Parlare delle eccezioni rispetto a un dato fenomeno è importante, soprattutto in virtù di un’abitudine ormai radicata a pensare attraverso una logica normativizzante, la quale tende ad occuparsi e a concentrarsi sulle discrepanze “in negativo” (la patologia) rispetto ad una data area piuttosto che sullo sviluppo fuori dal normale di una certa abilità.

C’è da aggiungere che discorrere di eccezioni spesso spaventa, poiché vengono generalmente simbolizzate come qualcosa al di là della nostra portata che difficilmente ci figuriamo di saper gestire.

Parliamo oggi di un fenomeno poco menzionato, le cui ricerche a disposizione risultano ancora scarse: la plusdotazione (termine inglese “giftedness”).

Di cosa si tratta?

Il termine “gift” in inglese significa “dono”: intuitivamente, verrebbe immediatamente da pensare a degli individui cui è stato fatto dono di qualcosa di molto prezioso. Di fatto, lo è.

La National Association for Gifted and Talented Children (NAGC-UK), col termine «gifted», «iperdotato» o «plusdotato» si riferisce a “persone che mostrano, o hanno il potenziale per mostrare, se confrontati coi loro pari, un livello eccezionale di performance in una o più delle seguenti aree: abilità intellettiva generale, specifica attitudine scolastica, pensiero creativo, leadership, arti visive e dello spettacolo”.

La definizione federale (Ross, 1993) ampiamente accettata di plusdotazione indica che i talenti sarebbero presenti nei bambini e nei giovani di ogni gruppo culturale e status economico in ogni area delle imprese umane. Per essere compresa dovrebbe inoltre venire concettualizzata nel contesto sociale, storico e culturale in cui l’individuo vive e cresce.

Qualora il contesto non ne favorisca la manifestazione e lo sviluppo, tale potenziale potrebbe disperdersi e portare a situazioni di sottorendimento (underachievement), in cui il soggetto, non sentendosi stimolato e compreso dall’ambiente circostante, percepisce un’elevata frustrazione e demotivazione verso i compiti da svolgere, sperimentando talvolta il fallimento in quelli in cui si impegna.

La plusdotazione riguarda un costrutto multicomponenziale, da non confondere o ricondurre al solo quoziente intellettivo: non stiamo parlando di soggetti brillanti soltanto in ambito accademico, l’intelligenza di questi soggetti si estende infatti ad uno o più campi dell’esistere che vanno dal campo artistico a quello musicale o atletico.

Il QI rappresenta pertanto soltanto un indicatore della probabile presenza di plusdotazione e non un suo sinonimo, nonostante quest’accostamento continui ad esistere in contrasto con le correnti ricerche che invece supportano componenti multiple dell’intelligenza (Gardner, 1993, Sternberg & Davidson, 1986).

Si parla di plusdotazione intellettiva nei casi in cui il Q.I., misurato con un test di intelligenza, risulti maggiore o uguale a 130, mentre di alto potenziale cognitivo nei casi in cui quest’ultimo risulti maggiore o uguale a 127.

In base agli studi presenti, sembrano esserci delle caratteristiche principali che accomunano questi soggetti.

Una caratteristica riguarda l’ipersensibilità emotiva: questi bambini tendono ad essere molto sensibili rispetto ai propri pari, se non addirittura super sensibili. Si rivelano infatti molto attenti ad ogni cambiamento che si verifica nell’ambiente sia in termini di segnali sociali provenienti delle persone con cui entrano in contatto che di clima emotivo “che si respira” nel contesto in cui si trovano al momento.

Sono inoltre consapevoli della propria dotazione, che spesso li porta a sentirsi differenti rispetto al gruppo dei pari sia in termini positivi, individuandosi cioè come “Più grandi”, “Più forti”, “Più maturi” o “Troppo intelligenti perché gli altri mi possano capire”, sia con accezioni meno positive, attraverso affermazioni del tipo: “Mi sento differente. Mi sento stupido, o qualcosa del genere”.

I loro interessi tendono infatti a divergere a quelli dei pari: sono molto curiosi e tendono a preferire occupazioni intellettuali. Spesso il loro pensiero si avvicina a quello “dei grandi”, con cui prediligono trascorrere il proprio tempo.

Un’altra caratteristica è l’intensità, espressa come profondità dei sentimenti e dei comportamenti: i sentimenti sono vissuti ad un livello molto intenso, così come i comportamenti espressi.

Il concetto di intensità si ricollega a quella che Dabrowski (1967) nella sua Teoria della Disintegrazione Positiva (TPD), ha tentato di delineare tramite l’elaborazione di un costrutto denominato “superstimolazione” (hyperexcitability o overexcitability) che, secondo l’autore, costituirebbe un tratto distintivo dei bambini gifted. Significa che viene richiesta minore stimolazione per produrre una risposta, così come si verifica una reazione più forte e duratura alle sollecitazioni.

Essa è stata concettualmente divisa in cinque forme distinte: psicomotoria, “surplus di energia e nervosismo”; sensuale, “eccessiva stimolazione sensoriale e bisogno di toccare e dare affetto”;  intellettuale, “intensificata e accelerata attività della mente”; immaginativa, caratterizzata da “sogni a occhi aperti e attenzione sognante”; ed emotiva, “intensa empatia verso gli altri, forte compassione, intenso bisogno di sicurezza, profondità delle emozioni e scrupolosa auto-analisi unite ad un accresciuto senso di responsabilità (Dabrowski & Piechowski, 1977).

Gran parte dei bambini plusdotati incorre talora in quella che è stato descritta col termine asincronia (Columbus Group, 1991): abilità sviluppate in un’area (es. cognitiva) possono non corrispondere allo stesso livello di sviluppo in un’altra (es. fisica o sociale).

La plusdotazione corrisponde infatti ad elevate capacità intellettive in una o più aree che si manifestano precocemente ma che coesistono contemporaneamente con un comportamento ed un’espressività emotiva tipici della propria età cronologica: a volte questi soggetti appaiono emotivamente maturi, altre volte, invece, si comportano come dei bambini.

Questo può a sua volta condurre a sperimentare un vissuto di asintonia (Silverman, 1993a) rispetto ai coetanei: i soggetti plusdotati sentono di non riuscire ad essere compresi per le proprie preferenze, per gli interessi coltivati, il modo di sentire in maniera profonda e “amplificata”.

Essi sembrano inoltre essere accomunati da un’elevata quota di perfezionismo, manifestato come una “intensa consapevolezza di aspettative personali” (Cross, 1997).

L’esigenza di performance elevate che li caratterizza ed il timore di fallire li porta talvolta ad evitare di iniziare alcuni compiti, poiché il fallimento potrebbe incidere in maniera elevata sull’autostima qualora le aspettative di successo venissero disattese.

Gli individui plusdotati si mostrano oltretutto molto vulnerabili al giudizio esterno, che li conduce a sperimentare emozioni negative come inferiorità ed inadeguatezza (Pyrit, 2008). L’elevata sensibilità e intensità che li caratterizza può per di più aumentare l’intensità del perfezionismo.

Ad oggi nelle scuole non sembrano esistere curricula diversificati che vadano incontro alle esigenze dei bambini con plusdotazione e ancora poche risultano le ricerche relative a questo fenomeno.

Quando i bambini non sono supportati per le loro differenze e i punti di forza non vengono enfatizzati, inoltre, sussiste il rischio di andare incontro a vulnerabilità psichiche, prima fra tutte la depressione.

Sarebbe quindi necessario discutere in maniera più approfondita sull’istituzione di programmi curriculari appropriati al livello cognitivo del bambino, evitando che possa arrivare a sentirsi frustrato ed annoiato a causa di un ambiente ancora impreparato a fornire un grado di stimolazione che incontri il suo potenziale intellettivo.

Sul territorio italiano sono presenti diverse Associazioni che si occupano di plusdotazione, che vale la pena menzionare per favorire il diffondersi di una conoscenza sul fenomeno ed una riflessione rispetto ad esso:

  • AISTAP (https://www.aistap.org/), “specializzata nell’educazione e nell’insegnamento agli studenti dotati di elevate capacità cognitive o di un talento in un ambito specifico”;
  • EUROTALENT (http://www.eurotalent.it/) che ha “lo scopo di riconoscere bambini, ragazzi e adulti – ad alto potenziale intellettivo”;
  • FOREPSY (http://www.forepsy.it/) associazione che si occupa di “ricerca e formazione, diagnosi e intervento sull’ADHD (Disturbo da Deficit d’Attenzione Iperattività), DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), BES (Bisogni Educativi Speciali), PlusDotazione e Inclusione”;
  • GATE ITALY (GIFTED AND TALENT EDUCATION, https://www.gateitaly.org/) che si occupa di bambini talentuosi e ad alto potenziale cognitivo;
  • LABTALENTO (http://labtalento.unipv.it/) che, tra gli altri, si occupa di fornire formazione e supervisione agli insegnanti per il riconoscimento degli alunni con alto potenziale;
  • MENTECOMPORTAMENTO (https://www.mentecomportamento.it/) che fra le attività include l’organizzazione di “gruppi di coaching per genitori di bambini e ragazzi con Plusdotazione o Alto Potenziale Cognitivo”.

 

BIBLIOGRAFIA

  • COLUMBUS GROUP (1991, July). Unpublished Transcript of the meeting of the Columbus Group. Columbus, OH.
  • CORNELL, D., & GROSSBERG, I. (1987). Family environment and personality adjustment of children in gifted programs. Gifted Child Quarterly, 31, 59–64.
  • CROSS, T. L. (1997). Psychological and social aspects of educating gifted students. Peabody Journal of Education, 72(3–4), 180–200.
  • CROSS, T. L. (1997). Psychological and social aspects of educating gifted students. Peabody Journal of Education, 72(3–4), 180–200.
  • DABROWSKI, K. (1967). Personality shaping through positive disintegration. Boston, MA: Little, Brown.
  • DABROWSKI, K., & PIECHOWSKI, M. M. (1977). Theory of levels of emotional development (Vols. 1 & 2). Oceanside, NY: Dabor Science.
  • GARDNER, H. (1993). Frames of mind: The theory of multiple intelligences (10th-anniversary ed.). New York: Basic Books.
  • NATIONAL ASSOCIATION FOR GIFTED CHILDREN (NAGC) UK.
  • PYRYT, M. (2008). The Dabrowskian lens: Implications for understanding gifted individuals. In S. Mendaglio (Ed.), Dabrowski’s Theory of Positive Disintegration (pp. 157–173). Scottsdale, AZ: Great Potential Press.
  • ROSS, P.O. (1993). National excellence: A case for developing America’s talent. Washington, DC: U.S. Office of Education.
  • SILVERMAN, L.K. (1993a). The gifted individual. In Silverman, L.K., (Ed.), Counseling the gifted & talented (pp. 81-106). Denver, Co: Love Publishing.
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Elisa Ginanneschi
Cresciuta in un piccolo paesino, ma con grandi sogni per la testa. Le coordinate che da sempre danno direzione ai miei obiettivi sono quelle che chiamo le "Due P": Poesia e Psicologia. Mi sono laureata in Psicologia Clinica alla Sapienza di Roma con 110 e lode con una tesi dal titolo "L'accoglienza dei soggetti transgender nel contesto sanitario". Durante il corso di laurea magistrale ho svolto il Percorso d'Eccellenza occupandomi di plusdotazione, in particolare dell'influenza dello stile genitoriale sulle caratteristiche di sviluppo dei bambini plusdotati. Attualmente frequento l'Istituto di Sessuologia Clinica di Roma per diventare consulente sessuale e svolgerò un tirocinio presso l'Istituto di Ricerca in Sessuologia Clinica. Sostenitrice dei diritti LGBTQI+, appassionata lettrice dei segnali dell'animo umano. Ho pubblicato diverse raccolte di poesia, dal titolo: Arcano Verbo, Carne e spirito, Suppliche mondane, Dieci a mezzanotte, Liriche di luce e D'estro e d'arsura. Contatti: elygina900@gmail.com

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