Girovagando su Netliflix in un uggioso pomeriggio, mi sono imbattuta in un film molto carino e molto attuale: “Voglio una vita a forma di me”.

Racconta la vita di una ragazza con problemi di obesità e con una madre, reginetta di bellezza che, sembra non accettare le sue forme rotonde. Dopo la morte della zia, figura di riferimento per la ragazza, la protagonista del film decide di iscriversi al concorso di bellezza:

“Non voglio fare la figura della cicciona che finisce con il sedere per terra. Non sono così ingenua. So benissimo che non vincerò. Nemmeno lo voglio, del resto. Quello che voglio è salire su quel palco e dimostrare al mondo che ho tutti i diritti per farlo.”

Questa ragazza dimostra di avere piena consapevolezza del suo corpo e nonostante le forme che inevitabilmente le causano varie difficoltà di accettazione, riesce comunque a sentirsi bella e pronta per essere amata.

Spesso però, donne e uomini senza conclamati problemi di obesità, si guardano allo specchio e non si piacciono; vorrebbero essere più magri, più tonici; indossano un vestito che fino a ieri li faceva sentire belli ed improvvisamente si sentono goffi.

Ci mettiamo davanti allo specchio e notiamo tutto ciò che non ci piace del nostro corpo anche quando gli altri ci dicono “stai bene”.

Questo accade perché vi è molta differenza tra aspetto fisico ed immagina corporea. L’aspetto fisico si riferisce a come si è realmente: colore degli occhi, distribuzione del grasso, altezza, peso, e altro; è quindi un dato oggettivo ed imprescindibile.

Cos’è l’immagine corporea?

Mentre l’aspetto fisico è un dato oggettivo, l’immagine corporea è altamente soggettiva. Non riguarda ciò che siamo ma come ci sentiamo; non rispecchia come gli altri ci vedono ma come noi ci percepiamo.

Schilder, nel 1935, definisce l’immagine corporea come l’immagine del proprio corpo nella propria mente, ovvero il modo in cui il corpo appare a sé stessi.

In seguito viene definita più nel dettaglio come l’immagine che abbiamo nella nostra mente della forma, dimensione, taglia del nostro corpo e i sentimenti che proviamo rispetto a queste caratteristiche e rispetto alle singole parti del nostro corpo. (P. Slade, 1988)

Essendo un costrutto soggettivo, nella maggior parte dei casi, l’immagine corporea di noi stessi è ben diversa dall’immagine che gli altri hanno di noi. Sapendo che ognuno di noi è il peggior critico di sé stesso, viene da sé la conclusione.

Mentre gli altri noteranno la tua sicurezza ad indossare quel particolare abito e a come quei colori si abbinano ai colori dei tuoi capelli o dei tuoi occhi tu, forse, vedrai solo che accentua le maniglie dell’amore, che è troppo corto e mette in mostra le tue ginocchia o che se avessi messo un altro reggiseno non sembrerebbe che tu abbia due prugnette al posto di un bel seno.

Abbiamo nominato Peter Slade (pioniere della Drammaterapia) e la sua definizione di immagine corporea; lo richiamiamo perché è stato lui a riconoscere in questo costrutto diverse componenti:

– percettiva (come la persona visualizza la taglia e la forma del proprio corpo);

– attitudinale (quello che la persona pensa e conosce del proprio corpo);

– affettiva (i sentimenti che la persona nutre verso il proprio corpo);

– comportamentale (riguardante ad esempio, l’alimentazione e l’attività fisica).

L’immagine corporea riguarda pertanto la persona nella sua globalità, portando effetti anche complessi ma essa, come si origina?

Nei neonati la percezione del proprio corpo è rappresentata principalmente dalla propriocezione cioè il sentire il proprio corpo attraverso la contrazione dei muscoli, o dalla sensibilità viscerale oppure dal senso di equilibrio.

Il neonato crescendo continua, per qualche anno, a non fare distinzione fra sé ed il mondo che lo circonda; questo è un passaggio lento e graduale che porterà il bambino alla scoperta del proprio corpo, in cui le varie parti si integrano in un’unica unità.

È verso i tre anni che il bambino riconosce la propria immagine riflessa allo specchio e ci vorranno altri due anni prima che riconosca le altre persone come esseri con un corpo simile al suo.

Nell’adolescenza arrivano i veri cambiamenti, il corpo si trasforma e con lui anche la propria immagine corporea, in continua “lotta” tra quello che è il proprio corpo e il corpo ritenuto ideale.

La creazione dell’immagine corporea può infatti risentire non soltanto di fattori interni (psicologici ed emotivi) ma anche di fattori sociali. L’ambiente in cui stiamo crescendo, l’interazione con i nostri coetanei e anche con i nostri genitori possono condizionare il nostro sviluppo.

Si è maggiormente sensibili al giudizio altrui, e si va creando in questo periodo un’ideale del proprio corpo che risente dell’influenza dei mass media ma anche dei confronti con il proprio gruppo di pari.

Nel 1935 Schilder affermò che:

un’immagine corporea è sempre in qualche misura la somma delle immagini corporee della società.

Fattori sociali, psicologici ed emotivi influiscono sulla creazione della propria immagine corporea, sia essa positiva o negativa. Nel secondo caso si assiste ad un’insoddisfazione nei confronti della propria forma fisica, causando anche alti livelli di sofferenza che possono interferire con la vita dell’individuo.

Si può arrivare a seri casi di disturbo dell’immagine corporea, tra cui troviamo il Disturbo di Dismorfismo Corporeo ed anche i Disturbi del Comportamento Alimentare.

Un’immagine corporea “negativa” non per forza porterà ad un disturbo con la D maiuscola ma di certo, porterà ad un’insoddisfazione generale del proprio corpo, di come questo si muove quando balla, di come appare con quel dato abito, di come appare quando è in mezzo alla gente. Ogni situazione può diventare una fonte di ansia e frustrazione.

Una nuova prospettiva ci viene però in aiuto….

Fino a poco tempo fa si sentiva tanto parlare di Body Positive, un modo per riuscire a sentirsi bene con il proprio corpo, qualsiasi fossero le sue forme. Questo approccio però risulta essere di forte impatto e chiede ad ognuno un grande sforzo: passare da odiare il proprio corpo (o parti di esso) ad amarlo incondizionatamente.

Ciò può risultare molto difficile a chi ha passato una vita a nascondersi o nascondere parti del proprio corpo; il passo da compiere, diventa ancora più grande se di mezzo ci sono le stigmatizzazioni sociali!

Possiamo cantarcela quanto vogliamo ma il fatto è che a livello sociale, l’ideale di bellezza è la magrezza! Pertanto, noi donne “dall’ossatura grossa” (come mi piace definirmi) 🙂 che possiamo fare?

Possiamo abbandonare la Body Positive e passare alla Body Neutrality. Un approccio molto più Mindfulness; si, perchè la Body Neutrality insegna che non si può essere sempre positivi ed amare ogni cm del nostro corpo (siamo onesti, in tutti noi c’è qualcosa che mai ci piacerà) ma ciò non deve diventare la nostra croce, il nostro unico pensiero quotidiano.

La Body Neutrality riassumendo in parole chiave ci insegna a ripetere questo come un Mantra: “so di avere dei difetti, alcuni correggibili ed altri no ma io sono io e vado avanti pensando a ciò che davvero conta”.

Un modo di pensare che non è nè positivo nè negativo, non è nè amorevole nè dispregiativo ma si pone a metà strada; ritengo che sia molto Mindfulness come approccio in quanto ci riporta al qui ed ora, all’accettazione del presente, lasciando da parte i giudizi e i pregiudizi.

Potrai anche non avere il corpo che hai sempre desiderato ma perché passare la vita a punirlo quando potresti invece rispettarlo e ringraziarlo per dove ti ha permesso di arrivare oggi?

Come diceva la protagonista del film citato all’inizio: “Non sono così ingenua, so benissimo che non vincerò. Nemmeno lo voglio, del resto. Quello che voglio è salire su quel palco e dimostrare al mondo che ho tutti i diritti per farlo”.

Questo penso sia un esempio lampante di un atteggiamento da Body Neutrality, imparando a vedere il corpo come il nostro migliore amico (nemmeno lui sarà perfetto ma non per questo gli vogliamo meno bene).

Body Neutrality non significa non amare il tuo corpo ma insegna ad amarlo, senza renderci schiavi e ossessionati dalla forma fisica.

 

Bibliogragia e sitografia:

https://www.independent.co.uk/life-style/body-neutrality-definition-movement-positivity-image-difference-explained-a8494646.html

https://www.bustle.com/p/what-is-body-neutrality-the-growing-movement-teaches-that-you-dont-have-to-love-your-body-all-of-the-time-16439881

https://www.istitutomiller.it/psicoterapia-adulti/psicoterapia-disturbi-immagine-corporea

L’inganno dello specchio. Immagine corporea e disturbi del comportamento alimentare in adolescenza L. Dalla Ragione, S. Mencarelli – 2016

Essere adolescenti nella società dell’immagine. Appartarsi, apparire, appartenersi

  1. Stramaglia – Education Sciences & Society, 2010

Voglio una vita a forma di me Julie Murphy,

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Ilaria Giardini
Sono la Dott.ssa Ilaria Giardini, nata a Cattolica e cresciuta a Pesaro; laureata in Psicologia presso l’Università degli studi di Urbino. Sono psicologa, abilitata all’esercizio della professione e iscritta all’Ordine degli Psicologi delle Marche (n° 2675). Durante la specializzazione in Psicologia Clinica mi sono sempre più interessata all’approfondimento della Psicogeriatria, campo in cui lavoro tutt’ora, facendo parte dell’equipe del Centro Diurno Margherita di Fano (specializzato nelle demenze in particolar modo di tipo Alzheimer) e in cui mi sto ulteriormente perfezionando; ho ottenuto da poco la certificazione come Operatore Validation e ho partecipato al Premio Gentlecare Sicurhouse, “Studi sull’applicazione del metodo Gentlecare in ambito geriatrico. L’attualità del modello”, vincendo nel dicembre 2016 il primo premio con un elaborato dal titolo “Giorno dopo giorno dobbiamo vivere; se possibile bene”. Fa da cornice un mio sempre maggiore interesse verso l’area del benessere psicologico, al fine di promuovere e gestire le risorse personali di ogni individuo. Contatti: giardini.ilaria@libero.it

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