A partire dall’inizio della pandemia i ricercatori si sono interrogati circa gli effetti del COVID-19 sulla salute fisica e psicologica delle persone. Le pubblicazioni sono sempre più prolifere e ci consentono quindi di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo sul virus.

Tuttavia, se i risultati sono unanimi nell’evidenziare un forte stress e aumento di sintomatologie ansiose e depressive, legate all’incertezza, al distanziamento, alla paura del contagio, al malessere dei propri cari e alla perdita del lavoro (per citarne alcuni), rimangono molte le aree di poca chiarezza e le indefinitezze.

Penso quindi sia molto importante diffondere dati volti a ridurre quantomeno l’incertezza legata all’ambiguità delle informazioni che quotidianamente riceviamo.

Vorrei oggi quindi fare il punto della situazione mettendo il focus su una delle mille sfaccettature dell’impatto del COVID-19, ovvero su ciò che sappiamo in merito agli effetti del COVID-19 sulla maternità e sulle nascite, toccando alcuni punti nevralgici, legati alla trasmissione del virus da madre a bambino, al calo delle nascite premature e all’aumento della depressione post partum.

Trasmissione virus da mamma a bambino

Per quanto riguarda la trasmissione del virus da mamma a bambino, lo studio di un gruppo di ricerca parigino (Vivanti et al., 2020) ha riscontrato un unico caso di trasmissione del virus da mamma a bambino durante la gravidanza.

Si è trattato dell’unica infezione documentata. Il bambino ha avuto alcuni sintomi ma nell’arco di tre settimane si è del tutto stabilizzato e attualmente gode di buona salute.

Per quanto riguarda l’Italia, un gruppo di ricercatori ha svolto uno studio su 31 madri contagiate dal virus, e ha riscontrato, nel caso di una delle madri, tracce del virus nella placenta, nel cordone ombelicale, nella vagina e nel latte materno, ma nessun bambino è risultato positivo al SARS-CoV-2 (Fenizia et al., 2020).

Analogamente, uno studio svolto negli Stati-Uniti ha messo in luce che è molto raro che i feti siano infettati dal virus, poiché la placenta produce una scarsissima quantità del recettore utilizzato dal virus per penetrare nelle cellule umane (Pique-Regi et al., 2020).

Se la madre è positiva, quindi, la trasmissione “verticale” dalla mamma al bebè si aggira intorno al 2% delle gravidanze. Si tratta quindi di un rischio basso.

L’allattamento e il COVID-19

Rispetto all’allattamento materno, la comunità scientifica, alla luce dei benefici ad esso relati, ne incoraggia la prosecuzione (sempre che la mamma lo desideri!), anche in caso di positività al virus.

A questo riguardo, sono molti i dati sull’allattamento e COVID-19, e non è stato evidenziato nessun caso di trasmissione dell’infezione attraverso l’allattamento al seno.

Il rischio di contagio del bebè sembra essere più legato alla prossimità con la mamma contagiata dal virus e a eventuali starnuti o colpi di tosse, e quindi l’allattamento al seno, sebbene con qualche accortezza in più (mascherina e lavaggio frequente delle mani), è comunque caldeggiato.

La vicinanza fisica tra mamma, papà e bambino è di estrema importanza per lo sviluppo del bambino, tanto da portare la comunità scientifica a privilegiare la vicinanza tra la madre e il nuovo-nato rispetto al rischio di un potenziale contagio. Poter amare, coccolare, annusare e allattare il proprio bambino rimane il fattore protettivo più importante di tutti per lo sviluppo del bambino, anche in presenza di infezione di COVID-19 nella madre.

Minor numero di nascite premature

Un aspetto positivo e inaspettato riguarda la rilevazione di un calo delle nascite di bambini prematuri nel corso dell’isolamento legato all’epidemia da COVID-19.

Un gruppo di lavoro irlandese, a cui fa capo il Professor Roy Philip, neonatologo, ha svolto uno studio comparativo (Philip et al., 2020) in cui è stato messo a confronto il numero di nascite premature in Irlanda tra il 2001 e il 2019 con quelle del 2020: se negli anni precedenti la percentuale di prematuri di peso inferiore a 1,5 kg era di circa l’8‰ delle nascite, nel 2020 si è rilevata una prevalenza del 2‰.

Ancora più sorprendentemente, i bambini nati con un peso inferiore a un chilogrammo rappresentavano, fino al 2019, il 3‰ delle nascite e nel 2020 (al momento della rilevazione dello studio in oggetto) non si sono registrate nascite di questo tipo.

Risultati analoghi e indipendenti sono stati riscontrati da alcune ricerche svolte in Danimarca, in Canada, in Australia e negli Stati-Uniti.

Le ipotesi dei ricercatori poggiano su alcuni aspetti insperati dell’isolamento. Le future mamme non hanno potuto prendere i trasporti in comune, avevano meno carichi pesanti da portare e meno stress legato al lavoro.

Inoltre, il fatto stesso di uscire di meno sembra aver ridotto il rischio di contrarre infezioni, legate o meno al COVID-19. Infine, l’isolamento ha diminuito l’inquinamento atmosferico, fattore di rischio per la prematurità.

Maggior rischio di depressione post partum

Purtroppo le evidenze sono meno positive per ciò che concerne il benessere psicologico delle madri.

Se generalmente si rileva una prevalenza della depressione post partum di circa il 10% (oltretutto spesso sottostimata), in molti paesi si è riscontrato un aumento dello stress psicologico nelle donne incinta a partire dall’inizio della pandemia da COVID-19 e una maggiore incidenza di sintomatologia depressiva da post partum (Spinola, Liotti et al., 2020).

Lo stress legato all’epidemia, l’isolamento relato al distanziamento sono elementi di rischio per l’insorgere di questo tipo di depressione. La paura di essere contagiate, la paura di infettare il proprio bambino, l’angoscia di partorire all’ospedale in prossimità di persone potenzialmente infette, l’assenza di gruppi di preparazione alla nascita, condizioni di parto anomale spesso segnate dall’assenza del padre del bambino, l’impossibilità di presentare il bambino alla famiglia e le restrizioni rispetto alle visite al bambino da parte della famiglia e del contesto più ampio sono tutti elementi di rischio che allertano i professionisti della salute, fisica e mentale, e li sollecitano a proteggere e informare al meglio i genitori del nascituro. 

La depressione post partum risponde bene ai trattamenti psicologici e farmacologici, ma è importante che venga presa in carico quanto prima sia per il benessere della madre, sia per un sano e sereno sviluppo del bambino. Inoltre, a volte si dimentica che anche i papà possono sviluppare una depressione post partum e che conseguentemente anche loro meritano cure e attenzioni particolari.

Complessivamente, penso che questi dati dovrebbero farci soffermare sull’importanza di non lasciare sole popolazioni in condizioni di vulnerabilità, di cui la maternità così come la genitorialità costituiscono solo una delle tante sfaccettature.

Se da un lato i dati sul virus e sulle sue conseguenze da un punto di vista fisico sono ancora scarsi e contraddittori, vi è una emergente evidenza circa gli effetti secondari del COVID-19 legati alle misure preventive adottate, soprattutto se accompagnate da scarsa informazione.

Essi sono di portata molto ampia, potenzialmente a lungo termine e meritano quindi una ponderata e minuziosa riflessione e di essere sistematicamente integrati nei piani di intervento politico, sociale, sanitario e personale.

Bibliografia

Fenizia, C., Biasin, M., Cetin, I., Vergani, P., Mileto, D., Spinillo, A., … & Cammarata, S. (2020). IN− UTERO MOTHER− TO− CHILD SARS− CoV− 2 TRANSMISSION: viral detection and fetal immune response. medRxiv.

Philip, R. K., Purtill, H., Reidy, E., Daly, M., Imcha, M., McGrath, D., … & Dunne, C. P. (2020). Reduction in preterm births during the COVID-19 lockdown in Ireland: a natural experiment allowing analysis of data from the prior two decades. medRxiv.

Pique-Regi, R., Romero, R., Tarca, A. L., Luca, F., Xu, Y., Alazizi, A., … & Gomez-Lopez, N. (2020). Does the human placenta express the canonical cell entry mediators for SARS-CoV-2?. Elife, 9, e58716.

Vivanti, A., Vauloup-Fellous, C., Prevot, S., Zupan, V., Suffee, C., Do Cao, J., … & De Luca, D. (2020). Transplacental transmission of SARS-CoV-2 infection.

Salvatore, C. M., Han, J. Y., Acker, K. P., Tiwari, P., Jin, J., Brandler, M., … & DeLaMora, P. (2020). Neonatal management and outcomes during the COVID-19 pandemic: an observation cohort study. The Lancet Child & Adolescent Health.

Spinola, Liotti, Speranza & Tambelli (under review), Effects of COVID-19 epidemic lockdown on postpartum depressive symptoms in a sample of Italian mothers, Frontiers in Psychiatry.

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Olivia Spinola
Sono una psicologa abilitata a Roma, specializzata sull’infanzia e sul supporto alla genitorialità. Ho svolto i miei studi universitari nel Regno Unito, all’Università di Reading, e poi a Milano, all’Università degli studi Bicocca. Tra la laurea triennale e la magistrale sono stata sei mesi a fare una ricerca in India, per indagare le dinamiche di contagio emotivo tramite la voce, e poi a lavorare in un centro diurno per ragazzi a rischio di devianza, a Firenze. Parallelamente al corso in Bicocca, ho seguito un Master online per imparare a utilizzare un approccio Trauma-Informato alla comprensione, valutazione e trattamento del bambino traumatizzato: il Neurosequential Model of Therapeutics, di Bruce Perry. Lavoro nel campo della tutela dei minori e del supporto alla genitorialità (in particolare nella fascia 0-3 anni del bambino). Sono affascinata dalla teoria psicoanalitica, che trovo essere una romantica metafora del funzionamento psichico, e allo stesso tempo dalla ricerca, che ritengo essere fondamentale per svolgere un lavoro costantemente aggiornato. Contatti: olivia.spinola@gmail.com

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