunicative e sociali e le relazioni sessuali risultano essere alquanto rare.

È importante sottolineare che i bambini che iniziano il trattamento in età precoce e in modo intensivo hanno più probabilità di acquisire buone capacità linguistiche, sociali, di gioco e comportamentali sufficienti per raggiungere le mete scolastiche e passare alle classi successive.

 

Bibliografia

  • F., Happè, U., Frith, (2012) Autismo e talento. Svelare il mistero delle abilità eccezionali, Erikson
  • Zanobini, M., Usai, M., Psicologia della disabilità e dei disturbi dello sviluppo. Elementi di riabilitazione e d’intervento, Franco Angeli Editore, Milano, 7° ed. 2011
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Alessia Sebastianelli
Sono laureata in Psicologia Clinica presso l’Università di Roma “La Sapienza”, con 110 e lode. Ho svolto la mia tesi di laurea magistrale presso una “Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza” (R.E.M.S.), all’interno della quale ho analizzato il primo colloquio clinico-forense. Nel 2015 ho svolto un tirocinio, e successivamente una collaborazione, presso una Struttura Residenziale Terapeutico-Riabilitativa, entrando per la priva volta in contatto con pazienti affetti da patologie psichiatriche. Nel 2017 ho intrapreso un’esperienza di formazione presso il “Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura” (SPDC) dell’“Azienda Ospedaliera Sant'Andrea” di Roma. Attualmente lavoro in ambito educativo, con la funzione di aiuto e sostegno a bambini con disturbi del neurosviluppo. Contatti: alessia1292@gmail.com

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