“Elisa è sempre stata molto brava a scuola. Per lei la scuola è molto importante. Ha sempre avuto grandi progetti per il futuro, per realizzare il suo sogno di diventare medico. Da sempre, l’anno scolastico ha coinciso con la dedizione allo studio, mentre l’estate è sempre stato uno spazio in cui poter sperimentare nuove esperienze legate all’amicizia, allo sport, alla sperimentazione di altri aspetti di Sé.

Da qualche tempo, però, questo equilibrio appare più fragile. Ora Elisa ha 16 anni e, anche dopo il ritorno a scuola, gli investimenti estivi proseguono. Inizia a dedicarsi a passioni e interessi che esulano dalle materie scolastiche. Improvvisamente, arrivano le crisi e il blocco. Interrompe tutte le attività intraprese e si allontana dagli amici. Prova a studiare, a concentrarsi, ma non ci riesce. Le manca l’energia per alzarsi, resta a letto, dorme e piange, continuamente, senza capire perché.”

Questo è solo uno dei numerosi casi clinici riportati da M. Lancini, psicologo e psicoterapeuta presidente della Fondazione Minotauro di Milano, e dai suoi colleghi (L. Cirillo, T. Scodeggio e T. Zanella) nel suo nuovo testo, “L’adolescente”, edito Raffaello Cortina Editore.

Attraverso la presentazione dei diversi casi, illustrano l’adolescenza e le sue crisi, analizzandone le ragioni affettive profonde che causano tali stati.

In quale compito evolutivo Elisa si sente bloccata?

Qual è il significato affettivo, simbolico, relazionale che la sua tristezza e il suo blocco stanno esprimendo?

Quali sono le soluzioni che sta cercando di organizzare per affrontare il problema?

L’adolescenza è una fase delicata del ciclo di vita, che richiede specifici approcci, sia diagnostici che terapeutici, che siano utili ed efficaci a sostenere e guidare il paziente nella sua crescita, per aiutarlo a riprendere il percorso verso il futuro.

Lancini e colleghi presentano un modello di consultazione e presa in carico dell’adolescente che coniuga teoria psicoanalitica e teoria evolutiva, che prevede anche il coinvolgimento dei genitori.

Infatti, ispirandosi alle teorie di Franco Fornari, viene formulata la “teoria dei codici affettivi” (Maggiolini, 1988), un modello teorico che “sottolinea la tendenza umana a significare in nome del principio della sopravvivenza della specie”.

Tale modello è caratterizzato da quattro compiti evolutivi propri dell’adolescenza:

1. Separazione-individuazione: riguarda il bisogno d’indipendenza tipico dell’età adolescenziale, in cui sono sperimentati vissuti di perdita. Il processo di separazione dal genitore ed il percorso verso l’autonomia sono caratterizzati da ambiguità, oscillazioni e da forte risposte emotive, difficili da governare.

2. Mentalizzazione del Sé corporeo: riguarda i cambiamenti innescati dalla pubertà, che richiedono la costruzione di una nuova immagine di Sé

3. Nascita sociale: coinvolge soprattutto le relazioni con i coetanei e con la scuola, in cui si possono sperimentare esperienze importanti di gratificazione o mortificazione sociale

4. Definizione-formazione di valori: l’adolescente è infatti impegnato nella costruzione e nel perfezionamento di un proprio senso etico, di principi e ideali personali, assumendo nuovi amici e adulti (insegnanti, allenatori) come modelli di riferimento.

Nel realizzare questi compiti evolutivi, in adolescenza si attivano “nuovi processi di simbolizzazione e capacità riflessive che possono sostenerlo nell’elaborazione del lutto  per la separazione dagli oggetti primari e dal Sé onnipotente infantile”, per integrare nuove immagini del proprio corpo e individuare valori di riferimento per la propria nascita sociale.

In questa prospettiva, “la crisi adolescenziale rappresenta un ritardo, un blocco nella realizzazione dei compiti evolutivi, piuttosto che un segnale di psicopatologia, in una fase in cui il percorso identitario non si è ancora consolidato”.

Sono diverse le manifestazioni sintomatologiche attraverso cui l’adolescente può manifestare il suo disagio. Tra le più comuni possiamo trovare l’aggressività, l’ansia e la depressione, che sono manifestazioni governate prevalentemente da difficoltà evolutive incontrate nel processo di separazione-individuazione.

Oggi, tra gli adolescenti sono poi particolarmente diffuse le problematiche che riguardano il proprio corpo che sta cambiando e le grandi difficoltà nel mentalizzarlo, che si possono esprimere in disturbi del comportamento alimentare, gesti autolesivi, fino ad arrivare al suicidio, ma anche attraverso forme più moderate, come per esempio il “sexting”.

Altri disturbi tipici nell’adolescenza odierna, che segnalano gravi crisi sono poi l’insuccesso scolastico, le difficoltà a costruire relazioni sociali, l’antisocialità, il consumo di sostanze, la dipendenza da internet e il ritiro sociale (oggi noto anche con il termine giapponese “hikikomori”).

Secondo la psicoterapia evolutiva, “il sintomo svolge una duplice funzione”.

Infatti, “da un lato segnala il disagio, comunica il dolore, la profonda sofferenza individuale”, dall’altro “il sintomo rappresenta la personalissima modalità di autosomministrarsi una prima forma di cura, un’automedicazione urgente, messa in atto per mitigare un dolore mentale insopportabile, che rischia di portare alla follia”.

Secondo questa teoria, l’agito in adolescenza rappresenta “la manifestazione di un conflitto evolutivo che non si riesce a comunicare e che per questo diventa comportamento”.

In questa prospettiva, il cambiamento è concepito più come evoluzione che come cura.

L’ intervento ha l’obiettivo di sostenere un riadattamento efficiente nel rapporto tra compiti e contesto di crescita, per favorire l’uscita dalla situazione di stallo e la ripresa evolutiva. Per fare ciò è necessario promuovere un cambiamento, non solo nel giovane paziente, ma anche nel suo contesto di crescita, coinvolgendo anche i genitori ed eventualmente anche altre figure significative.

Infatti, “la riorganizzazione delle relazioni con i genitori costituisce uno degli avvenimenti più importanti dell’adolescenza”.

Così, si attiva un nuovo compito evolutivo, che richiede un notevole investimento, sia da parte dell’adolescente stesso, sia da parte dei genitori, idealizzati nell’infanzia, ma che mostrano ora limiti, difetti e fragilità. Tutto ciò attiva un intenso travaglio affettivo ed emotivo.

In questo contesto, la “rivolta è indice della pressione necessaria alla rottura dei legami, più che di ostilità”. Perdite erotture sembrano essere necessarie per consentire l’emergere di un individuo maggiormente soggettivato.

In conclusione, “L’adolescente” è un libro che consiglio non solo a tutti coloro che hanno modo di rapportarsi ogni giorno con l’adolescente e con le sue crisi (sia esso terapeuta, insegnante, o genitore), ma in generale a chiunque abbia voglia di approfondire le complesse dinamiche mentali che attanagliano la mente dei ragazzi, perché tutti, ognuno a modo suo e con i propri conflitti, abbiamo attraversato questa delicata fase della vita.

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