Il sesso è un gioco serio in cui si apprende divertendosi, che sia da soli o in coppia.

Checché se ne dica, lo sviluppo sessuale ha inizio fin dal periodo gestazionale per poi proseguire durante tutto l’arco dell’esistenza; considerando l’allungamento della prospettiva di vita, troppa strada risulta ancora da fare!

Che sia impregnato d’affettività o sviscerato da qualsiasi tipo di sentimentalismo o relazione amorosa, sconfessato il mero scopo riproduttivo dell’atto sessuale, si sono aperte le porte ad una concezione dell’attività sessuale come una piacevole occupazione da coltivare per raggiungere una piena tonalità di salute fisica e psicologica.

Un aiuto in questo senso ci proviene dai sex toys. Che cosa sono?

Il termine, di derivazione inglese, descrive come sex toy qualsiasi tipo di giocattolo utilizzato a fini erotici, da adoperare in solitaria o durante gli incontri con un partner.

Quando si parla di giocattoli sessuali, il primo che viene alla mente è il dildo femminile (adesso più diffuso sotto le vesti di vibratore), che ha una storia antica come l’uomo. Ma facciamo in primis una distinzione tra queste due tipologie di oggetti: anche se molti considerano il vibratore una variante del dildo, in realtà essi differiscono sotto alcuni aspetti.

Il dildo è un oggetto lungo e affusolato che può essere usato per la masturbazione femminile o per stimolare l’ano, privo di un sistema atto a produrre una o più modalità di vibrazione, peculiarità appartenente invece al vibratore.

In poche parole, il dildo è l’imitazione del pene maschile: è, a tutti gli effetti, un pene artificiale.

Una scoperta ha rivelato che il primo dildo risale all’era Paleolitica, all’incirca 28.000 anni fa. Si tratta di un fallo di pietra ritrovato dagli archeologi dell’università di Tubinga in una cava del Baden-Wuertemberg, poco lontano dalla città di Ulm, nella Germania Sud-Occidentale: una zona ricca di caverne, dove hanno abitato sia l’uomo moderno che quello di Neanderthal.

Secondo gli archeologi si tratterebbe della più antica rappresentazione del sesso maschile finora rinvenuta. Data la forma e le dimensioni – 19,2 cm di altezza e 2,8 di larghezza – probabilmente veniva impiegato anche come strumento di piacere sessuale.

Fatto di roccia granulare, è stato ricomposto da 14 frammenti di siltite e la sua grandezza suggerisce che potrebbe essere stato usato come aiuto nel sesso… e non solo.

Presenta difatti delle sagomature che fanno immediatamente pensare all’organo sessuale maschile, ma esso avrebbe avuto, secondo gli studiosi, tre differenti usi: spaccare la selce, simbolo fallico (testimoniato dagli anelli incisi su un’estremità) e giocattolo erotico.

Altra ipotesi al vaglio degli studiosi è quella che l’oggetto rappresentasse un tributo agli dei della fertilità, un po’ come lo erano le statuette dell’epoca che raffiguravano le donne con gli attributi femminili particolarmente accentuati. Esso si trova attualmente esposto al Museo della preistoria di Blaubeuren.

I Greci, invece, hanno introdotto i cosiddetti olisbos: dei falli in bronzo o in legno rivestito da cuoio che potevano essere usati tra donne o tra uomini, tanto che alcuni vasi greci ritraggono scene omosessuali o saffiche.

Nonostante fossero di ottima fattura, il problema principale di questi falli consisteva nella lubrificazione, risolta mediante l’olio di oliva. Il suo uso consisteva prettamente nel combattere l’isteria, oltre che rappresentare un utile stratagemma per evitare che le mogli andassero alla ricerca di altri partner sessuali durante i periodi di guerra.

I Romani, dal canto loro, inventano il dildo doppio, consistente essenzialmente in una coppia di falli sovrapposti o contrapposti, da usare in occasione di cerimonie e amici.

In Oriente, in particolar modo in Cina, il dildo nacque per soddisfare le diverse mogli che gli uomini facoltosi di alto rango potevano permettersi: essendo sovrabbondanti in termini numerici, l’uomo non poteva logicamente pretendere di appagarle tutte nell’arco di una giornata.

L’uso che se ne faceva in India e in Persia era quello di rompere l’imene delle giovani vergini: i mariti di queste giovani non potevano infatti sporcare di sangue il proprio pene, perché considerato impuro. La rottura dell’imene si svolgeva spesso nelle piazze: luoghi solitamente affollati.

Andiamo poi in Francia: precisamente nel 1734 nasce il primo vibratore. Venne chiamato “tremoussoir”, funzionava tramite un meccanismo a molla e veniva usato per trattare le pazienti affette da isteria.

Nonostante l’invenzione del tremoussoir, però, i medici continuarono per decenni a praticare i “massaggi pelvici” – prima in voga per la cura di questa patologia – ancora manualmente: una prassi lunga e stancante che, a causa dell’abbondanza delle pazienti, poteva causare dolori alle mani e ai polsi di chi eseguiva il trattamento.

Nel 1869 George Taylor, fisico statunitense, mise a punto il manipulator, apparentemente il primo vibratore a vapore: un congegno molto particolare che riusciva però ad offrire supporto ai medici durante il trattamento.

Aveva la forma di un tavolo a cui era collegata una sfera – oggetto che esercitava la stimolazione – avviata da un macchinario a vapore solitamente posizionato in una stanza adiacente. Non era l’unico strumento usato per la stimolazione genitale: altro sistema piuttosto comune era la “doccia pelvica”, un forte getto d’acqua indirizzato verso l’area genitale delle pazienti.

Qualche anno dopo, nel 1899, fu inventato il primo vibratore a batteria: in quel periodo furono progettati e commercializzati circa un centinaio di oggetti del genere, solitamente acquistati dai medici per la cura delle pazienti.

Un vibratore elettrico, brevettato nel 1902 dall’azienda statunitense Hamilton Beach fu il primo pensato per la vendita al pubblico: i vibratori domestici venivano pubblicizzati come massaggiatori – utili a sciogliere la tensione muscolare – e rivolti sia agli uomini che alle donne. Furono il quinto elettrodomestico a entrare nelle case.

Negli anni Venti i vibratori cominciarono tuttavia ad essere usati nell’industria pornografica e ad essere pubblicamente associati a pratiche sessuali, quindi diventò impossibile, per la moralità dell’epoca, continuare a pubblicizzarli come strumenti medici.

L’oggetto che oggi conosciamo come vibratore nasce negli anni Sessanta, in pieno periodo di rivoluzione sessuale: è del 1968 il brevetto del primo vibratore senza fili. Nel frattempo le diagnosi di isteria venivano rimosse dalla psicoanalisi e sostituite con interpretazioni più dettagliate legate a stati di depressione o a crisi psicologiche, con conseguenti terapie.

Oggi in realtà il mercato dei sex toys, realtà sommersa e tuttavia molto attiva, si compone di una vasta gamma di oggetti, come si può osservare dai cataloghi degli shopping online (a titolo d’esempio: https://pleasureroom.it/), volti a soddisfare i “fabbisogni” di ogni modalità di utenza: non soltanto oggetti congeniali al soddisfacimento maschile o femminile, ma prodotti specificamente pensati per il divertimento in coppia ed ogni tipo di fantasia sessuale.

Per le donne è divenuto famoso, grazie alla serie statunitense “Sex and the city” (prodotta dall’HBO) il vibratore Rabbit, che regala intense e simultanee stimolazioni vaginali e clitoridee; anche i sex toys maschili, ideati per la stimolazione prostatica, si presentano come degli oggetti dotati di vibrazione e pensati per garantire momenti di piacere che sfatano il mito di una mancata possibilità di penetrazione durante la masturbazione o l’attività erotica maschile. Per non parlare poi degli strap-on: cinte a strappo in cui inserire dei falli ed assumere un ruolo maschile all’interno della coppia.

Troviamo poi gli anelli vibranti e i molto in voga oggetti BDSM (acronimo di Bondage-Dominazione/Disciplina-Sadismo-Masochismo) che si compongono di manette, frustini ed altri particolari accessori che accendono le fantasie delle coppie più audaci (sia etero- che omosessuali, ci teniamo a sottolinearlo!).

Per le donne è da poco stato lanciato un prodotto che prende il nome di “succhia clitoride”, che simula la sensazione del sesso orale. Vi sono poi lubrificanti, oli e candele profumate di ogni sorta per dare avvio a coccole e massaggi nell’incontro sessuale.

È interessante però notare come il mercato dei sex toys costituisca ancora un tabù: i più preferiscono procedere ad ordinazioni via internet piuttosto che entrare in un sexy shop, in cui il mittente ed il contenuto del pacco, nonché la recensione eventualmente rilasciata su internet, risultano totalmente anonimi.

Quello che va messo in luce è l’aspetto ludico fornito e garantito dall’utilizzo di questi oggetti, che tendenzialmente non mancano di comparire all’interno di quello che in Sex and the city viene definito “cassetto delle delizie”.

Ad essere carente risulta tuttavia un’educazione sessuale sul tema, coperto dalla miriade di imbarazzo di quello che invece dovrebbe – per chi intenda farne uso – essere un momento di conoscenza personale o reciproca, di cui tali articoli in commercio rappresentano il più immediato tramite.

L’impiego di sex toys all’interno della propria sfera intima può rivelarsi efficace in termini di scoperta del proprio corpo, delle proprie sensazioni, dei propri punti erogeni. Una volta acquisita questa conoscenza di sé è possibile rimandarla all’interno della coppia, guidare il proprio partner a capire i movimenti “giusti” da utilizzare per procurare piacere – e viceversa nei suoi confronti.

Non solo: l’utilizzo di sex toys si rivela utile anche in alcune disfunzioni sessuali come il vaginismo in cui alla base vi è, nella maggior parte dei casi, una carenza di conoscenza della propria anatomia genitale e in cui la cecità nei confronti del “come si è fatte” influenza negativamente l’autoesplorazione.

In merito a questa tipo di disfunzione, risulta quindi utile adoperare un giocattolo erotico per permettere alla donna di rilassarsi e di iniziare a prendere contatto con se stessa in tutta tranquillità ancor prima di un incontro sessuale – generatore di angoscia fobica alla penetrazione – in modo da allentare la tensione presente.

Gli oli per massaggi potrebbero invece risultare utili nella somministrazione di alcune mansioni elaborate da Masters & Johnson all’interno di una terapia di coppia, per riprendere contatto col corpo dell’altro, riscoprirsi, senza giungere subito all’atto sessuale.

I sex toys possono essere poi impiegati per sperimentare giochi di coppia, eludere la monotonia, dare sfogo alle proprie fantasie segrete, aumentando la complicità e stimolando l’immaginazione, permettendo a se stessi e al partner di sperimentarsi divertendosi.

I costi variano a seconda del tipo di prodotto o del materiale utilizzato, che varia dalla plastica, alla gomma, al TPR, al vetro o al silicone medicale: tutti sicuri e antibatterici, da pulire con cura con appositi prodotti (mai dimenticare l’importanza dell’igiene personale e – soprattutto – genitale!).

Se la vita è gioco ed esperienza, e la sessualità fa parte della vita, perché privarsi del proprio o altrui godimento?

 

Fonti:

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Elisa Ginanneschi
Cresciuta in un piccolo paesino, ma con grandi sogni per la testa. Le coordinate che da sempre danno direzione ai miei obiettivi sono quelle che chiamo le "Due P": Poesia e Psicologia. Mi sono laureata in Psicologia Clinica alla Sapienza di Roma con 110 e lode con una tesi dal titolo "L'accoglienza dei soggetti transgender nel contesto sanitario". Durante il corso di laurea magistrale ho svolto il Percorso d'Eccellenza occupandomi di plusdotazione, in particolare dell'influenza dello stile genitoriale sulle caratteristiche di sviluppo dei bambini plusdotati. Attualmente frequento l'Istituto di Sessuologia Clinica di Roma per diventare consulente sessuale e svolgerò un tirocinio presso l'Istituto di Ricerca in Sessuologia Clinica. Sostenitrice dei diritti LGBTQI+, appassionata lettrice dei segnali dell'animo umano. Ho pubblicato diverse raccolte di poesia, dal titolo: Arcano Verbo, Carne e spirito, Suppliche mondane, Dieci a mezzanotte, Liriche di luce e D'estro e d'arsura. Contatti: elisaginanneschi11@gmail.com

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