La morte di George Floyd, lo scorso 25 maggio, a Minneapolis, fu la goccia che fece traboccare un vaso pieno di diritti non esercitati e stereotipi non smentiti che ruotano intorno al mondo della criminalità e del razzismo.

Nei giorni successivi, al grido del Black Lives Matter, le proteste per rivendicare i diritti delle comunità afroamericane si estesero a macchia d’olio in molte città del nuovo continente fino ad arrivare anche in Europa, assumendo pian piano i connotati di una vera e propria lotta iconoclasta verso i monumenti di generali, politici o militari che si macchiarono di crimini contro le minoranze etniche: da Cristoforo Colombo in Minnesota fino a Winston Churchill in Inghilterra, le statue di questi personaggi sono state imbrattate o abbattute da una folla tanto euforica quanto arrabbiata.

In Italia un caso emblematico della protesta è stato l’imbrattamento del monumento al giornalista Indro Montanelli, situato a Milano nei giardini pubblici che portano il suo nome.

Lo scrittore è stato uno dei personaggi più amati e odiati dello scorso secolo, una figura di spicco nel panorama culturale italiano, anche portatore di molti scheletri nell’armadio.

Tra questi, ce ne fu uno che fece particolare scandalo e che egli stesso ammise, con molta leggerezza, durante la trasmissione L’ora della verità nel 1969: la compravendita di Fatima-Destà, una bambina eritrea, infibulata, di 12 anni.

Montanelli affermò più volte che la piccola era un “animalino docile”, comprata regolarmente dal padre e quindi in totale legalità, sposata per motivi legati ai bisogni della sua giovane età (23 anni), quando era in missione durante la guerra in Eritrea.

Il “matrimonio” si è potuto svolgere grazie ad una pratica chiamata “madamato”, la quale consentiva a un ufficiale italiano di sposare temporaneamente una donna nativa delle terre colonizzate. Tale pratica venne successivamente condannata dallo Stato Fascista, per il fatto che il matrimonio tra italiani e nativi delle colonie diede vita a numerosi figli meticci che “sporcavano la razza”.

Montanelli considerò successivamente quel gesto come una sciocchezza giovanile ma del quale non si pentì mai ufficialmente. L’attivista Elvira Banotti, presente nella trasmissione di Gianni Biasiach, lo accusò di stupro nei confronti della bambina, ma lui si difese affermando che quello fu un matrimonio regolare, che non perpetrò mai violenza nei suoi confronti, che al tempo, in quanto giovane, ebbe bisogno di praticare sesso, che in Africa le donne sono già mature a quell’età e che sposandola le fece anche il piacere di sottrarla da una condizione di miseria.

Insomma, difese quello che fu ed è a tutti gli effetti un grave atto contro i diritti dei minori e contro i diritti umani, con la pretestuosa scusa di non aver “fatto del male a nessuno”, pur essendo originario di un paese in cui, specialmente durante il Fascismo, i rapporti sessuali con i minori vennero severamente puniti.

La vicenda presentata risale ormai alla prima metà del secolo scorso: ma cosa è cambiato da allora?

Le negoziazioni matrimoniali sono ancora ampliamente diffuse in molti paesi del mondo, specialmente in Africa, per creare alleanze tra gruppi familiari. Il pagamento della sposa sancisce il trasferimento del potere riproduttivo dalla famiglia di origine a quella acquisita, tant’è che, qualora si volesse scindere il legame matrimoniale, la famiglia della sposa deve risarcire quella dello sposo in modo che possa riavere i diritti sul potere riproduttivo della donna.

Sotto queste condizioni, la donna è vista non solo come mera merce di scambio ma anche come oggetto sessuale alla mercé dell’acquirente migliore, senza il permesso di poter aver né una propria sessualità né una buona salute sessuale.

Le ragazze che affrontano queste situazioni di vita, sperimentano forti vissuti di ansia e paura: il matrimonio e, successivamente, la nascita di un figlio, introduce responsabilità, decisioni e impegni che una persona appena entrata nell’età puberale potrebbe non essere in grado di sopportare.

La compravendita di spose comporta anche un ulteriore problema che riguarda le mutilazioni genitali femminili e, nello specifico, la pratica dell’infibulazione che consiste nell’asportazione della clitoride, delle piccole labbra e di parte delle grandi labbra, cui segue la cucitura parziale della vulva.

Queste operazioni vengono eseguite, generalmente, su bambine che hanno in media dai tre ai tredici anni di età. Lo scopo delle mutilazioni genitali femminili è generalmente di tipo economico e sociale: una donna infibulata è una persona che non può avere rapporti sessuali vaginali e che non può sperimentare l’orgasmo a causa dell’asportazione della clitoride, un binomio che la identifica come casta e pura, cosa che alza anche il suo valore “commerciale”.

Una volta celebrato il matrimonio tocca allo sposo “defibulare” (cioè scucire la vulva), poiché da quel momento in poi il diritto alla procreazione è esclusivamente suo. Nel caso in cui lo sposo dovesse venire a mancare o chieda il divorzio, la donna viene “reinfibulata” per ripristinare il suo stadio iniziale di purezza ed essere così pronta per venire comprata da un nuovo acquirente.

La compravendita di spose e le mutilazioni genitali sono una sorta di legante che, oltre a schiacciare ogni diritto sul proprio corpo e sulla propria sessualità, tiene insieme un complesso sistema economico e sociale.

Il prezzo da pagare per tutto ciò sono la sofferenza delle ragazze che vivono la paura dell’attesa di essere mutilate, l’angoscia di famiglie che sono costrette a tagliar via una parte del corpo delle proprie figlie e l’indifferenza del mondo maschile che ha fatto di queste usanze un modo per accentrare il potere nelle proprie mani.

L’infibulazione comporta una serie di danni biologici, psicologici e sociali: una donna infibulata può essere soggetta a infezioni vaginali e durante il parto le cicatrici dell’operazione possono causare dolore.

A livello psicologico la persona è impossibilitata a vivere una serena sessualità e ciò è dovuto all’impossibilità di avere rapporti sessuali completi nei quali è molto difficile non solo sperimentare, ma anche comprendere, il piacere dell’orgasmo.

Essendo la salute sessuale una componente fondamentale del benessere, quando si è impossibilitati ad esprimerla la persona può vivere forte distress e disagio poiché l’attività sessuale non è accompagna da reazioni fisiche ed emotive come l’eccitazione, il piacere e il rilassamento, che sono correlate positivamente con la salute generale.

A livello sociale, le mutilazioni genitali femminili possono contribuire a generare una visione del sesso come atto impuro oltreché la credenza che la donna sia portatrice del peccato originale. Concependo quest’ultimo come fisico e tangibile, ciò autorizza la messa in pratica di interventi chirurgici volti a eliminare l’accesso al desiderio e al piacere personale.

Se pensiamo che tali eventi siano tanto distanti dal nostro vissuto ci stiamo sbagliando di grosso: le donne infibulate o sposate con uomini prescelti in Italia si aggirano intorno alle ottantamila.

La maggior parte di queste sono emigrate da quei paesi in cui è praticato questo tipo di mutilazione e si tratta di un numero che è probabilmente destinato a crescere dati i forti flussi migratori e la dirompente globalizzazione a livello mondiale.

Oltre al mero dato statistico, la cosa che più ci dovrebbe fare riflettere è che è ancora molto diffusa la concezione stereotipata ed errata che un essere umano possa acquisire o meno un valore etico in base al modo in cui vive o può potenzialmente vivere la propria sessualità: in Africa o in Asia una donna infibulata è simbolo di purezza poiché impedisce l’accesso alla sessualità e allo stesso modo, in Europa, una ragazza con una gonna troppo corta o una scollatura troppo ampia viene spesso etichettata per quella che in realtà non è.

Questi sono pensieri che portano anche a giustificare lo stupro o a farci credere che le usanze di altri popoli non arrechino nessuno danno psicologico alle persone che le vivono.   

È giusto agire, in quanto esseri umani e in quanto promotori della salute, contro le mutilazioni genitali femminili tramite campagne di informazione sugli effetti dannosi che queste, assieme alla compravendita di spose, hanno sulle persone, sensibilizzando la popolazione su un aspetto della vita che non è poi troppo distante dalla nostra quotidianità.

In questo modo penso si possa accrescere la propria sensibilità verso le altre culture, per i diritti delle persone e per il loro benessere globale, così che azioni tanto prive di umanità non possano essere nemmeno giustificate.

Bibliografia:

  • Ahmed, S., Khan, S., Alia, M., & Noushad, S. (2013). PSYCHOLOGICAL IMPACT EVALUATION OF EARLY MARRIAGES.
  • Pasquinelli, C. (2001). Identità di genere e prezzo della sposa. Antropologia delle mutilizioni dei genitali femminili. La ricerca folklorica, 5-21.
  • Jannini, E. A., Fisher, W. A., Bitzer, J., & McMahon, C. G. (2009). Controversies in sexual medicine: Is sex just fun? How sexual activity improves health. The journal of sexual medicine6(10), 2640-2648.
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Matteo Agostini
Sono nato e cresciuto a Terni, Città di San Valentino e dell’acciaio, rispettivamente simbolo di amore e forza: le due virtù che guidano ogni passo della mia vita. Durante gli anni del Liceo Classico sono diventato segretario del Leo Club Terni, carica che ricopro tutt’ora. Mi sono laureato in triennale all’Università de L’Aquila, dove ho cominciato anche il mio percorso come artista marziale dilettantistico. Nel 2017 mi sono trasferito a Milano e mi sono laureato alla Magistrale di Psicologia Clinica presso la Sigmund Freud University. Durante il biennio ho avuto modo di studiare per qualche mese a Vienna e di svolgere un tirocinio presso l’Ospedale San Raffaele di Milano. Nel 2019 mi sono stabilizzato a Roma, dove svolgo il tirocinio professionalizzante all’Istituto di Sessuologia Clinica e dove mi sono specializzato come tutor per bambini con ADHD e DSA presso il CCNP San Paolo. Il motto che guida la mia vita è “per aspera ad astra”. Contatti: matteo94agostini@gmail.com

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