Quanto l’isolamento può aver inciso sul livello di salute dei figli adolescenti? È possibile intervenire per fornire loro un adeguato sostegno?

Per rispondere a queste domande, innanzitutto occorre comprendere il mondo dell’adolescente e capire quali siano i suoi vissuti e le sue peculiari modalità di manifestazione del disagio, che sono molto diverse rispetto a quelle adulte.

Gli adolescenti, durante il primo lockdown, hanno sperimentato un periodo particolarmente difficile, connotato da emozioni e vissuti negativi disorganizzanti. Prevalgono tra di essi la sensazione di solitudine ed isolamento, accompagnata da stress, ansia, preoccupazione per la salute dei familiari e tristezza.

Per loro, la prima fase di quarantena è stato un grande sacrificio, poiché hanno rinunciato ad elementi essenziali per la loro crescita, fra cui primariamente le relazioni sociali dirette e fisiche con i coetanei. Questo aspetto ha un impatto diverso rispetto a come lo può vivere un individuo adulto.

Nonostante ci siano strumenti e tecnologia per mantenere i contatti col gruppo di pari, infatti, l’adolescente necessita, più di noi adulti, di un confronto e contatto fisico con l’altro in quanto luoghi primari di apprendimento.

L’isolamento forzato può quindi averlo fatto sentire particolarmente alienato e demoralizzato, perché viene a mancare un elemento a lui preziosissimo. Questo, da aggiungersi alla considerazione che l’adolescente non gode dei sistemi di difesa e della solidità mentale dell’adulto per proteggersi dal dolore.

Come può manifestare, al genitore, questo malessere psichico?

Segnali indiretti
L’adolescente spesso non usa un linguaggio diretto e chiaro nell’esprimersi con i genitori e quindi può usare il suo comportamento esplicito per dare dei segnali indiretti. Il più delle volte, alcuni dei comportamenti dell’adolescente risultano essere un “autentico mistero” agli occhi degli adulti, ma se si osserva più da vicino è possibile notare in queste “stranezze” anche dei segnali di disagio.

Aggressività e labilità
Un campanello di allarme rispetto alla presenza di un disagio può essere un insolito aumento di suscettibilità ed irascibilità. Gli adolescenti possono diventare intrattabili, rifiutandosi di essere collaborativi ed osteggiando ogni indicazione del genitore.

Possono aumentare i litigi e le scenate, rendendo la convivenza un luogo di costante allarme: la tensione può costruire un clima emotivo difficile da rompere. Facilmente i genitori si sentono oggetti di odio dai propri figli, ma in realtà la famiglia è uno dei luoghi privilegiati in cui l’adolescente mostra il suo disagio senza filtri.

Non bisogna leggere le sue reazioni come un attacco personale, ma come un possibile indicatore di malessere, a cui dovremmo prestare attenzione.

Regressione
Altre reazioni che possono verificarsi, del tutto contrarie a quelle sopracitate, sono invece gli atteggiamenti infantili e regressivi. L’adolescente può avanzare delle richieste insolite di accudimento e vicinanza, chiedendoci aiuto e comportandosi “come se fosse tornato bambino”.

Potrebbero presentarsi improvvisi momenti di pianto inconsolabile ed apparentemente immotivato, oppure si può assistere ad una continua oscillazione di umore tra alti e bassi, con continue richieste di attenzione e consolazione, anche dal punto di vista fisico.

Il corpo
Un’altra importante manifestazione di disagio avviene attraverso il corpo, che si fa veicolo di messaggi importanti. Può esserci un’elevata tendenza alla somatizzazione, che può verificarsi nelle difficoltà a dormire o a riposare adeguatamente. Possono insorgere variazioni drastiche di appetito (dal digiuno prolungato alle abbuffate), nell’incapacità a concentrarsi, nella presenza di frequenti mal di testa o dolori corporei, in disturbi gastrointestinali.

Questo potrebbe causare continue oscillazioni di peso, la presenza di insolita fatica nello svolgere compiti quotidiani. Un ulteriore elemento a cui si può prestare attenzione è il livello di cura del proprio corpo e di trascuratezza, che in situazioni di stress elevato potrebbe arrivare a livelli di malcuria. Osserviamo attentamente, quindi, il modo con cui gli adolescenti si prendono cura di sé e del loro modo di vestire.

La scuola
Un calo scolastico improvviso è un altro segnale che può dirci qualcosa rispetto alla presenza di un disagio, sia più generalizzato o sia interno alla stessa classe, ovvero nelle relazioni con i compagni o i professori.

Il calo scolastico può essere dovuto ad una compromissione nella capacità di concentrazione (tipica degli stati ansiosi o del tono dell’umore basso), ma anche ad una perdita di motivazione, che anch’essa può essere connessa a vissuti negativi che andrebbero esplorati.

Le reazioni allo stress sono le più disparate, ma è importante prenderne consapevolezza per non ignorarle.

Attenzione: non necessariamente la presenza di questi segnali è un indicatore di patologia, poiché queste manifestazioni possono essere normali segnali del fatto che per loro c’è uno stress in corso e che stanno cercando di affrontarlo. Quando essi però diventano prolungati e compromettono lo svolgimento della vita quotidiana, interferendo nelle sfere sociali e familiari, allora occorre rivolgersi ad un professionista.

Come si può venire loro in aiuto?

Risulta cruciale farli sentire accolti e riconosciuti in queste difficoltà, anche grazie alla verbalizzazione del genitore. Se l’adolescente si sente sminuito nei propri sentimenti, può richiudersi in sé stesso e non richiedere più aiuto, ma nascondere i suoi problemi.

Mai minimizzare ciò che prova, ma piuttosto dargli un senso ed “arginare” la portata emotiva, senza però negarla. Se da un lato non bisogna minimizzare, occorre anche non problematizzare qualsiasi vissuto negativo come necessariamente patologico: è normale che l’adolescente sperimenti emozioni forti e che fatichi a tenerle sotto controllo.

È importante riuscire a “mettersi nei suoi panni”, comprendere il suo punto di vista: per farlo occorre saper indossare le lenti con cui egli guarda il mondo. L’adolescente ha bisogno di sentire che il genitore sia una base emotiva sicura a cui possa sempre appoggiarsi, un modello di comportamento che mostri quanto sia possibile “gestire” queste emozioni irrompenti.

Può essere fondamentale tradurre in parole il disagio che l’adolescente non riesce ad esprimere, dandogli un nome e rendendolo concreto, esplorando le emozioni negative in un luogo sicuro. Far accedere loro ad un linguaggio emotivo (che è ancora inesprimibile) può infatti aumentare la consapevolezza delle proprie emozioni e, soprattutto, aprire una via di comunicazione.

Il genitore che sa “accogliere” è infatti colui da cui il figlio non dovrà nascondersi, nemmeno nei momenti peggiori e di maggior vergogna.

Se l’adolescente è chiuso in sé stesso, non bisogna rinunciare a priori, ma dargli anche in questo caso un modello di comportamento. Se lui fatica a comunicare, iniziamo a farlo noi, parlandogli delle nostre emozioni (anche quelle negative) e trasmettendo il messaggio che sia possibile affrontare il dolore insieme.

Questo non significa assolutamente travolgere l’adolescente delle nostre angosce adulte, ma semmai fargli sentire che si può navigare in sicurezza anche nelle acque più agitate, se ci si munisce di una valida scialuppa. Si può mostrare di essere attenti e sensibili ai suoi segnali, ma non per questo invadenti (l’adolescente non tollera l’invasione ed è molto importante che la nostra vicinanza emotiva non venga percepita come una minaccia al suo preziosissimo spazio personale).

Il dialogo è quindi uno strumento importante per il benessere dell’adolescente, che se si sente accolto, riconosciuto e contenuto, potrà usare il genitore come modello e base sicura per affrontare il mondo, anche chiedendo aiuto.

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Cristina Paschina
Sono Psicologa Clinica, laureata presso l’Università Cattolica di Milano in Psicologia Clinica: salute e relazioni familiari. Avendo un particolare interesse nei confronti delle tecniche di rilassamento e della psicofisiologia, ho conseguito un Master in Training Autogeno e tecniche di visualizzazione. Presso il Consultorio Familiare dell'Ospedale Niguarda svolgo percorsi di consultazione, valutazione diagnostica e supporto psicologico. Attualmente mi occupo di consultazione e interventi psicologici rivolti ad Adulti e Adolescenti. La mia passione per la divulgazione scientifica e la ricerca mi ha portato ad una collaborazione con il Centro Milanese di Psicanalisi in uno studio longitudinale. Contatti: c.paschina.psicologa@gmail.com

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