Dal loro debutto, le tecnologie elettroniche sono state accusate di ridurre le capacità cognitive e comportamentali delle persone. Diverse fonti accademiche e giornalistiche si sono occupate del problema, giungendo a conclusioni diverse.

L’idea che nuove tecnologie o nuovi metodi possano danneggiare lo sviluppo cognitivo durante l’infanzia o che possano in qualche modo diminuire le abilità mentali delle persone non è affatto nuova.

Un esempio è Socrate, il quale rimproverava coloro che annotavano i suoi discorsi, adducendo che così facendo avrebbero presto perso l’uso della memoria e non sarebbero stati capaci di pensare con la propria testa. Con buona pace di Platone, grazie ai cui scritti sappiamo cosa Socrate pensasse della scrittura.

Un altro esempio viene dal filologo Gessner e l’umanista Squarciafico, preoccupati dalla neonata tecnica di stampa di Gutenberg, dissero che avrebbe creato una sovrabbondanza di libri e che le persone sarebbero diventate “meno studiose”, oltre a essere mentalmente danneggiate da tale ingestibile flusso di informazione.

Come sappiamo, le cose sono andate esattamente come Socate, Gessner e Squarciafico predissero: l’impressione, ultimamente, è che ci siano più titoli che persone disposte a leggere libri, e l’estrema disponibilità di informazione-spazzatura riduce la capacità delle persone di fare analisi critica, di acquisire informazioni di qualità e di memorizzarle.

L’oggetto di intensa avversione e sdegno nella nostra epoca, invece, sembra essere la tecnologia elettronica, talvolta in combinazione con nuove tendenze sociali e culturali.

Il giornalista Nicolas Carr lamentò in un articolo del 2008, intitolato “Google ci sta facendo diventare stoopidi?” (n.d.r. libero adattamento di “stoopid”), di come internet gli avesse tolto il piacere di immergersi nella lettura, facendolo in qualche modo diventare un lettore superficiale e distratto, poco motivato.

Carr argomentò che Google, nonostante tutti i suoi meriti, ha anche effetti poco piacevoli. Personalmente, posso relazionarmi con Carr: leggere per il piacere di farlo è diventato un compito meno invitante e piacevole, così come il leggere per informarmi, a mio avviso per colpa del supporto.

Quante volte abbiamo sentito dire che vietando completamente il computer o la TV i voti sarebbero migliorati? Troppe volte di troppo. L’(ab)uso di internet e TV da parte dei giovani è l’ovvio oggetto di accusa da parte di chi cerca di spiegare il declino del quoziente intellettivo medio nelle persone nate dal 1973 in poi, noto come Effetto Flynn Inverso.

L’Effetto Flynn positivo prende il nome da James Flynn, un accademico che ha documentato la crescita del QI medio durante il secolo scorso fino alla generazione nata a metà degli anni ‘70, che ha visto la fine della tendenza positiva e l’inizio di una tendenza negativa, nota come Effetto Flynn Inverso in molte nazioni.

Questo fenomeno è estremamente importante dal momento che l’intelligenza individuale contribuisce a predire la qualità della performance scolastica, lavorativa e ha correlazioni con molti altri effetti positivi.

Inoltre, tramite comparazioni statistiche, si è sempre più avvalorata la tesi che l’aumento del QI medio fosse dovuto a ragioni ambientali come l’educazione e la qualità della vita, e non alla selezione riproduttiva, o eugenica. Questo implica che il risultato del QI di una persona può variare nel corso della vita.

Per la stessa ragione si ricercano spiegazioni ambientali dell’Effetto Flynn Inverso, rigettando scenari apocalittici paventati nel film satirico Idiocracy (2006), che vedeva le persone più intelligenti smettere di riprodursi fino a cancellare completamente la loro impronta genetica, i geni relativi all’intelligenza.

L’idea è però dura a morire, visto che anche Sir Galton (1869), come l’aristocrazia occidentale ha sempre fatto, parlava di questa differenza di natalità fra persone (che lui considerava) intelligenti e non.

Le nuove tecnologie, come si è visto, sono sempre state fonte di preoccupazioni o avversione esagerate per coloro che, forse un po’ risentiti, avevano fatto enormi sforzi in assenza di tale tecnologia. Lo stesso destino sarà riservato anche per quelle moderne, giusto? Forse non tutte le critiche erano infondate, però.

Semplicemente, i benefici di tali tecnologie superano di molto gli svantaggi più ovvi. Sono spesso un compromesso: internet, pur con i suoi difetti, ci consente di ottenere più informazioni che possono essere uno stimolo per lo sviluppo cognitivo. Allora come si spiega questa discesa in picchiata del QI?

Diversi studi testimoniano che l’esposizione prolungata alla televisione e a schermi luminosi durante la prima infanzia ha effetti negativi permanenti sull’attenzione e sulla motivazione visibili intorno ai 7 anni. Questo sarebbe dovuto allo schermo luminoso, con un effetto aggravante da parte di programmi troppo veloci e iper-stimolanti.

Le ultime cinque decadi hanno visto la crescita della televisione come medium, con programmi disponibili a qualsiasi ora e per qualsiasi pubblico. È possibile che l’esposizione alla televisione sia aumentata e così lo schermo luminoso abbia danneggiato la materia grigia delle nuove generazioni, bloccandone lo sviluppo?

Un’altra ricerca che ha preso in esame persone con dipendenza da internet suggerisce che un uso eccessivo danneggi alcune abilità cognitive ed è correlata con la scarsa capacità di resistere alla gratificazione immediata, che a sua volta è parte del QI.

Però esiste una spiegazione diversa: sempre più bambini nati dopo la guerra mondiale avevano a disposizione risorse che stimolassero le loro abilità cognitive. I “baby boomers” hanno anche vissuto nel periodo di maggior benessere collettivo nella storia documentata, che ha influito sullo sviluppo uniforme delle loro capacità rispetto alle generazioni precedenti.

Le due generazioni successive, pur avendo visto un livello di benessere anche superiore sono cresciute sviluppando alcuni fattori dell’intelligenza più di altri, privilegiando il ragionamento sistemico e astratto a scapito degli altri, influenzando perciò il risultato finale del test.

Altresì, la tecnologia elettronica, lo stile di vita moderno e le condizioni di vita insieme formano un concentrato di stress micidiale, causando insonnia e, di conseguenza, riduzione della capacità di concentrazione e della performance cognitiva.

Essere costantemente sotto lo scacco delle notifiche di uno smartphone o un computer aumenta le nostre potenzialità produttive e di conseguenza il peso delle aspettative, lo stress e la richiesta di attenzione. Ci rendono la vita più facile, complicandola allo stesso tempo.

Eventi apparentemente irrilevanti possono andare a scapito della performance durante il test del QI e sappiamo che i millennials sono molto più stressati e sotto pressione rispetto alle generazioni precedenti – anche e soprattutto grazie a internet.

Al di là di tutte le speculazioni che probabilmente ci porteremo dietro per sempre riguardo alla causa dell’Effetto Flynn Inverso, potrebbe essere una buona idea ridurre la fonte più immediata di stress mettendo una giusta distanza fra noi e internet, se questa è la causa, o lo stakanovismo.

 

Link utili:

Why the modern world is bad for your brain

https://www.theguardian.com/science/2015/jan/18/modern-world-bad-for-brain-daniel-j-levitin-organized-mind-information-overload

Una breve raccolta delle varie preoccupazioni per nuove tecnologie o metodi nella storia
https://www.macleans.ca/society/technology/boo-a-brief-history-of-technology-scares/

Searching for the Google Effect on People’s Memory:
http://news.pmiservizi.it/pdf/searching-for-the-google-effect-on-people-s-memory.pdf

Overview of the Flynn effect
https://www.researchgate.net/profile/Robert_Williams64/publication/259098414_Overview_of_the_Flynn_effect/links/5c052c4c458515ae5442f04e/Overview-of-the-Flynn-effect.pdf

The negative Flynn Effect: A systematic literature review
https://sci-hub.tw/https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0160289616300198?via%3Dihub

Dysfunctional inhibitory control and impulsivity in Internet addiction
https://www.researchgate.net/profile/Su_Mi_Park2/publication/259473519_Dysfunctional_inhibitory_control_and_impulsivity_in_Internet_addiction/links/5bc7111f299bf17a1c5625fa/Dysfunctional-inhibitory-control-and-impulsivity-in-Internet-addiction.pdf

Effects of screentime on the health and well-being of children and adolescents: a systematic review of reviews
https://moodle.uel.ac.uk/pluginfile.php/1493594/mod_resource/content/1/e023191.full.pdf

Is Google Making Us Stupid?

https://www.theatlantic.com/magazine/archive/2008/07/is-google-making-us-stupid/306868/

James Flynn Ted talk
https://www.ted.com/talks/james_flynn_why_our_iq_levels_are_higher_than_our_grandparents/discussion?language=en#t-1104829

 

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Davide Mansi
Studente di Psicologia alla University of East London. Milanese nel cuore, prima di approdare a Londra ho passato un anno girando l’Australia e New York vivendo diverse realtà, finendo per innamorarmi della vita da backpacker e di Sydney. Oltre a macinare dati per ricerche scientifiche in università, i miei principali interessi in psicologia riguardano la comunicazione interpersonale e intrapersonale, la teoria della mente, le meccaniche delle relazioni sociali e lo studio di tecniche per abilitare e riabilitare in questi ambiti. Sul versante professionale intendo usare la psicologia per migliorare la vita delle persone e non metto limiti ai settori che possono beneficiare del supporto di uno psicologo e di una buona dose di creatività. Contatti: davide.mansi94@gmail.com

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