In questo momento peculiare di crisi, la famiglia è più che mai chiamata a doversi riorganizzare completamente.

Durante queste settimane di assenza dal lavoro e di chiusura delle scuole, si sperimenta un grande senso di smarrimento familiare, in parte anche connesso al fatto che le proprie certezze e la propria quotidianità sono messe letteralmente sottosopra.

Un elemento che genera disorientamento, specialmente nei più piccoli, è indubbiamente la mancanza di ritmi scanditi, ovvero la perdita della routine. I membri della famiglia si ritrovano improvvisamente tutti insieme sotto lo stesso tetto; molti adulti sono anche impossibilitati a svolgere le loro attività lavorative e, per questo, il tempo diurno è destrutturato e confusionario, cioè privo delle usuali cadenze che stabiliscono lo svolgimento della giornata.

In questo frangente, quindi, si può osservare l’importante sfida che molte famiglie stanno attualmente affrontando: i genitori si trovano a dover gestire un’enorme quantità di vissuti emotivi a prevalenza negativa, tutti insieme, che riguardano anche differenti piani della vita.

1) Primariamente, si vive una condizione di ansia e preoccupazione per lo stato di salute di sé stessi o dei propri cari. Questo è un vissuto che si connette con lo stravolgimento del proprio senso di sicurezza personale, che è uno dei bisogni più importanti e basilari che garantisce l’integrità psico-fisica dell’individuo.

Nel momento in cui manca il senso di sicurezza, alla base della nostra mente, si cade facilmente in stati di angoscia e agitazione, quasi come se tutto ci crollasse improvvisamente addosso: ci sentiamo sopraffatti, spesso incapaci di distogliere il pensiero dalle preoccupazioni.

2) In aggiunta a questa condizione, vi è anche l’eccezionalità e la portata che questo momento storico ha per noi, che sconvolge il nostro presente, ma temiamo possa avere anche importanti ripercussioni nel nostro futuro. Soprattutto i genitori, che hanno su di sé la responsabilità della gestione familiare dal punto di vista economico, si trovano a gestire l’improvvisa paura di non poter più provvedere economicamente al proprio sostentamento oppure a dover compiere rinunce, anche in termini di importanti progettazioni, che fino a poco prima erano considerate impensabili.

Vi è, quindi, un’elevata quota di preoccupazione rispetto alle conseguenze future di questo momento, per la maggior parte imprevedibili. Questa condizione di dubbio ed incertezza, va ulteriormente a destabilizzare il nostro senso di sicurezza interno.

3) Come se non bastasse, lo stravolgimento dei ritmi familiari impone la necessità di una nuova riorganizzazione e ri-definizione dei confini e dei ruoli reciproci, un lavoro nient’affatto semplice. La gestione dei figli diventa letteralmente incessante e, in questa situazione, il tempo per sé stessi e per “gli adulti” può essere difficilmente trovato e scandito. Questa condizione può generare fatica, che si somma alle precedenti preoccupazioni.

Cosa potrebbe succedere, in questa situazione, all’interno dell’organizzazione familiare?

I genitori, che a causa degli incalzanti ritmi lavorativi sono costretti a dover affidare tanti aspetti relativi alla crescita dei propri figli alle istituzioni, ora si trovano a ricoprire un ruolo nuovamente primario, senza più alcun tipo di supporto. Improvvisamente, devono passare una grandissima quantità di tempo con i loro figli, non più scandita dai ritmi della quotidianità usuale a cui si è abituati.

Molti genitori lavoratori che in precedenza erano abituati a passare del tempo “libero” con i propri figli solo nel weekend, ora si ritrovano a vedere esteso questo tempo libero, che ha una qualità differente, a tutti i giorni della settimana, specialmente per chi ha la gestione di figli piccoli, che non sono ancora autosufficienti.

Passare una maggiore quantità di tempo insieme ai propri figli, insieme alla peculiarità del momento che stiamo vivendo, potrebbe far insorgere una serie di cambiamenti all’interno delle relazioni familiari.

I figli potrebbero sembrare diversi

In questa situazione nuova, i figli potrebbero mostrare degli aspetti di loro stessi che, in precedenza, non avevano mai mostrato prima: ma questo aspetto può dipendere dal fatto che una grande quota del loro tempo giornaliero era svolta altrove, in presenza di altre figure educative.

Nel ciclo della giornata media dei bambini in età d’asilo o scolare, infatti, almeno la metà del loro tempo diurno viene passato negli istituti educativi. Possiamo quindi riscoprire alcuni lati caratteriali inaspettati e dei comportamenti nuovi, che potrebbero far insorgere la preoccupazione che il proprio figlio non sia esattamente lo stesso di un mese fa.

Va però considerato che, accanto a questi cambiamenti comportamentali, nei bambini possono ora insorgere delle nuove necessità e bisogni causati proprio dal fatto che loro, per primi, si trovano a dover affrontare un cambiamento familiare che non riescono a comprendere appieno.

Non bisogna spaventarsi se, durante questo periodo, i figli dovessero sembrare dei veri e propri “sconosciuti”, loro stessi cercano di trovare una forma di adattamento alla situazione, anche per tentativi ed errori.

L’insorgenza di comportamenti “strani” o problematici

A differenza dell’adulto che possiede le competenze mentali per far fronte ad una situazione stressante, il bambino non ha gli stessi strumenti per difendersi dallo stress: può esternalizzare (ossia mostrare in modo esplicito) più facilmente il proprio disorientamento e preoccupazione, apparendo “diverso”, sia nei comportamenti e sia nell’umore.

Ci sono tante modalità attraverso cui i bambini possono manifestare la propria preoccupazione. Una di queste è la regressione, ossia la messa in atto di comportamenti che normalmente sono tipici in una fascia inferiore d’età.

Per esempio, il bambino potrebbe cominciare a bagnare il letto di notte, a richiedere una quota insolita di attenzioni, a pretendere dei momenti di vicinanza e delle “coccole” che da molto tempo non chiedeva più, ad essere più timoroso e spaventarsi facilmente per tutto. Potrebbero facilmente insorgere un’insolita quantità di capricci che si consideravano superati fino a poco tempo fa.

Il bambino, “regredendo” e tornando a comportarsi come se fosse più piccolo d’età, infatti ottiene una maggior quota di attenzioni da parte dei genitori, che con il loro comportamento più attento e più vicino, riescono a fornirgli quella forma di “contenimento delle sue angosce” di cui può necessitare.

Altre modalità infantili di risposta allo stress, potrebbero essere una maggiore irritabilità e suscettibilità, la facilità al pianto, l’insorgenza di comportamenti di rifiuto verso l’ascolto dell’adulto e delle regole. Qualora dovessimo accorgerci di questi comportamenti, non dobbiamo iper-allarmarci, poiché sono alcune modalità con cui il bambino riesce a fare fronte allo stress, che variano a seconda dell’individuo e del suo grado di sviluppo.

Un’altro cambiamento che può emergere, specialmente nei bambini più piccoli, è la somatizzazione, ossia l’espressione del disagio tramite il canale corporeo. Dal momento che i bambini non hanno ancora le competenze espressive degli adulti e non sono in grado di “tradurre in parola” i loro sentimenti e timori, essi si esprimono attraverso la modalità che conoscono meglio, ossia la corporeità.

Il corpo, quindi, si fa veicolo per esprimere e manifestare lo stress a cui sono soggetti.

Questo può tradursi nell’emergere di una serie di “sintomi psicosomatici”, tra cui: frequenti mal di testa o mal di pancia; difficoltà nell’addormentamento o nel mantenere il sonno; difficoltà nella ritenzione delle feci e disturbi intestinali; perdita di appetito, nausea o vomito; eczemi ed alterazioni della cute.

Anche in questo caso, è normale accorgersi di un insolito aumento di queste manifestazioni, che non vanno considerate automaticamente come patologiche: va ricordato che i bambini, attraverso questo canale, hanno la possibilità di dare “una forma” concreta ai propri stati emotivi, come se fosse una primaria valvola di scarico della tensione.

L’aumento di litigi

I genitori, innanzitutto, a causa dell’accumularsi di stress e preoccupazioni, potrebbero sentirsi emotivamente o fisicamente esauriti: il tentativo di tenere a bada la preoccupazione per la salute, unita alle difficoltà pratiche della gestione familiare, possono facilmente portare alla sensazione di non reggere il carico o di essere sopraffatti.

Nei rapporti interpersonali, quindi, si può essere più facilmente irritabili, suscettibili perché alcuni comportamenti assunti dai familiari potrebbero risultare più intolleranti rispetto prima, anche semplicemente per l’aumento della loro frequenza.

Può esserci un certo livello di insofferenza reciproca nel clima familiare, che unito alla maggior quantità di tempo passato assieme, genera un’inevitabile aumento delle occasioni di scontro.

Questo potrebbe far nascere con una maggior frequenza delle liti, sia tra genitore e figlio e sia tra gli stessi coniugi: l’insorgere di liti ed incomprensioni, possono essere una risposta naturale alla maggior quantità di stress nell’ambiente familiare. Nello scontro, inoltre, facilmente possono riversarsi tutte le angosce che si sperimentano in questo periodo.

Accorgersi che i figli, quando sono tra fratelli, litigano molto più di prima, per esempio, è anch’essa una possibilità che non deve generare eccessive preoccupazioni: tra fratelli è possibile utilizzare lo spazio reciproco per scaricare una quota di stress e preoccupazioni che non si è ancora in grado di comunicare appieno.

Il rapporto coi figli sembra peggiorare

In questa condizione potrebbe essere normale accorgersi di essere  particolarmente appesantiti dai figli o, banalmente, di “non poterne più di loro” e di volersi ritagliare dello spazio per sé stessi: questo non rende automaticamente il genitore meritevole di biasimo.

Tutt’altro: è fondamentale non colpevolizzarsi per i sentimenti negativi che dovessero insorgere nella vita domestica, anche se dovessero emergere proprio nella relazione con i figli, che da bambini tanto desiderati ed amati, improvvisamente potrebbero risultare “insopportabili”.

Sperimentare quest’insieme di cambiamenti, all’interno dei sistema familiare, può essere qualcosa che destabilizza e preoccupa. Tuttavia, considerando la peculiarità e le difficoltà che si stanno affrontando in questo momento, è importante saperle riconoscere come delle normali e possibili reazioni allo stress.

Nel sistema famiglia, infatti, che è costituito da relazioni che sono intrecciate, basta anche il più piccolo cambiamento per generare un insieme di trasformazioni a catena.

Nel prossimo articolo vedremo alcuni comportamenti che è possibile adottare per far fronte a questa condizione.

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Cristina Paschina
Sono Psicologa Clinica, laureata presso l’Università Cattolica di Milano in Psicologia Clinica: salute e relazioni familiari. Avendo un particolare interesse nei confronti delle tecniche di rilassamento e della psicofisiologia, ho conseguito un Master in Training Autogeno e tecniche di visualizzazione. Presso il Consultorio Familiare dell'Ospedale Niguarda svolgo percorsi di consultazione, valutazione diagnostica e supporto psicologico. Attualmente mi occupo di consultazione e interventi psicologici rivolti ad Adulti e Adolescenti. La mia passione per la divulgazione scientifica e la ricerca mi ha portato ad una collaborazione con il Centro Milanese di Psicanalisi in uno studio longitudinale. Contatti: c.paschina.psicologa@gmail.com

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