Luisa e Marco si stavano recando in ospedale per un’ecografia, erano entrambi molto felici. Dall’ultima morfologica avevano capito che era un maschio.

La mente di entrambi era attraversata mille pensieri vorticosi, tra cui fantasie, speranze paure e sogni riguardo a loro figlio ma anche ripensamenti di quella che era stata la propria vita fino a quel momento, la propria famiglia, il rapporto con i fratelli e i genitori. “C’è tanto di buono da tenere” – si dicevano ciascuno a modo suo – “ma certe cose vorrei proprio che per mio figlio fossero diverse”.

I ricordi della loro infanzia, contrapposti alle fantasie sulla loro famiglia ideale, emergevano spontanei quando meno se l’aspettavano. Come ora, che Marco stava guidando e, seppur vigile e attento, era assopito in un sogno ad occhi aperti.

Si immaginava quali colleghi invitare al battesimo, quali scuole scegliere vicino a casa, si riprometteva che avrebbe insistito un po’ di più con suo figlio perché studiasse uno strumento musicale, cosa che a lui era sempre mancata e per cui aveva sempre rimproverato un po’ i suoi genitori – “se solo mi avessero incoraggiato un po’ di più” – si era detto spesso.

A volte si ritrovava a sognare dettagli delle vacanze che avrebbe fatto con Stefano e Chiara, un’altra coppia di amici che stava per avere una bambina, di solo qualche mese più grande. Pensava a come avrebbe insegnato a suo figlio a nuotare e sentiva che voleva farlo presto, che familiarizzasse con l’acqua a pochi mesi. Si immaginava quando sarebbero andati insieme in piscina o a correre, con lui già ragazzo.

Marco fantasticava sul rapporto che suo figlio avrebbe avuto con i suoi di genitori, ovvero i nonni paterni. Si erano separati ormai da 10 anni ma avevano conservato un buon rapporto e Marco sperava tanto avrebbero dato il meglio di loro per trasmettere a suo figlio tutte le cose belle che lui aveva ricevuto. Da quelle meno belle invece, che pure c’erano, ci avrebbe pensato lui stesso a difenderlo.

Inoltre, sia Marco che Luisa avevano già fatto affidamento sul grande aiuto che i nonni avrebbero potuto dare loro con il bambino piccolo. La possibilità di tornare presto a lavorare prima del nido, di prendersi ancora qualche sera per uscire con gli amici e fare tardi o farsi ogni tanto un weekend solo loro due.

Marco e Luisa avevano affrontato molte paure nei primi mesi della gravidanza, legate soprattutto al cambiamento imminente nelle loro vite, all’ignoto, alla perdita del controllo sulla situazione. Una delle preoccupazioni maggiori riguardava però il decorso della gravidanza, per questo avevano aspettato il quarto mese per dirlo agli amici. Ora, la notizia che era un maschietto li rendeva al settimo cielo.

Vivevano insieme ormai da qualche anno, avevano aspettato di avere maggiore stabilità sul lavoro e poi avevano sentito entrambi che era il momento giusto. Si sentivano molto legati in quei mesi, stavano riuscendo a preparare tutto, la casa nuova con la stanza in più.

Luisa pensava che questo bambino l’avrebbe aiutata a recuperare il rapporto con i propri genitori che ormai si era incrinato da molti anni, praticamente da quando lei era venuta a Milano per stare con Marco.

Le fantasie di Luisa riguardavano principalmente la propria identità che sembrava in continua trasformazione. Ora Luisa pensava a sé come a una donna e non più una ragazza di 30 anni. Come a una donna sì ma anche come a una madre lavoratrice e ad un’amica che sa cosa significa avere un figlio e può così essere una guida per le altre sue amiche.

Pensava a sé anche come a una figlia che, toccata con mano l’origine della vita, realizzava che i propri genitori non potranno vivere in eterno…e comunque sull’educazione sessuale di suo figlio si sarebbe comportata esattamente all’opposto di come sua madre si era comportata con lei quando era ragazza.

Anche l’immagine che aveva di Marco stava cambiando, era il suo uomo, il suo amante ma anche il padre di suo figlio. A volte pensava, chissà come sarebbe stato se fosse andata bene con Luca, il suo grande amore prima di conoscere Marco. Anzi a dir la verità, lei e Luca erano ancora fidanzati quando ha incontrato Marco, nonostante la loro storia fosse ormai agli sgoccioli.

Davanti alla clinica, il semaforo diventa improvvisamente rosso e Marco inchioda con una frenata un po’ brusca; Luisa lo guarda storto. In un lampo, entrambi abbandonano il loro mondo di pensieri e fantasie per ritornare alla realtà: tra meno di mezzora avevano l’ecografia di controllo.

Durante la visita, il volto del medico inizia a farsi scuro. Un sottile sospetto si insinua subito in Marco e Luisa anche se la consapevolezza razionale giungo solo molto dopo. Purtroppo, il medico si accorge che qualcosa è andato storto nella gravidanza, seguono altre visite ed altri esami richiesti con urgenza fino a che non viene detto loro che il bambino non è più vivo e che per il bene di Luisa è fondamentale procedere subito con un parto forzato.

Il loro mondo si sgretola in un istante davanti ai loro occhi. Sembra impossibile e la consapevolezza di quello che sta accadendo cela al suo interno un dolore atroce ed una rabbia devastante. Un sogno infranto, un’ingiustizia insopportabile.

Si tratta di lutto perinatale, ovvero della perdita di un bambino durante la gravidanza, durante il parto oppure entro pochi giorni dopo la nascita. In Italia il tasso di morti perinatali è di 5 casi ogni 1000 nascite, su 200 bambini che nascono, 1 è un caso di lutto perinatale (World Health Organization, 2006).

Ciò che rende questo evento ancora più tragico è il manto del tabù che lo avvolge. Si parla poco dei bambini non nati, persi in utero, abortiti o morti poco dopo la nascita. È contro natura, qualcosa di profondamente doloroso e che fa sentire i genitori terribilmente in colpa e spaventa amici e conoscenti che non sanno come comportarsi.

Capire le cause della morte aiuta a capire come mai essa è avvenuta e rappresenta un aiuto indispensabile per i genitori che devono avere una spiegazione e sapere se c’è il rischio che ciò si verifichi nuovamente in modo da poter pianificare e gestire un’eventuale gravidanza successiva (Nijkamp et al., 2017).

Il lutto perinatale è una ferita che con il tempo si rimargina ma non sarà mai dimenticata. È un trauma. Anche in caso di interruzioni di gravidanza volontarie, questi figli mai avuti manifestano la loro presenza all’interno della famiglia, sotto forma di figli o fratelli non avuti, di persone mai conosciute eppure cariche di significati e ricordi.

Non solo chi nascerà dopo un lutto perinatale porterà in qualche misura il segno di questa ferita ma la famiglia tutta ne verrà influenzata sotto forma di legami affettivi, aspettative, desideri e vuoti da colmare che avranno un potere intergenerazionale.

Il lutto perinatale è una delle grandi sfide a cui è chiamata la Psicologia Perinatale.

La psicologia perinatale si occupa di sostenere la triade madre-padre-figlio nella transizione alla genitorialità. L’attenzione è quindi rivolta al periodo che comincia dal desiderio di avere un figlio e prosegue fino ai primi anni di vita del bambino, con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo psico-fisico di quest’ultimo.

Cosa significa per una famiglia avere un figlio prematuro? Quali sono le conseguenze che questo evento inaspettato esercita sullo sviluppo psicofisico del bambino e sulle relazioni con i genitori?

O ancora, cosa significa perdere un figlio durante una gravidanza, il parto o dopo la sua nascita?

È ancora, quali sono le difficoltà psicologiche che si possono incontrare durante una procreazione medicalmente assistita? Questi ed altri temi sono tutti ambiti di forte rilevanza psicologica che afferiscono a quella branca della psicologia chiamata Psicologia Perinatale.

Oggi giorno, questo tema è ancora più attuale viste le nuove forme di genitorialità tra cui le famiglie ricomposte, quelle monoparentali o multiculturali ed infine le famiglie omoparentali. Temi centrali della psicologia perinatale risultano anche quelli relativi al trauma, alla nascita pretermine, all’infanticidio.

I prossimi 25 e 26 maggio 2019 si terrà a Milano il 1° Congresso Nazionale di Psicologia Perinatale organizzato dall’Associazione Scientifica Italiana di Psicologia Perinatale (ASIPP) in collaborazione con il gruppo Sperling. Il titolo del convegno è “Nuove prospettive oltre la teoria dell’attaccamento: attuali sfide conoscitive e integrazioni possibili” e Cultura Emotiva sarà presente per documentare l’iniziativa.

Lo scopo del Convegno è quello di divulgare e condividere le conoscenze più attuali andando oltre alla teoria dell’attaccamento, la quale è stata e continua ad essere un punto di riferimento essenziale nell’ambito della psicologia perinatale, sia perché fornisce una chiave di lettura dei comportamenti del nucleo famigliare sia perché costituisce una solida base teorico-metodologica per l’intervento.

Potrete trovare maggiori informazioni alla pagina web del Convegno.

 

Per approfondire:

Stern, D. (2017). La costellazione materna. Il trattamento psicoterapeutico della coppia madre-bambino. Bollati Boringhieri.

World Health Organization 2006. Neonatal and Perinatal Mortality Country, Regional and Global Estimates. Consultabile a questo link.

La morte in utero Un Executive Summary dalla Serie di The Lancet, consultabile a questo link.

Nijkamp, J. W., Sebire, N. J., Bouman, K., Korteweg, F. J., Erwich, J. J. H. M., & Gordijn, S. J. (2017, June). Perinatal death investigations: What is current practice?. In Seminars in Fetal and Neonatal Medicine (Vol. 22, No. 3, pp. 167-175). WB Saunders.

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Lapo Attardo
Nasco a Milano nel novembre del 1985 e dopo una laurea in informatica a indirizzo musicale vengo attratto da quelle che saranno due mie grandissime passioni: la psicologia e la musicoterapia. Mi diplomo in canto presso i Civici Corsi di Jazz e mi formo in musicoterapia presso il Centro di Musicoterapia di Milano e il Dipartimento di Sanità Pubblica, Medicina Sperimentale e Forense dell'Università di Pavia. Nel mentre faccio diversi lavori: il cameriere, il maestro di musica con i bambini, l'educatore con utenti disabili; tutte grandi esperienze. Ora sto concludendo la formazione in Psicologia Clinica e Neuropsicologia, lavoro come musicoterapista presso strutture sanitarie lombarde e collaboro a progetti di ricerca scientifica sugli effetti della musica e della musicoterapia. La musica è ancora un divertimento e mi esibisco in eccentriche formazioni di musica vocale. Contatti: attardolapo@gmail.com

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