L’ipersessualità o dipendenza sessuale è un disturbo non classificato nel DSM 5 ma conosciuto bene dai clinici che operano nel settore della sessualità. Esso è descritto come una condizione in cui la necessità di avere rapporti sessuali, o comunque i pensieri relativi a tale attività, influenzano in modo disadattivo l’individuo negli ambiti lavorati, sociali e relazionali.

Il Binge Eating Disorder (BED) è un disturbo alimentare introdotto nel DSM 5 dal 2013 e consistente in ricorrenti episodi di abbuffate da parte delle persone che ne sono affette, senza però ricorrere a strategie compensatorie come accade, ad esempio, nei soggetti bulimici.

Queste due patologie si distinguono principalmente per il fatto che, pur essendo simili ad una forma di dipendenza, nella prima, la persona è dipendente da un’attività (il sesso); nella seconda, invece, l’addiction riguarda il cibo che prende il posto di una sostanza psicotropa.

Entrambe le patologie condividono caratteristiche comuni, tra queste vi è l’incapacità di controllare gli impulsi, la bassa autostima, il mancato contatto con le proprie emozioni e la bassa valutazione del rischio che le loro azioni comportano sulla salute.

Questi sintomi portano i soggetti affetti ad un distanziamento sociale e a una disfunzione globale, conseguente la mancata elaborazione dei propri desideri e confusione circa i bisogni che vanno soddisfatti.

Vale la pena, a questo punto, soffermarsi sulla differenza tra bisogno e desiderio. Il primo, indica la spinta a colmare una mancanza che prende la forma della necessità fisiologica dell’organismo, e che si soddisfa con il consumo dell’oggetto che cerca. Si tratta della dimensione più animalesca, naturale della mancanza che chiama in causa le necessità del corpo biologico.

A tal proposito Maslow ideò, nel 1954, la “Piramide del bisogni”, alla cui base pose proprio i bisogni fisiologici che comprendono, tra gli altri, anche l’alimentazione e il sesso.

 Anche il desiderio prende la forma di una spinta verso ciò che viene percepito come mancante, assente. Lo si evince bene dall’etimologia della parola: desiderio infatti deriva dal latino de-sidus “assenza di stelle” ad indicare  la percezione della mancanza di qualcosa che può appagarci.

D’altronde il desiderio indica qualcosa di più complesso del bisogno, qualcosa di prettamente umano e che oltrepassa le necessità del corpo biologico. Il desiderio infatti fa passare il bisogno attraverso un imbuto semantico-relazionale, che devia il bisogno stesso dall’oggetto di cui si soddisfa.

Per cui anche i bisogni fisiologici dell’alimentazione e del sesso, per l’uomo, non si soddisfano solo nella sazietà e nell’orgasmo, ma hanno significati altri metaforici e relazionali che accompagnano, modulano e determinano una soddisfazione altra del corpo.

Un’importante caratteristica per capire meglio la distinzione tra bisogno e desiderio è che mentre il bisogno si soddisfa dell’oggetto specifico che consuma (ad esempio l’acqua bevuta, o il cibo mangiato) il desiderio  può cambiare l’oggetto a cui mira, e dunque l’energia psichica investita per soddisfarlo può migrare da un ambito ad un altro. In termini freudiani possiamo dire che il desiderio, a differenza del bisogno, può essere sublimato.

Freud asserì che questo processo avviene a livello prevalentemente inconscio laddove un desiderio viene ritenuto inammissibile o inaccettabile dal soggetto che lo esperisce. Ad esempio, la sublimazione puo` prendere luogo per trasformare gli impulsi sessuali aggressivi in altri socialmente accettabili o non sessuali, come dipingere o fare musica.

Per fare un esempio, non potremmo mai sublimare il nostro bisogno di acqua quando abbiamo sete suonando Chopin, ma abbiamo la possibilità di comporre musica al posto di agire su  un desiderio  ardente verso una persona con cui riteniamo profondamente sbagliato, o inaccettabile, avere un rapporto

A lungo si potrebbe discutere se il sesso e l’alimentazione abbiano più le caratteristiche di un bisogno o di un desiderio, perché i confini tra bisogno e desiderio nell’umano si confondono, o meglio: i due sistemi nell’uomo sono sempre presenti all’unisono, impedendone dunque una loro chiara differenziazione.

In ogni caso, nell’ipersessualità e nel BED (specialmente se in comorbilità) sia il sistema del bisogno che quello del desiderio cortocircuitano fino ad arrivare alla mancata elaborazione dei propri bisogni e l’attuazione di comportamenti disfunzionali per soddisfare i propri desideri.

Nella ricerca compulsiva del piacere tramite il pasto o l’orgasmo, il soggetto finisce per non trovare mai la soddisfazione che cerca. Al contrario, in questo modo, la ricerca di piacere si trasforma in moto autolesivo e nella più profonda fonte di malessere e dispiacere.

Chi è affetto da ipersessualità e da BED non solo vanifica la possibilità di contenere le proprie urgenze vitali ma va anche incontro ad un mancato appuntamento con il desiderio.

L’individuo entra in un circolo vizioso in cui il circuito della ricompensa viene sfasato dai continui fallimenti determinati dalla spasmodica ricerca di soddisfazione, soddisfazione che desidera raggiungere sia nei rapporti sessuali che nell’alimentazione.

Ne consegue che rimane solo con i sensi di colpa e con la bassa autostima. In questo modo diventa un essere che non sa né quali desideri rincorrere né quali bisogni soddisfare.

L’esperienza clinica e recenti studi hanno dimostrato che c’è un’alta comorbilità tra l’ipersessualità e il BED, in questo caso la situazione di un paziente si complica drasticamente e le scelte del clinico su cosa e come agire si fanno molto più complicate.

Infatti, l’obesità conseguente ad un disturbo dell’alimentazione incontrollata in una persona con un indice di massa corporeo drasticamente superiore alla media (si consideri che un BMI superiore a 30 indica obesità e i soggetti affetti da BED possono raggiungere e superare anche le 100 unità) limita fortemente la capacità di intraprendere rapporti sessuali, sia individuali che con un partner, a causa della scarsa mobilità corporea, dell’alterazione di alcuni ormoni fondamentali come il testosterone, dell’insorgere di affaticamento e scompenso respiratorio anche in attività che potrebbero risultare banali.

In questo modo, il problema con il cibo non permette alla compulsione sessuale (ovvero alla ripetizione compulsiva di atti sessuali) di avere luogo, inasprendo i pensieri ossessivi riguardo al sesso stesso, e accentuando dunque il disagio psicologico vissuto dal paziente in relazione alla triade cibo corpo e sessualità.

In un quadro clinico così complesso, ciò che deve stare più a cuore ad ogni specialista è, in primis, la sopravvivenza del proprio paziente al fine di garantirne il diritto alla vita e al benessere. Dovendo decidere se agire primariamente sull’ipersessualità o il BED, nei casi in cui l’obesità sia un rischio per la vita, si va ad intervenire su quella tramite diete specifiche e poi si opera sulle disfunzioni a livello psicologico, analizzando l’individuo per capirne i deficit nei suoi processi cognitivi ed intrapsichici.

Diventa di fondamentale importanza una terapia “a tutto tondo” che ha come obiettivi quelli di far perdere peso, prendere contatto con le proprie emozioni, adattarsi all’immagine corporea in trasformazione, ristabilire i rapporti sociali e ritrovare il senso del piacere e della sessualità.

Pazienti di questo tipo possono essere un caso emblematico di come gli specialisti della salute debbano cooperare insieme sia nella diagnosi che nel trattamento del disturbo per garantire la massima competenza e professionalità, poiché curare il sintomo non basta per assicurare la salute globale dell’individuo.

Questo approccio bio-psico-sociale fa anche intendere che c’è un ingente bisogno di formazione da parte degli operatori sanitari sulle dinamiche di carattere psicologico, per poter interloquire con un cliente, comprendere la sua reale richiesta di aiuto attraverso un’adeguata analisi della domanda e saperlo reindirizzare, se necessario, ad uno specialista appropriato. 

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Matteo Agostini
Sono nato e cresciuto a Terni, Città di San Valentino e dell’acciaio, rispettivamente simbolo di amore e forza: le due virtù che guidano ogni passo della mia vita. Durante gli anni del Liceo Classico sono diventato segretario del Leo Club Terni, carica che ricopro tutt’ora. Mi sono laureato in triennale all’Università de L’Aquila, dove ho cominciato anche il mio percorso come artista marziale dilettantistico. Nel 2017 mi sono trasferito a Milano e mi sono laureato alla Magistrale di Psicologia Clinica presso la Sigmund Freud University. Durante il biennio ho avuto modo di studiare per qualche mese a Vienna e di svolgere un tirocinio presso l’Ospedale San Raffaele di Milano. Nel 2019 mi sono stabilizzato a Roma, dove svolgo il tirocinio professionalizzante all’Istituto di Sessuologia Clinica e dove mi sono specializzato come tutor per bambini con ADHD e DSA presso il CCNP San Paolo. Il motto che guida la mia vita è “per aspera ad astra”. Contatti: matteo94agostini@gmail.com

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